AAA responsabilità cercasi - CARITAS TARVISINA

AAA responsabilità cercasi

“Non c’è Cristo, né Jahweh, né Allah, né Shiva, né altro Dio che tenga testa all’idolo denaro che sembra appagare le tre tentazioni dell’avere, del potere, del dominare”

La vita di una comunità si snoda su diversi livelli: sociale, economico, etico, religioso, politico. Tutte queste visioni dovrebbero concorrere al bene comune. Una comunità, una società che si dice civile è chiamata a tutelare la dignità di ciascuno, a garantire i diritti fondamentali ad ogni persona, ad annullare il divario delle ingiustizie e delle iniquità. Una società per dirsi civile deve adoperarsi a custodire e promuovere il bene comune, che viene prima del bene individuale e non può essere vissuto in contrapposizione. È questo uno dei nuclei fondamentali e delle sviste più grandi che stiamo vivendo. La contrapposizione tra bene comune e bene individuale sta aumentando le ingiustizie e sfaldando la coesione sociale. Si è perso di vista che se il bene comune è garantito, ciascun individuo ne beneficia anche singolarmente.

Purtroppo l’individualismo e una certa lassità nella partecipazione attiva ai processi democratici del paese, ci hanno portato lentamente ma inesorabilmente ad una deriva preoccupante. Questo sta capitando a livello mondiale e dentro la cultura del pensiero debole e di una società liquida, non si è più in grado di convergere verso un’evidenza etica che come faro ci orienti verso il porto sicuro della custodia della vita. Da molti anni i segnali sono evidenti sia per l’uomo che per madre terra. Povertà, guerre, ingiustizie, diseguaglianze, catastrofi naturali, cambiamenti climatici, sono le conseguenze drammatiche di un’umanità che ha deviato verso l’idolatria. Non c’è Cristo, né Jahweh, né Allah, né Shiva, né altro Dio che tenga testa all’idolo denaro che sembra appagare le tre tentazioni dell’avere, del potere, del dominare. Siamo ancora accecati da questa idolatria e non riusciamo a prendere consapevolezza che questa deriva sta portando, nel cuore, dell’umanità solo sofferenza e morte. È necessario reagire, riprendere la vita.

Da una parte è necessario che ciascuno si assuma la propria responsabilità. Per troppo tempo abbiamo delegato ad altri, abbiamo orientato lo sguardo solo sul nostro piccolo orticello, pensando che il nostro ombelico fosse il centro dell’universo. Abbiamo pensato solo al nostro benessere e dei nostri amici. La nostra indifferenza ha alimentato, forse in maniera inconsapevole da parte di molti, l’ingiustizia e la logica dello scarto. Dall’altra parte c’è una responsabilità di chi ha ricevuto come compito proprio quello di “lavorare” per la tutela dei diritti e per la promozione del bene comune: l’uomo politico, l’amministratore, è chiamato alla giustizia, non alla neutralità. Il politico deve promuovere pensiero ed azioni che siano capaci di garantire l’accesso ai diritti da parte di ciascuno e vigilare perché ognuno adempia ai propri doveri per il bene di tutta la comunità.

Ed è proprio qui che si sta sfaldando tutto. Persino certi principi che sembravano incrollabili si stanno sciogliendo come i ghiacciai “perenni”. Se questi ultimi si sciolgono a causa dei cambiamenti climatici, cosa sta mettendo profondamenti in crisi la democrazia ed ogni evidenza etica? Come più volte ha ricordato papa Francesco, ciò che sta all’origine di questo smarrimento è il cuore “corrotto”, il cuore che non è più capace di andare oltre, di una visione capace di altezza (speranza), di ampiezza (fraternità) e di profondità (giustizia). Se il cuore è “corrotto” non è più in grado di vedere il bene che può venire anche da altre parti, non è più in grado di vivere il rispetto dell’altro, soprattutto dell’avversario. Non è più in grado di valorizzare le differenze e le diversità e per affermare il proprio potere, sottolinea ed intensifica le distanze. È la logica dei muri che si contrappone ai ponti, è l’interesse di pochi che prevale su molti. Stiamo vivendo un tempo contrassegnato dalla pandemia, da crisi economica, dai cambiamenti climatici, da disumane ingiustizie e drammatiche guerre. Sono segni inequivocabili che ci invitano ad un cambio di passo, alla creatività della solidarietà e della fraternità. Invece, ancora una volta, tutto diventa propaganda per avere il potere.

La politica è la nobile arte del possibile, è ricerca di quella strada che permette a tutti di vivere bene. In questi mesi di fatica e in questi giorni di campagna elettorale, sono rimasto profondamente addolorato da una semplice constatazione: com’è possibile che qualunque proposta di un avversario politico sia sempre sbagliata e foriera solo di cose negative? In natura e anche nelle relazioni umane un po’ di bene c’è in ciascuno, come mai in politica questo non avviene? Riconoscere il bene che l’altro ha fatto non è mai una sconfitta, ma è sempre uno stimolo per fare meglio, per costruire insieme un mondo nuovo.  Siamo ormai prossimi a delle scadenze elettorali: troviamo il coraggio di cambiare rotta, assumiamoci le nostre responsabilità e chiediamo ai politici di fare altrettanto, lavorando in continuità anche se con idee diverse. Non dimentichiamoci mai, come dice il poeta William Ernst Henley nel poema Invictus, che ognuno è il padrone del proprio destino, il capitano della propria anima: in relazione al bene comune e al sogno di una nuova umanità, non dimentichiamocelo mai!!!


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