I richiedenti asilo sono coloro che, fuori dal proprio Paese d’origine, presentano, in un altro Stato, domanda per il riconoscimento della protezione internazionale e quindi il riconoscimento dello status di rifugiato.

Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 all’art.1, rifugiato è colui che, nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato»

Le persone che giungono ora nel nostro territorio sono spesso molto giovani di età, per la maggior parte uomini, e molti di loro non hanno alcun sentore delle difficoltà che dovranno incontrare per aver riconosciuta una protezione. Sono ragazzi che hanno lasciato il loro Paese da mesi, alcuni da anni. Partono attraversando il deserto, la guerra, il mare o percorrendo migliaia di chilometri a piedi, con il miraggio di poter vivere dignitosamente e rincorrere i propri sogni.

Le rotte di provenienza sono due: la rotta mediterranea con l’arrivo via mare dai porti del Nord Africa, per la maggior parte provenienti dalla Libia e la rotta Balcanica, risalendo Paesi come Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia e Ungheria con interminabili viaggi a piedi o nei camion dove spesso rimangono intrappolati a morte.

2-02Molti migranti che Caritas Tarvisina accoglie, hanno gravi segni di percosse e violenza nel corpo. Alcuni hanno bisogno di un supporto terapeutico per affrontare il loro passato che qui riemerge con forza. Caritas ha fatto la scelta di accogliere ragazzi maggiorenni, non essendo accreditata per l’accoglienza di migranti minorenni nè di famiglie o donne. I ragazzi ospitati nei nostri centri sono quindi migranti forzati ai quali è impedito un regolare ingresso in Europa attraverso i decreti 1-02flussi e al loro interno vi sono i profughi, ossia coloro che scappano da conflitti o da regimi dittatoriali, i migranti economici che scappano da situazioni di estrema miseria e i migranti ambientali che scappano da aree che stanno diventando invivibili a causa di cambiamenti climatici o disastri ambientali.

Come dimostra il grafico, nel 2015, Caritas ha accolto 791 migranti di cui l’84% uomini,l’8% donne , il 3% di minori e il 5% di MSNA (minori stranieri non accompagnati) [Slide N 28]. Di questi 791, l’80% ha proseguito il proprio percorso migratorio verso altre destinazioni come Germania, Svezia e Gran Bretagna e solo il 20% è rimasto nei centri accoglienza aperti nel territorio della Diocesi. Le nazionalità più rappresentate nei centri accoglienza di Caritas sono Nigeria, Mali e Gambia

3-02

LA PROCEDURA

I migranti, giunti nel nostro territorio via mare o via terra, vengono in tempi molto brevi identificati attraverso foto segnalamento e rilascio delle impronte digitali, i cui dati sono inseriti nel sistema centralizzato Eurodac per verificare che abbiano diritto di procedere con la richiesta di protezione internazionale e non siano stati già identificati in precedenza. Segue la formalizzazione della richiesta di protezione internazionale mediante la compilazione di un modulo, C3, da depositare in Questura. Al migrante viene concesso un permesso di soggiorno temporaneo, rinnovato d’ufficio fino al giorno del colloquio in Commissione Territoriale competente per analizzare la domanda di asilo. Le tempistiche sono dai 6 ai 14 mesi. A seguito del colloquio al migrante può essere riconosciuto lo status di rifugiato, oppure pur rigettando la domanda, concessa una protezione sussidiaria o umanitaria. Nel caso di diniego, al migrante spetta l’accesso alla giustizia ordinaria, potendo espletare i 3 gradi di giudizio, o nel caso non volesse ricorrere, un decreto di espulsione con efficacia a 30 giorni dalla notifica e l’impossibilità di ripresentare la medesima domanda negli altri stati della comunità Schengen .

4-02

In tema di accoglienza migranti Caritas ha scelto, a nome della Chiesa di Treviso, di porre un segno, seppur piccolo e fragile. La certezza che l’I care di don Lorenzo Milani continua a segnare il cammino della fraternità e del riconoscimento della diversità come ricchezza. Accogliere i migranti, oggi, non è solo una questione legata all’accoglienza, ma alla prospettiva con la quale ciascuno si immagina il domani. Se oggi siamo in grado di seminare in modo buono, domani raccoglieremo frutti buoni, altrimenti il veleno della rivendicazione e della vendetta continuerà ad inquinare i nostri e a negarci il dono della pace. L’accoglienza di chi anela alla vita e scappa dalla sofferenza e dalla morte è un segno che ci ricorda che un mondo migliore è possibile e che dipende dalle scelte di ognuno.

Caritas crede in una accoglienza diffusa dove ciascuna persona, chi arriva ma anche chi è da sempre nel territorio, possa sperimentare la bellezza di sentire che siamo tutti cittadini dell’unica terra, fratelli in un’unica famiglia umana. Accogliere è un segno di speranza, di carità, ma prima di tutto di civiltà.

L’attenzione di Caritas verso il povero nel mondo vuole significare la capacità di aprirsi al mondo, di sentirsi parte di un mosaico di popoli, ognuno con le sue caratteristiche e con il proprio patrimonio culturale e spirituale. Ha come finalità quella di promuovere una visione della persona come parte di un tutto, della famiglia umana e di un cosmo; favorire scelte che aiutino a rompere gli steccati dell’individualismo, dell’autosufficienza e del localismo esasperati dal singolo o dal gruppo per avviarsi verso una fratellanza autenticamente vissuta.

Sono tre essenzialmente gli aspetti dell’accoglienza a cui Caritas da valore: il primo aspetto è che al centro dell’accoglienza Caritas c’è esclusivamente la persona, indipendentemente dalla provenienza, dalla condizione in cui arriva o da i motivi che lo costringono a partire; Il secondo aspetto è l’ascolto della persona per ricevere e dare speranza. Ascoltare vuol dire innanzitutto prendersi carico, accogliere, orientare e accompagnare per aiutare o agevolare il percorso di vita che ogni ragazzo ha e vuole perseguire; Il terzo aspetto è la partecipazione della comunità nell’ottica di una comunione fraterna con il prossimo e con chi, in un dato momento storico, ha bisogno di un nostro sostegno. Quello che cerchiamo di fare e di attivare il territorio in modo che riesca a cogliere la risorsa che l’accoglienza può rappresentare e al tempo stesso dare dignità e voce ai migranti che nel silenzio arrivano e che troppe volte si vogliono non vedere, con un’importante funzione di advocacy.

L’accoglienza

La risposta di Caritas Tarvisina all’arrivo dei migranti è stata su vari livelli: da una prima assistenza una volta giunti nel territorio, all’apertura di case di accoglienza in Convenzione con al Prefettura, fino ad arrivare a progetti di integrazione in famiglie e parrocchie, in collaborazione con Caritas Italiana.

Caritas ha individuato tre livelli di accoglienza, per poter promuovere il progetto di vita di ogni ospite e accompagnarlo in un processo di integrazione sul territorio: la prima accoglienza, che dura tra i 6 e gli 8 mesi, dedicata allo screening sanitario, alla procedura di identificazione e formalizzazione della richiesta di protezione internazionale, all’apprendimento base della lingua italiana ed ad un primo inserimento; la seconda accoglienza, che dura per altri 6 – 8 mesi, dedicata all’orientamento e accompagnamento nella strutturazione di un proprio progetto di vita, favorendo l’autonomia e l’indipendenza, oltre a proseguire nell’accompagnamento burocratico e scolastico specializzante; la terza accoglienza in contesti parrocchiali o familiari che si rendono disponibili ad intraprendere un percorso di formazione con Caritas e ad accogliere un migrante che ha già concluso, o sta concludendo, il suo iter burocratico.

Sono 10 le strutture aperte nel territorio e differenziate tra prima e seconda accoglienza, con 15 operatori coinvolti e quasi un centinaio di volontari quotidianamente impegnati.

Progetti

Seconda Accoglienza

Le case destinate alla seconda accoglienza sono strutture più piccole rispetto alla prima accoglienza, con 10 – 15 posti al massimo e che vedono la presenza di un operatore Caritas a tempo pieno, ma dove, al tempo stesso, vengono responsabilizzati i ragazzi per una gestione consapevole e partecipata del centro. Si tratta di canoniche o

Prima accoglienza

Le case di prima accoglienza, aperte sul territorio della diocesi di Treviso sono quattro: Istrana, Onè di Fonte, Viale Verdi e Olmi di San Biagio. In queste strutture sono ospitati ragazzi appena arrivati sul territorio di Treviso, che devono ancora formalizzare la richiesta di protezione internazionale e che quindi richiedono un importante accompagnamento giuridico, burocratico

Rifugiato a casa mia

Il progetto “Rifugiato a Casa Mia” vuole essere opera segno della Chiesa diocesana. E’ promosso da Caritas Italiana, coinvolge 70 Caritas diocesane di tutta Italia, al fine di sperimentare una forma di accoglienza diffusa in famiglie e in parrocchie di migranti che hanno ottenuto un riconoscimento giuridico come rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o permesso

Interventi di Emergenza

La primissima accoglienza è la fase iniziale quando si distribuiscono vestiti e cibo dopo tanti mesi di povertà e sofferenza ai migranti di nessuno. E’ un segno di carità ed un abitare la disperazione di queste persone arrivate ed ignorate. Questa accoglienza ha visto Caritas impegnata con i migranti lasciati sull’autobus in stazione, con i

Ti piacerebbe contribuire attivamente ai nostri progetti?
Puoi aiutarci con tanti piccoli e grandi gesti