Detenuti

Dai dati statistici forniti dal Ministero della Giustizia si può osservare come, attualmente, non ci siano modificazioni significative nel numero di persone in esecuzione penale a livello nazionale che si attestano ad un totale di 91.438 unità, di cui 52.164 soni i detenuti ristretti negli istituti al 31 dicembre 2015, mentre alla stessa data sono ben 39.274 quelli in regime di esecuzione esterna. La novità più rilevante risiede nel cambio di tendenza rispetto alla modalità di espiazione della pena. La situazione di sovraffollamento cronico rendeva lo sconto della pena all’interno del nostro sistema penitenziario non adeguato ai parametri di dignità e giustizia enunciati dell’articolo 3 della Convenzione europea che stabilisce che “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. A seguito di alcune sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha posto l’attenzione sui penitenziari italiani, sono stati varati alcuni provvedimenti legislativi che hanno reso più facile l’accesso alle misure alternative, in particolar modo si evidenzia una crescita dei beneficiari alla detenzione domiciliare.

La situazione attuale delle carceri venete vede presenti nelle carceri 2111 detenuti di cui 1130 sono stranieri (Fonte: Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria).

La Casa Circondariale di Treviso ospita al 29.2.2016 (fonte Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) 205 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 143 detenuti. Gli stranieri presenti sono il 47% una percentuale significativa anche se leggermente sotto la media regionale (che è al 53,5%). Sempre alla luce delle nuove normative si rileva un aumento della presenza in carcere di detenuti italiani con pene mediamente più lunghe da scontare. Questo cambiamento ha un’inevitabile ricaduta sulle proposte progettuali in corso e richiederà una valutazione e un ripensamento condiviso per adeguare alle mutate condizioni le attività di prossimità e promozione umana di Caritas all’interno e all’esterno degli istituti di pena.

L’ambito della detenzione ricopre per Caritas Tarvisina, come espressione dell’intera Chiesa diocesana, un’importanza particolare. Nella storia quarantennale di Caritas a Treviso, l’impegno verso questa particolare realtà è sempre stata presente anche se, nel corso degli anni, intensità e impiego di risorse sono variati. Negli ultimi anni si sono susseguiti differenti progettualità con focus operativi sia interni agli istituti di pena cittadini che esterni (oltre il muro, adozioni a vicinanza, oggi visite, start-up, diamoci dentro, la rivincita) grazie alla collaborazione con l’amministrazione penitenziaria, i cappellani, le cooperative sociali e le differenti realtà del volontariato.

Rimane urgente l’affrontare il tema del lavoro e della formazione al lavoro come vie privilegiate per favorire la rieducazione, il reinserimento e per contrastare il fenomeno della recidiva, pur nella consapevolezza della scarsità di opportunità.

Questo percorso ricco di iniziative, di incontri nelle parrocchie, nelle scuole, di vicinanza a tante storie di sofferenza e di rinascita porta il suo culmine in questo grande evento del “Giubileo della Misericordia” che ha ispirato alla realtà diocesana la scelta impegnativa e coraggiosa di arricchire l’equipe diocesana di Caritas di un nuovo operatore, impegnato a tempo pieno in questo specifico settore.

BOX APPROFONDIMENTO: MESSA ALLA PROVA

L’istituto della messa alla prova è uno strumento alternativo al processo penale introdotto recentemente dal legislatore.

La messa alla prova è una forma di probation giudiziale innovativa nel settore degli adulti, introdotta con la legge 28 aprile 2014 n. 67 e consiste nella sospensione del procedimento penale nella fase decisoria di primo grado, su richiesta di persona imputata per reati di minore allarme sociale.

Con la sospensione del procedimento, l’imputato viene affidato all’ufficio di esecuzione penale esterna per lo svolgimento di un programma di trattamento che prevede come attività obbligatorie, l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità, consistente in una prestazione gratuita in favore della collettività, l’attuazione di condotte riparative, volte all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché il risarcimento del danno dallo stesso cagionato e, ove possibile, l’attività di mediazione con la vittima del reato.

L’esito positivo della prova comporta l’estinzione del reato.