Donne

Sempre più, negli ultimi anni, si registra in Italia un aumento della povertà femminile.

Una povertà che in primo luogo è di tipo materiale, e che colpisce soprattutto le donne che fanno parte di famiglie numerose monoreddito, ma anche le donne sole con o senza figli e le donne anziane. Il motivo principale è legato ad una condizione lavorativa che resta di svantaggio: molte continuano ad essere segregate in lavori meno retribuiti, hanno più contratti precari e ad orario ridotto. Ciò si ripercuote inevitabilmente sui livelli di reddito e sulle prestazioni pensionistiche.

Il tasso di disoccupazione femminile si attesta in Veneto e in particolare nella provincia di Treviso (anno 2013) all’ 8.1% rispetto a quello maschile del 6.7%; analogamente quello di occupazione femminile nel 2013 è di 17,5 punti percentuali inferiore a quella maschile (55.6% contro il 73,1%).

E’ chiaro che in queste situazioni se la donna rimane sola, a causa della morte o dell’abbandono del coniuge o del compagno è evidentemente a rischio di povertà. Il rapporto annuale Istat 2013 rileva che le famiglie monoparentali in Italia sono circa 5 milioni e nell’85% dei casi sono costituite da donne e che le madri separate sono le più in difficoltà: molte perdono la casa coniugale in cui vivevano con i figli perché il partner smette di pagare il mutuo, anticipano con redditi esigui spese straordinarie per i figli che non saranno mai rimborsate, oppure fanno i salti mortali per pagare affitti troppo cari per le loro tasche.

Altre sono costrette a tornare a casa dei propri genitori o di altri parenti, oppure chiedono l’aiuto alle Caritas, ai servizi o ai centri antiviolenza per far fronte ad una situazione di povertà e indigenza causata dall’abbandono economico dell’ex partner.

A servizio di questa frangia di povertà al femminile, le parrocchie e la rete delle Caritas offrono da sempre ascolto e prossimità, cercando di dare risposte di ordine economico, materiale (in viveri, beni di prima necessità, materiale scolastico, farmaci e ticket sanitari), ma anche di tipo spirituale (vicinanza, condivisione dei vissuti, aiuto per accompagnare la crescita dei figli, ripresa di un progetto di vita dopo la rottura del progetto di coppia, riconciliazione con l’altro, con sé e con la propria storia ferita). Nel tempo, grazie ad alcune progettualità specifiche (sulla tratta e la prostituzione, sulla violenza intradomestica, la sofferenza e il disagio psichico, l’accoglienza residenziale femminile prima in Casa S. Angelo, poi negli appartamenti in co-housing e dal settembre 2014 nello spazio di accoglienza notturna in Casa della Carità) il Centro di Ascolto diocesano ha sviluppato competenze e si è attrezzato per rispondere ad una molteplicità di bisogni “al femminile”. La partecipazione di Caritas Tarvisina a diversi tavoli inter-istituzionali, a livello comunale, provinciale e di Regione Triveneto, contribuisce a far sì che si sviluppi una rete più stretta tra le varie Istituzioni deputate all’aiuto alle fasce deboli e alla tutela della donna in particolare, promuovendo strumenti legislativi e prassi operative adatte ad affrontare la povertà e la vulnerabilità femminile.