Senza dimora

La marginalità sociale è una condizione connaturata al sistema economico contemporaneo. La povertà e la disoccupazione nonché l’opportunità ad accedere a determinati beni divengono indicatori di marginalità. Chi resta indietro, chi non è vincente sembra “meritare” la condizione di povero ed è oggetto di una rappresentazione sociale negativa; questo etichettamento determina l’impoverimento delle capacità e delle potenzialità personali, riducendo la stima di sé. La dimensione materiale è solo uno degli aspetti che determinano la fragilità. E’ difficile inquadrare il fenomeno della marginalità e della vulnerabilità secondo termini condivisi e universali. Ciò che è certo è che ogni forma di povertà è legata a una sorta di esclusione, sia questa fisica, economica o sociale e che questo processo facilita la marginalità, proprio perché la persona è vista come mancante di qualcosa, perdendo di vista ciò che la persona è e possiede.

grafico dati italia-01Una domanda costante tra gli operatori impegnati su questo fronte è se sia possibile lavorare diversamente con coloro che vivono condizioni di marginalità, non pensandoli solo come persone da aiutare, ma come “non-cittadini” inseriti in un preciso contesto sociale sul quale loro possono agire e cambiare. Come dar voce e valore alle storie personali, permettendo la rielaborazione, l’attribuzione di nuovi significati alle esperienze di vita e la consapevolezza rispetto alle proprie capacità e potenzialità? Come ridare “potere” alla persona e stimolarla all’azione per il cambiamento? Sicuramente è necessaria la consapevolezza e la capacità di vivere in un processo lento e attento alle relazioni, che chiede di negoziare e rinegoziare linguaggi, di valorizzare i contenuti e i pezzi di vita delle persone intercettate tramite i servizi.

Dai dati del Follow Up dell’Indagine Nazionale sulle condizioni delle Persone Senza Dimora condotta da fio.PSD nel corso del 2014 in collaborazione con Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Istat e Caritas Italiana emerge che chi è povero è sempre più povero: la stessa persona frequenta 5 volte a settimana gli stessi servizi per mangiare e 3 volte a settimana gli stessi dormitori per dormire e vive in strada da oltre 4 anni. Le fratture relazionali (separazioni e divorzi), un lavoro instabile, poco sicuro e mal retribuito e la mancanza di qualsiasi reddito sono tra i principali fattori dell’homelessness in Italia.

In continuità con l’attività di ricerca che ha portato all’elaborazione di questo report, a novembre 2015 sono state sottoscritte da fio.PSD, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e 12 Città Metropolitane in Conferenza Unificata Stato Regioni, le Linee di Indirizzo per il Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta in Italia. Si tratta del primo documento ufficiale di programmazione nel settore della grave marginalità che Governo, Regioni ed Enti locali sono chiamati a seguire per investire fondi pubblici in servizi e strategie abitative innovative in quello che si delinea come il Primo Piano Nazionale di Lotta alla Povertà, che per la prima volta disegna una progettualità specifica nello stanziamento delle risorse.