“Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza”

ASCOLTIAMO IL SILENZIO 2018

Venerdì 5 ottobre alle 20.45, in Casa della Carità, si è tenuta l’edizione 2018 di Ascoltiamo il Silenzio, evento spiegato dalle parole introduttive di don Davide Schiavon, direttore di Caritas Tarvisina: “Ci ritroviamo ancora una volta insieme per pregare per i nostri fratelli che nei loro viaggi della speranza hanno incontrato la morte. Preghiamo per tutti coloro che sono schiacciati dalla sofferenza e soffocati dalla disperazione. Ci mettiamo davanti al Signore deponendo le nostre pungenti parole che alimentano muri di divisone, per restare in ascolto della Parola che fa germogliare comunione e ci rende desiderosi di costruire ponti di giustizia e pace a beneficio di ogni uomo.

Al momento di preghiera hanno partecipato circa 300 persone, confermando l’importanza di questo evento per la nostra diocesi.

La serata si è articolata in 3 momenti rappresentati da tre “silenzi”: quello dell’indifferenza, quello della morte e quello della speranza.

Attraverso il silenzio dell’indifferenza si è voluto sottolineare un atteggiamento dilagante che investe tutti, seppur in diversa misura, segnato da facili giudizi, egoismo e parole di condanna. Il testo di Don Tonino Bello “Non passa lo straniero”, nel quale viene scritta una lettera a Rut, “unica straniera nell’albero della genealogia ebraica di Gesù”,  ha contribuito a dare una preziosa chiave di lettura a questo silenzio.

Attraverso il Silenzio della morte si è voluto vivere un momento particolare per ascoltare nel silenzio, nell’oscurità, nel freddo il bruciante grido disperato di tanti fratelli che tra le gelide acque del mare, l’infuocata sabbia del deserto, i ruvidi ed aspri pendii dei Balcani hanno incontrato la morte.

Le parole del Vescovo Gianfranco Agostino, hanno contribuito ad accompagnare la riflessione. Il vescovo ha esordito sottolineando l’importanza dell’appuntamento che “ci aiuta a non perdere la memoria, a non permettere che il tempo cancelli velocemente il ricordo del terribile naufragio del 3 ottobre 2013.

In verità quella sciagura è diventata una sorta di simbolo, di  evento emblematico che racchiude la moltitudine di fratelli e sorelle la cui ricerca di libertà di sopravvivenza di minimo benessere,  benessere che è stato stroncato in questi anni dalla morte tragicamente intervenuta a metter fine alle loro attese di un futuro migliore.”.

Il vescovo, nel ricordare l’omelia di Papa Francesco a Lampedusa del 18 luglio 2013 si chiede “chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questi? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per le giovani mamme che portavano i loro bambini, di questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie. Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del patire con.” Prosegue poi la riflessione “la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere.

Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che  c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socioeconomiche che aprono la strada ai drammi come questo.

Il momento di preghiera si è poi concluso con “il silenzio della speranza” durante il quale alcuni bambini, figli di migranti o arrivati essi stessi attraversando il mare dell’indifferenza e dello scarto, hanno portato una lampada accesa,  segno di una vita che riprende, di un nuovo inizio.


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