Estate generativa - CARITAS TARVISINA

Estate generativa

“Vacanza è sicuramente un’esperienza di generosità, un godere del tempo a nostra disposizione. Vacanza è il piacere di poter finalmente pensare un po’ a noi stessi, alle nostre scelte e al nostro futuro”

Il mito sacro delle vacanze, dei viaggi, delle avventure, ritorna ad esplodere come sempre. Quest’anno forse ancora più forte per effetto di guerra e pandemia. Si cerca l’evasione dall’afa delle nostre città per passare qualche ora al mare, al lago o in montagna. Ma quale è la vera vacanza? Dal latino “Vacare” essere vuoto, libero. La vacanza ci racconta all’orecchio un “vuoto” piacevole, un vuoto che è libertà. Giorni vuoti di lavoro, di studio, di incombenze solite in cui i ritmi appaiono come sospesi, per poter pensare ad altro, fare diversamente e discernere meglio la nostra vita. Al di là di viaggi e avventure, o di tempo libero trascorso in famiglia, vacanza è sicuramente un’esperienza di generosità, un godere del tempo a nostra disposizione. Vacanza è il piacere di poter finalmente pensare un po’ a noi stessi, alle nostre scelte e al nostro futuro. Vacanza è prendersi una pausa da tutta la frenesia del quotidiano per riscoprire la nostra essenza più vera, per decidere chi siamo e dove vogliamo andare.

Certo quest’anno abbiamo due grandi temi che nello zaino della nostra pausa estiva, non possiamo tralasciare, anzi si sono improvvisamente inseriti nella nostra bisaccia: la nuova fase della pandemia e la vicina guerra di Ucraina. Due gli atteggiamenti possibili: dimenticare (almeno fino a quando non ci toccheranno di persona) tutte le sofferenze vissute/conosciute per concentrarsi solo sul nostro piccolo o grande benessere momentaneo, oppure usare delle nostre pause estive per approfondire meglio la nostra fragilità umana e le cause di ciò che è avvenuto e sta avvenendo e pensare come riportare l’umanità al buon senso e ad una vita pacificata per tutti. Come diceva Blaise Pascal: “l’uomo non è che una canna, ma è una canna pensante”. L’essere canna ci dice il vuoto e la fragilità della nostra condizione umana ma l’essere pensante farà la differenza a meno che non rinunceremo a questo grande dono. Il tempo dell’estate può essere occasione favorevole per rileggere con sapienza, recuperare con misericordia e riequilibrare con pazienza il nostro vissuto.

Rileggere con sapienza. La nostra vita è un intreccio di relazioni che ricolmano di senso la nostra vita, ma che talvolta ci lasciano anche profonde ferite. È necessario recuperare il mondo delle relazioni, anche quelle più faticose, scoprendo che la verità sta in una terra di mezzo, nel costruire rapporti solidi, liberi e liberanti. È importante però per non essere risucchiati da dinamiche colpevolizzanti, leggere con sapienza queste cose. Prima di tutto è importante riscoprire i legami di bene che ci uniscono gli uni agli altri. In secondo luogo emerge con chiarezza la necessità di tenere sempre alta la guardia contro le paure che sono sempre accovacciate alla porta del nostro cuore. Due sono i “mostri” da tenere sotto controllo: la paura di sbagliare e di essere sbagliati; la paura di non essere degni di essere amati. Un terzo aspetto è quello di darci maggior tempo per fare discernimento su quello che viviamo, senza affrettare le scelte che non possono essere fatte solo sull’emozione e sul vissuto del momento.

Recuperare con misericordia. Il tempo dell’estate può essere una preziosa opportunità per recuperare con misericordia quelle dinamiche che sembrano “inquinate” per sempre. Con le altre persone ci saranno sempre punti di convergenza e di divergenza, come ci saranno sempre punti di forza e punti di vulnerabilità. È importante imparare ad ascoltare l’altro per conoscerlo, per non tenerlo ingabbiato nei nostri pregiudizi. Conoscere l’altro significa vivere una relazione profonda e libera che permette di dire di no quando l’altro entra nella zona off limits, quando il suo agire rischia (non per cattiveria) di inquinare la propria serenità. Ogni relazione è fatta di slanci di infinito, ma anche di limiti molto concreti. Questo è possibile viverlo solo nella misericordia, nella capacità molto concreta di accettare l’altro per quello che è. Se il nostro cuore è animato dalla misericordia, saremo capaci di recuperare ogni relazione nella verità e nella libertà, sapendo dire dei sani si e dei sani no per il bene nostro e per il bene di chi incrociamo sul nostro cammino. Non lasciamo che le cose vadano alla deriva, ma viviamo sempre del desiderio divino di recuperare ogni situazione, ogni persona alla pienezza della vita e dell’amore. La misericordia chiede pazienza.

Riequilibrare con pazienza. La frenesia della vita, la voglia di poter stringere tra le mani dei risultati molte volte si rivela ingannevole. Ci illudiamo di alcune cose che poi in un batter di ciglia si trasformano in cocenti delusioni che bruciano stomaco e cuore. Gli squilibri della nostra vita hanno bisogno di essere presi per mano e di essere orientati ad uno nuovo equilibrio (dal disagio ad un nuovo agio). È necessario, in fedeltà a quello che siamo, ritrovare un rapporto equilibrato con gli altri; è importante tracciare dei punti fermi con scelte di autonomia e di prospettiva circa il proprio domani; è fondamentale poi riabilitare il proprio cuore a fidarsi di chi sta intorno. È necessario affrontare le paure del giudizio, le spinte dell’invidia, i sensi di colpa, le dinamiche di potere, nutrendoti di autostima e trovando strategie per alleggerire il cuore quando il clima si fa soffocante e pesante. Doniamoci il tempo di cui abbiamo bisogno. Meglio una tartaruga che lentamente arriva al traguardo, rispetto ad una lepre che velocemente va in braccio ai cacciatori. In tutto questo ci vuole lungimiranza e fiducia, cioè è necessario che nel fluire lento del tempo cresca l’attesa e il desiderio dell’altro e del bene che l’altro porta nella nostra vita. Si tratta di passare da un consumare emozioni e sentimenti, ad assaporare il gusto unico ed indimenticabile di ogni frammento della vita. Buona estate a tutti.

Don Davide Schiavon

19 luglio 2022


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