Famiglia come? Famiglia per chi? - CARITAS TARVISINA

Famiglia come? Famiglia per chi?

La fraternità, l’avere a cuore le sorti di ogni uomo non è questione di buon cuore, ma è l’identità e la verità dell’essere famiglia

Papa Francesco, in questo tempo di pandemia e di grave difficoltà per l’intera umanità, ci ha fatto dono il 4 ottobre della sua enciclica Fratelli tutti, che si pone in continuità con l’Evangelii Gaudium e la Laudato sii. Stiamo toccando con mano la fragilità e la vulnerabilità della condizione umana, ma insieme anche le conseguenze di scelte di un mondo che, nell’esercizio delle diverse forme di potere, si è chiuso nell’individualismo e nella ricerca del bene personale a discapito di quello comune.

Se è vero che “siamo tutti della stessa carne”, che “siamo nella stessa barca”, siamo anche segnati però da diseguaglianze molto forti: alcuni sono alla plancia di comando, altri nelle stive!

Papa Francesco regalandoci questa enciclica ci invita ad un realismo concreto, a chiamare per nome le scelte sbagliate e la mancanza di assunzione di responsabilità. Lo fa però non con l’occhio di chi analizza e giudica dall’esterno, ma con il cuore del pastore che cammina con il suo gregge, che “odora delle sue pecore”. Lo fa trasmettendoci la passione d’amore infinita di Dio per l’uomo, per l’intera umanità.

L’ampio respiro del testo non riguarda solo le istituzioni e i governi ma ciascuno, e in modo del tutto singolare quel nucleo fondamentale della comunità civile ed ecclesiale che è la famiglia. Fratelli tutti contiene degli appelli molto preziosi per l’identità e la vocazione delle famiglie. Sono chiamate a guardare dentro la dispensa della loro casa e vedere se hanno, come ricorda la parabola del buon samaritano, l’olio della consolazione e il vino della salvezza, per poter sedere al tavolo della convivialità delle differenze e spezzare il pane della comunione e della fraternità. Tra i tanti appelli quelli che ho trovato più stimolanti per la vita delle nostre famiglie sono i seguenti:

  • La famiglia come luogo di fraternità senza confini. Ogni giorno le famiglie sono chiamate a misurarsi con una realtà che certamente non rema a loro favore. La pandemia ci ha messo davanti agli occhi le conseguenze di molte scelte sbagliate a livello politico, economico, sociale, educativo, religioso ed è emersa, a livelli diversi, una scarsa attenzione alla famiglia. Le difficoltà portano a ripiegarsi su di sé, a chiudersi, a pensare alla propria salvezza nella logica di si salvi chi può e gli altri si arrangino. Papa Francesco ci esorta a non cadere in questo tranello mortale, ma a camminare con fiducia affinché le nostre famiglie sappiano vivere una fraternità senza confini. È necessario vincere la logica dell’indifferenza e dello scarto, cogliendo che la vicenda delle altre famiglie, di tutto il mondo, è inscindibilmente legata alla mia. La fraternità, l’avere a cuore le sorti di ogni uomo non è questione di buon cuore, ma è l’identità e la verità dell’essere famiglia.
  • La famiglia come fucina di dialogo e della cultura dell’incontro (amicizia sociale). In questi ultimi decenni anche le famiglie sono state travolte dalla spasmodica e frettolosa ricerca del proprio benessere, a discapito del bene comune. L’enciclica ci ricorda che è fondamentale recuperare questa dimensione a partire dalla vita delle famiglie. La via che Papa Francesco indica è quella dell’amicizia sociale, cioè la capacità di dialogare con l’atro, di cercare insieme una verità che ci sta sempre davanti, che ci precede e ci supera. Si tratta di ascoltare e accogliere l’altro per quello che è, non di classificarlo per quello che ha o non ha fatto, per quello che possiede o non possiede, per quello che dà o non dà. Si tratta di riconoscere che ogni persona è un dono ed è portatore di una unicità. A partire dalle vite delle famiglie è fondamentale alimentare il dialogo, l’apertura di sé custodendo le condizioni della fiducia e della stima. La famiglia ha questo delicato ma bellissimo compito di curare la qualità delle relazioni per favorire una cultura dell’incontro che sappia scardinare quella dello scontro.
  • La famiglia artigiana della pace. Un terzo appello per le famiglie è quello di ritrovare la propria vocazione ad essere artigiane della pace, attraverso la via del perdono. Si tratta di ricostruire un tessuto sociale, dove il bene è patrimonio di tutti e non solo di alcuni. Non è chiesto alle famiglie di realizzare cose straordinarie, ma di ricucire degli strappi che hanno lacerato il tessuto sociale, indebolito i legami ed inquinato le relazioni. È possibile vivere la propria vita di famiglia con la porta e le finestre aperte sul quartiere, prendersi a cuore la vita delle famiglie che vivono accanto, regolamentare le relazioni sulla fraternità e non su codici giuridici. L’artigiano lavora con cura e pazienza, non ha fretta e ogni realizzazione è unica. Così la famiglia è chiamata a vivere la pace in ogni singola relazione all’interno e all’esterno della propria casa. La pace non va intesa come mancanza di conflitto, ma come desiderio di bene per tutti. Si costruisce insieme ed è legata inscindibilmente alla comunione. Questa dimensione chiede di essere attenzionata, per non scivolare nelle paludi del narcisismo e dell’egoismo autoreferenziale del singolo che non solo distrugge la pace, ama annienta la vita. Ricostruire un tessuto sociale generativo è possibile nella misura in cui nella “bottega del Maestro” con pazienza e lungimiranza impariamo la preziosa arte della pace.
  • La famiglia custode della gentilezza e della cura reciproca. Un altro invito molto bello che emerge dalle righe donateci da Papa Francesco è quello del prendersi cura reciprocamente e di farlo con lo stile della gentilezza. L’esperienza ce lo insegna, ma facciamo tanta fatica ad interiorizzare che con la forza non si sono mai raggiunti buoni risultati. La fraternità chiede anche alla famiglia di ritrovare la strada di un prendersi cura che non può essere stretto nella logica diritti e doveri. La cura è dono, è desiderio di bene, è fedeltà alla propria identità di fratelli. La famiglia è chiamata a custodire questa singolare espressione della carità che è l’avere a cuore, il farsi carico, il prendersi cura (l’esempio del buon samaritano). Si tratta di toglierci i calzari dai piedi, avendo consapevolezza che la vita dell’altro è una terra sacra. In un contesto culturale che spinge sull’aggressività e sul pensare a sé stesso, queste parole di Papa Francesco possono aiutare anche la famiglia a disinnescare molte conflittualità e situazioni esplosive. La gentilezza e il prendersi cura sono atteggiamenti che disarmano anche i cuori più induriti.

Sono solo alcuni spunti perché la ricchezza dell’enciclica ne contiene molti altri. Questi mi hanno particolarmente colpito perché aprono il cuore e la mente ad un grande spazio di conversione. Ultimamente la famiglia, da vari punti di osservazione, è stata ridotta ad un ammortizzatore sociale. Papa Francesco, con la visione che ci propone in Fratelli tutti, ci aiuta a ritrovare l’ebbrezza di un senso più altro in cui la famiglia, dentro la concretezza di questa storia, è prima di tutto Parola di Dio e sacramento del suo Amore.


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