Fare la differenza - CARITAS TARVISINA

Fare la differenza

 

La responsabilità di ognuno è sollecitata direttamente: non solo quando possiamo influenzare con le nostre decisioni il corso degli eventi, ma anche in quanto semplici consumatori, chiamati ad effettuare le nostre scelte in una prospettiva di attenzione a una dimensione di sobrietà e di rispetto nei riguardi della dignità umana e del pianeta.

Il tempo che stiamo vivendo è segnato dagli effetti di una pandemia che ha messo in luce dinamiche di ingiustizia e diseguaglianze che tutti conoscevamo, ma che pochi vogliono affrontare sul serio e con scelte concrete. È indubbio che quanto stiamo vivendo come umanità è un segno dei tempi, è una parola di Dio che ci chiama ad una conversione, ad un cambiamento profondo delle nostre scelte e dei nostri stili di vita. Questo è il tempo in cui è necessario aprire gli occhi per toccare con mano le sofferenze e la morte causate da laceranti diseguaglianze, ma è l’ora anche di assumersi la responsabilità di essere in prima persona il cambiamento che desideriamo. È necessaria un’azione comune capace di far sì che la barca dell’umanità si spinga verso nuove rotte, quelle di un’ecologia integrale, per non incagliarsi nei bassifondi di logiche individualiste che portano autodistruzione e morte.

Prima di tutto questo tempo ci dice che le disuguaglianze non sono frutto del caso, o della sorte. Sono invece la conseguenza di scelte concrete, di processi politici che escludono i più poveri. La pandemia dunque è effetto di scelte concrete: di politiche degli Stati e di comportamenti insostenibili da parte di imprese e consumatori, che rischiano di portare alla scomparsa dello stesso genere umano, di inazione colpevole di fronte a urgenze ormai non più differibili.

I fenomeni che stiamo vivendo ci dicono che siamo tutti sulla stessa barca ma pochi stanno nella plancia di comando e nelle cabine di lusso, molti nelle stive; che tutti possiamo essere colpiti e che tutti siamo in pericolo, essendone noi stessi causa.  È qui che è necessario un cambiamento profondo a partire da ciascuno di noi. La responsabilità di ognuno è sollecitata direttamente: non solo quando possiamo influenzare con le nostre decisioni il corso degli eventi, ma anche in quanto semplici consumatori, chiamati ad effettuare le nostre scelte in una prospettiva di attenzione a una dimensione di sobrietà e di rispetto nei riguardi della dignità umana e del pianeta.

In secondo luogo sta emergendo con maggior forza come il modello di sviluppo che abbiamo seguito negli ultimi decenni non solo è sbagliato, ma è nocivo per la vita dell’uomo e di tutto il creato. Si tratta infatti di un modello di sviluppo che esclude, produce scarti umani: poveri, anziani, lavoratori, donne, bambini, migranti, popoli indigeni. Il degrado dell’ecosistema è insieme degrado sociale: gli scarti sono le principali vittime di questo sistema e quindi anche della pandemia: coloro che hanno maggiori difficoltà ad accedere alle cure necessarie, ma anche coloro che sono maggiormente colpiti dalle misure di lockdown adottate (spesso in modo improvviso, e senza pensare a opportune reti di protezione). Come può infatti chi basa la propria sopravvivenza sul guadagno della giornata permettersi di rimanere in attesa? Chi può dare priorità alla protezione dal contagio rispetto al vedere la propria famiglia che giorno dopo giorno perde ogni mezzo di sussistenza? La situazione che viviamo mette in luce i punti deboli del sistema economico, sociale e politico, esacerbando le diseguaglianze, l’esclusione sociale, i fenomeni per cui si producono dei veri e propri ‘scarti umani’.

In terzo luogo è necessario che ad una presa di coscienza seguano delle azioni concrete. Non possiamo più tollerare che in nome del profitto si continui a ferire a morte madre terra. Non possiamo accettare che le diseguaglianze e le ingiustizie diventino elementi strutturali di un sistema che è solo ed esclusivamente a misura dei più forti. Non possiamo accettare che un terzo del cibo prodotto venga sprecato senza neanche arrivare sulla tavola, mentre oltre un quinto della popolazione mondiale muore di fame e malnutrizione. Non si può accettare che ogni anno in tutto il mondo diminuiscano gli investimenti per la sanità e aumentino le spese per le armi (ogni minuto circa 4 milioni di dollari). Non si può. È un passo importante, ma ora è necessario anche volerlo facendo delle scelte concrete che cambino i nostri stili di vita.

Per un mondo più equo e giusto dobbiamo vivere con meno, è necessario reinserire nel vocabolario la parola “rinuncia” …. lo vogliamo?

Siccome siamo tutti sulla stessa barca, è fondamentale abbattere i muri e le distanze che ci separano, è necessario affermare il primato del bene comune su quello individuale …. lo vogliamo?

Rispetto al comfort di pochi va data priorità alla dignità di tutti ….  Dobbiamo dare tutto di noi per favorire la custodia e la promozione della vita rispetto alle imperanti logiche di morte …. Lo vogliamo?

Cosa possiamo fare in concreto? Suggerisco tre piccole cose: riprendiamoci il diritto di riflettere e confrontarci, di elaborare un pensiero critico capace di esprimere la ricerca del bello, del vero e del buono; impariamo a comunicare sulle varie piazze (fisiche e via web) la rivoluzionaria idea di cambiare il mondo con parole buone che veicolano giustizia, pace, equità; non accontentiamoci di spendere i nostri soldi per una sterile sopravvivenza, ma investiamoli per la dignità dell’uomo, per un futuro di vita. Le risorse economiche di cui disponiamo vanno investite per il bene comune, per cui non è indifferente cosa compriamo, cosa mangiamo o come ci vestiamo, a che banca ci appoggiamo … Tutto ciò non è indifferente, ma fa la differenza. Anzi oggi ognuno di noi può non solo fare, ma essere la differenza di cui questa umanità ha bisogno.


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