Giovani: il vento di un cambiamento - CARITAS TARVISINA

Giovani: il vento di un cambiamento

 

 

Venerdì 15 marzo i giovani di tutto il mondo hanno mandato un segnale importante in favore della vita, del rispetto di madre terra, di desideri di bene per il futuro. Molti sono stati gli apprezzamenti e anche le critiche verso queste generazioni definite “social” e spesso distanti dalla realtà di tutti i giorni. Credo che sia importante dire grazie a questi giovani che ci invitano a risvegliare le nostre coscienze, a prendere in mano sul serio il bene ed il futuro di tutta l’umanità. Grazie perché siamo invitati a ripercorrere la strada della coerenza che troppo spesso abbiamo, come adulti, barattato in nome di tornaconti e privilegi personali. Questi ragazzi ci ricordano che c’è una sola famiglia umana e che il modello di sviluppo attuale non è più sostenibile. È necessario rimettere al centro la vita, l’uomo con le sue gioie e con i suoi dolori, con le sue delusioni e con i suoi sogni. Un mondo migliore in cui venga rispettata la vita e la dignità di ogni uomo, è possibile e dipende dalle scelte di ciascuno. Questi giovani ci invitano a “metterci la faccia” avendo il coraggio di cambiare stile di vita.

Centinaia di migliaia di studenti hanno riempito quasi 200 piazze in tutta Italia per lo sciopero generale per il pianeta, lanciato dalla 16enne Greta Thunberg diventata simbolo della lotta ai cambiamenti climatici. Sono scesi nelle piazze e nei cortei per le strade di centinaia di città in Italia, decine di migliaia in Europa e nel mondo.

Tantissimi i cartelli e gli striscioni che esortano i politici a “spaventarsi”, avvertendo che “non vi è un pianeta B”. La richiesta è quella di “un impegno serio e concreto da parte della politica per salvare il pianeta” per avere “un futuro e un pianeta sano”. “Una mobilitazione del genere lancia un segnale inequivocabile: siamo una generazione che chiede a gran voce di essere educata all’unico cambiamento possibile, un modello di sviluppo diverso. La lotta al cambiamento climatico non è un tema secondario, e oggi gli studenti lo hanno dimostrato. Cosa risponde il Governo? e li vogliamo subito”.

Una mobilitazione globale così, forse Greta non l’aveva nemmeno immaginata. Ma non è questo il suo punto d’arrivo dell’attivista che in una intervista a Repubblica ha spiegato: “Continuerò finché le emissioni di gas serra non inizieranno a scendere così rapidamente da limitare il riscaldamento del Pianeta al di sotto di 1,5 gradi. Ma questo obiettivo al momento è così lontano che nemmeno riesco a immaginarlo”. Per ottenere qualche risultato però, è necessario che si mobilitino anche gli adulti. “No, non saremo noi a salvare il mondo. Non c’è abbastanza tempo per poter aspettare che noi si diventi adulti con il potere di agire. È necessario che gli adulti di oggi agiscano adesso”, spiega la giovane che invita i suoi coetanei non ancora convinti a “studiare la crisi climatica che stiamo attraversando”. “Stiamo segando il ramo su cui siamo seduti e la maggior parte della popolazione mondiale non ha idea delle possibili conseguenze della nostra capacità d’agire”.

I giovani vengono visti tante volte come un problema. Viene enfatizzata la loro fragilità e la loro incostanza, quasi a voler ridimensionare quella degli adulti. Altre volte vengono accostati come risorsa, come il cambiamento atteso in cui riporre una fiducia incondizionata. Prima di tutti i giovani vanno visti come giovani, con le loro ricchezze e le loro debolezze, con il loro entusiasmo e le loro paura. Vanno incontrati dove sono e non dove sovente noi vogliamo essi siano. Non dobbiamo stringerli nelle sabbie mobili dell’ansia da prestazione, né spingerli nel baratro della fuga dal mondo.

È necessario stare in ascolto dei giovani, delle loro domande. Non è sufficiente creare degli spazi per loro, è essenziale donare del tempo, avere la pazienza di maturare insieme dei processi di condivisione e di comunione dove l’apporto di ciascuno diventa ricchezza. Ascoltare significa fare spazio alle domande, ai dubbi, ai desideri che abitano il cuore delle nuove generazioni. Prima di emettere giudizi e sentenze, lasciamo che la vita dei giovani ci provochi e squarci il velo dell’ipocrisia e dell’immobilismo. Interroghiamoci seriamente su che cosa i giovani, con i loro percorsi, insieme tortuosi e virtuosi, stanno dicendo e chiedendo alla nostra società e anche alla nostra chiesa. I giovani sono il nostro futuro, ma non dimentichiamo che sono parte viva anche del nostro presente.

Le esperienze e i tentativi che i giovani fanno non vanno mai banalizzati né derisi. Vanno presi sul serio perché rivelano un cammino interiore che nessuno può giudicare. Hanno bisogno di tempo per maturare, ma non possiamo continuare a cadere nel rischio comune di considerarli degli adulti in miniatura, non ancora (forse mai) meritevoli di fiducia piena. Stare in ascolto dei giovani e accompagnarli verso la terra promessa ci chiede di maturare uno stile di discernimento comunitario che si fonda sull’esperienza spirituale dell’incontro con Dio e con la sua Parola. Abbiamo il dovere di offrire alle nuove generazioni strumenti per il discernimento e soprattutto una comunità accogliente di riferimento. Senza questo, ciascuno rischia di relativizzare la realtà, in base ai suoi bisogni e in base a quello che capisce o che gli sembra di aver capito. C’è una Verità che nessuno possiede e che sta davanti a tutti. Siamo chiamati a cercarla insieme, a non stancarci, perché da questo cammino dipende la nostra libertà e la nostra gioia. È necessario maturare uno sguardo diverso: accanto al bianco e nero, ci sono tanti altri colori da riscoprire e vivere.

 


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