Le nostre croci, i nostri sorrisi: volontari Caritas che vogliamo ricordare - CARITAS TARVISINA

Le nostre croci, i nostri sorrisi: volontari Caritas che vogliamo ricordare

Dodici croci. Quelle segnalate dalla Caritas per le quali operavano. Dodici persone comuni. Dodici cristiani della porta accanto. Dal sorriso caloroso. Dall’incomprimibile, mai sbandierata attitudine a piegarsi sull’altro, il bisognoso, il povero, il marginale. Il fratello.
Dodici uomini e donne che si sono donati. Con semplicità. Nella quotidianità. Perché sì, se te lo chiede la coscienza. Nelle terre del profondo nord, epicentro del virus. Lungo le coste del profondo sud, risparmiato in termini statistici, ma non del tutto esente della tragedia. Non si conoscevano, in vita. Si ritroveranno, da qualche parte, in un’altra vita. E si riconosceranno. Non da una divisa. Ma per una croce tatuata nel cuore, nei gesti, negli ascolti, negli sguardi.
Ecco i ritratti di alcuni loro. Semplici, essenziali, sinceri. Come il loro servizio. Come la loro fedeltà alla carità testimoniata dal Vangelo.
AMICO TULLIO, PAZIENTE CON I GIOVANI (Nembro, Caritas diocesana di Bergamo)
Tullio aveva 72 anni. Era una figura importante per la comunità di Nembro (Bergamo), alla quale ha dato tanto, mettendosi a servizio degli altri grazie ai suoi innumerevoli talenti.
Prima insegnante, poi bibliotecario, infine responsabile tecnico del settore scolastico e sportivo del Comune. La sua grande pazienza e capacità di trattare e dialogare con i giovani, anche quelli più indisciplinati, lo aveva portato in oratorio ad allenare i ragazzi della società sportiva David. A distanza di anni i contatti con i ragazzi non si erano persi.
Dieci anni fa, quando era andato in pensione, era stato coinvolto nel servizio al Centro di primo ascolto e coinvolgimento della Caritas parrocchiale. Ascoltare non è semplice, ma Tullio lo sapeva fare. E ha saputo gestire relazioni molto difficili. Era impegnato anche nella distribuzione settimanale delle borse alimentari, servizio che, con gli altri volontari, aveva saputo trasformare in un momento appropriato per dialogare e creare legami con le persone in difficoltà. Mancherà a tutti. Un amico con il quale si poteva dialogare di molti argomenti. E sul quale si poteva contare.
 
FRANCO PER GLI ANZIANI E LE BADANTI, GIOVANNI PER GLI AIUTI (Romano di Lombardia, Caritas diocesana di Bergamo)
Tutti i volontari della Caritas interparrocchiale di Romano di Lombardia (Bergamo) si sono sentiti smarriti quando, lo scorso mese di marzo, sono venuti a mancare Franco e Giovanni.
Franco, 72 anni, è stato cofondatore dei servizi Caritas del territorio e per 17 anni anche il coordinatore. In molti lo ricordano nell’ufficio dell’Apicolf, intento ad ascoltare le persone che raccontavano le difficoltà di vivere con persone anziane e malate, e per questo spesso costrette ad affidarsi all’aiuto di personale esterno. Ma nel contempo lo ricordano impegnato ad ascoltare e confortare le collaboratrici familiari, costrette, per motivi economici, a lasciare famiglie e figli. È sempre stato un punto di riferimento importante per tutti, capace di affrontare con competenza e tranquillità le situazioni più difficili.
Anche Giovanni, 76 anni, da molti anni si era reso disponibile a collaborare con la Caritas interparrocchiale. Sempre presente, disponibile e attivo sia nella distribuzione dei beni di prima necessità che nei servizi di guardaroba. Era un uomo affabile, contento di far parte del gruppo Caritas, percepito come una grande famiglia, dedita ad aiutare chi nella vita fa più fatica e deve affrontare maggiori difficoltà. Compito che lui traduceva nella quotidianità, con una semplicità autenticamente evangelica.
L’INGEGNER ROBERTO FACEVA QUELLO CHE C’ERA DA FARE (Viareggio, Caritas diocesana di Lucca)
La comunità della parrocchia di Don Bosco di Viareggio ricorda Roberto. Era stato ingegnere nucleare presso l’Enea e da quando era in pensione (aveva poco più di 70 anni) e poteva disporre di un po’ di tempo, si era reso disponibile per dare una mano alla Caritas parrocchiale. Con le sue competenze e capacità e la sua voglia di mettersi al servizio di chi aveva bisogno, aveva cominciato affiancandosi ai ragazzi con difficoltà scolastiche, ma quando c’era bisogno era pronto ad aiutare anche nella mensa di solidarietà. Facendo con semplicità quello che c’era da fare.
La semplicità era un suo tratto caratterizzante, come la riservatezza e la gentilezza, che ispirava fiducia. Un testimone sensibile, pronto a rispondere con sollecitudine ad ogni richiesta di aiuto. Così lo ricordano gli amici. E i tanti che aveva aiutato.
ALFONSO, L’ASCOLTO DURATO VENT’ANNI (Caritas diocesana di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia)
Alfonso, impiegato di banca, aveva lasciato il lavoro nel 1999, e subito si era reso disponibile a occuparsi delle persone che si trovano in difficoltà. Si era offerto come volontario al centro d’ascolto della Caritas parrocchiale del Sacro Cuore di Macerata.
Con la moglie e altri volontari, aveva organizzato lo sviluppo del centro e la sua apertura quotidiana, diversificando anche i servizi, dall’aiuto nella ricerca del lavoro al ritiro di indumenti e piccoli elettrodomestici usati, dall’accompagnamento ai servizi sociali alla distribuzione di pacchi alimentari.
Alfonso è stato un valido riferimento per tutte le realtà operative del Centro, alle quali si dedicava con disponibilità e sensibilità. Conosciuto ed apprezzato da tanti, per molti era un amico fraterno.
È morto all’età di 81 anni a causa del Coronavirus nel marzo 2020.
MARIA PIA, TRE DECENNI DI CUCINA DI RELAZIONI (Caritas diocesana di Sora-Cassino-Pontecorvo-Montecassino)
Maria Pia era nata ad Atina, nella Val di Comino, il nell’ormai lontano 1938. Con suo marito, Samuele, aveva iniziato il suo servizio in Caritas già nella seconda decade degli anni Ottanta, quando, per volontà dell’Abate di Montecassino, nacque la Caritas diocesana. Maria Pia nel 1991 diventò l’assistente cuoca della mensa. Lo è rimasta restò per quasi 30 anni. Fino al 26 febbraio, ultimo giorno di servizio: Maria Pia è poi venuta a mancare, in seguito al Covid-19, il 10 aprile. Tutti la ricordano come una donna serena; ha amato molto la mensa, per lei era lo strumento per arrivare al fratello in difficoltà, con il quale creava una relazione che non finiva con la distribuzione del pasto, ma continuava all’esterno. Perché si vive di pane, ma anche e soprattutto di sorrisi e di cure. E Maria Pia ne era la dimostrazione.
LUCIANO, UN CICLISTA IN MENSA (Caritas diocesana di Pescara-Penne)
Luciano, volontario della parrocchia San Giovanni e San Benedetto a Pescara, si è spento all’età di 72 anni a causa del Coronavirus. Era un uomo mite, sempre disponibile e affabile, impegnato da diversi anni nel servizio della Caritas parrocchiale e nella distribuzione e rifornimento del magazzino parrocchiale. Da oltre 5 anni era una certezza, nel gruppo della parrocchia che garantiva un turno, una volta al mese, alla mensa della Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II”, gestita dalla Caritas diocesana. Oltre ad accogliere gli ospiti e a distribuire il pasto al self service, non mancava di dare una mano nel momento della preparazione dei pasti. Da sempre appassionato di sport, soprattutto di ciclismo, anche in questo settore ha profuso la sua anima di volontario, con particolare attenzione ai giovani. Spendersi per gli altri: gli riusciva spontaneo. E lo ha fatto finché ha potuto.
SERGIO, GIUSTO PER L’ACCOGLIENZA (Caritas diocesana di Ariano Irpino – Lacedonia)
Ad Ariano Irpino il 13 marzo è mancato Sergio Albanese. Aveva 66 anni, era pensionato dopo che aveva lavorato in una scuola di formazione professionale regionale. Da sei mesi era diventato volontario del centro “Il Germoglio”, promosso dalla Caritas diocesana, che si occupa di dipendenze e accoglie detenuti in misura alternativa di pena. Aveva iniziato a novembre, ma a marzo si è ammalato; aveva seri problemi di salute, e il Coronavirus ha avuto rapidamente la meglio del suo fisico già debilitato.
Sergio si era inserito nell’accoglienza del “Germoglio”. Invitava chi entrava a raccontarsi, cercando di capirne i bisogni, e poi esponeva questi ultimi alle figure professionali di riferimento del centro per le dipendenze. Aveva il dono del sorriso. Tutti lo ricordiamo per la sua allegria e la sua gioia, che erano contagiose. Era la persona giusta per l’accoglienza. Aveva una sensibilità profonda, e riusciva sempre a strappare un sorriso anche a chi aveva di fronte. E chi lascia sorrisi dietro di sé, lascia un’eredità preziosa.
VIGILE GIUSEPPE, SULLA STRADA PER GLI ULTIMI (Caritas diocesana di Catania)
Giuseppe aveva 50 anni ed è stato volontario della Caritas diocesana per circa due anni, fino al dicembre scorso. Si è spento il 9 aprile, dopo una lunga battaglia contro il Coronavirus. Ha prestato servizio nella mensa dell’Help Center della Stazione Centrale e nell’unità di strada, promosse dalla Caritas diocesana, operando tramite il gruppo della Misericordia, di cui faceva parte. Era una persona sempre pronta a spendersi per la comunità: lo ha fatto nel suo ambito professionale (è stato Vigile del Fuoco e istruttore aeroportuale a Catania), lo ha fatto da volontario, attivandosi in prima persona per aiutare i più bisognosi. Sin dall’inizio, nei due servizi a favore delle persone povere e senza dimora, si è fatto apprezzare come volontario paziente e disponibile nei confronti del prossimo: un vero e proprio esempio per tutti.
Maria Assunta Casati
Daniela Palumbo

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