Oltre le maschere e sotto le mascherine - CARITAS TARVISINA

Oltre le maschere e sotto le mascherine

 

Aiutiamoci a deporre le maschere delle nostre ipocrisie e ritroviamo la forza, la potenza di relazioni vere e libere. È anche il momento di imparare a guardare sotto le mascherine, impariamo ad abbracciarci, a donarci carezze con gli occhi, con le parole, ma soprattutto con il cuore. Oltre la maschera e sotto la mascherina, al di là del carnevale e della Quaresima, troviamo la gioia di vivere questo tempo, di vivere la vita … di essere artigiani del BELLO, del VERO e del BUONO!”

Il fluire del tempo porta con sé tracce diverse che segnano in maniera unica ed originale la storia dell’umanità e del creato. Un anno fa il mondo è scivolato dentro le sabbie mobili di una drammatica pandemia. Essa ha svelato in maniera inequivocabile le fragilità e le vulnerabilità della complessa architettura di sistemi (sociali, economici, politici) che l’uomo si è costruito con le sue mani. È emersa con una evidenza terrificante che la ricchezza di pochi, poggia sulla povertà e sofferenza di molti. La pandemia ha spazzato via molte false sicurezze e ha innescato dinamiche di paura e di fuga dalla realtà. Purtroppo coloro che hanno pagato il prezzo più alto sono stati ancora una volta i più fragili e i più poveri. Ritengo che per rispetto di costoro sia necessario una riflessione capace di offrire speranza e futuro.

Oggi è il martedì grasso, l’ultimo giorno di carnevale. Nel corso della storia esso ha rappresentato e rappresenta un periodo di festa, ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituisce l’ordine costituito. Una volta concluso, la vita riprende con uno slancio nuovo e rinnovato. L’anno scorso dopo gli scherzi del carnevale siamo precipitati nel caos della pandemia. Ci siamo ritrovati disorientati ed impauriti e non siamo usciti dal carnevale. A vari livelli, perché spaventati ed impreparati, abbiamo continuato ad indossare le nostre maschere. C’è stato un momento in cui nel riconoscerci tutti nella stessa barca, fragili ed impotenti, abbiamo avvertito il brivido di toglierci quella maschera. Si è aperta nel nostro cuore una ferita che invocava il balsamo della giustizia, della pace, di relazioni nuove e generative. Abbiamo percepito l’ebbrezza di spingerci al largo, di darci il diritto di sognare un mondo nuovo, di disegnare sentieri nuovi di giustizia, di equità, di dignità per tutti. Stavamo prendendo consapevolezza che eravamo chiamati a lasciare le lande desolate dell’IO, dove la voracità dell’individualismo e del narcisismo divora ogni cosa, per spingerci verso la fertile terra del NOI, dove germogliano fraternità e solidarietà.

Per fare questo era necessario deporre le maschere, uscire dal carnevale. A mio parere, ci siamo riusciti solo in parte. Abbiamo scostato, solo di poco, la maschera e abbiamo continuato a nascondere le nostre rughe e le nostre imperfezioni. Più si nega la propria fragilità, più si diventa aggressivi e giudici tremendi degli altri. Dietro le maschere che sono i ruoli, il potere, i mezzi di comunicazioni, abbiamo esercitato il potere dispotico di dire e fare quello che era più vantaggioso per ciascuno. La politica, la chiesa, l’economia, il mondo educativo, nascondendosi dietro alla maschera, hanno messo in scena il dramma di una umanità che ha perso il senso della comunità e che si muove solo in base al proprio interesse. I teatrini politici e le tragedie economiche che si sono visti in questo tempo, hanno creato ancor più disorientamento e lasciato molta tristezza. In nome del potere della maschera, l’uomo ha abdicato a rivendicare l’unicità della sua dignità umana. Dobbiamo chiederci scusa perché non ci siamo presi cura gli uni degli altri. Il mondo del potere politico ed economico (italiano e mondiale) deve chiedere scusa a chi è stato calpestato e continua ad esserlo.

Che tempo si apre dopo il carnevale? È il tempo in cui siamo chiamati ad andare oltre la maschera, assumendoci le nostre responsabilità. È il momento in cui non possiamo più rimanere ostaggio delle nostre rughe e dei nostri rimpianti. È il tempo di andare “oltre”, di osare, di metterci in gioco senza paura di sbagliare o di perdere. Aiutiamoci a deporre le maschere delle nostre ipocrisie e ritroviamo la forza, la potenza di relazioni vere e libere. Destiamoci dal letargo delle nostre ambiguità ed ambivalenze, assumiamoci il rischio di responsabilità generative di futuro e capaci di costruire comunione. È il tempo del NOI. Accanto all’andare oltre le maschere, questo è anche il momento di imparare a guardare sotto le mascherine. Questo dispositivo è entrato nella nostra quotidianità ed è segno di rispetto e tutela della propria salute e di quella altrui. Dopo un anno siamo chiamati ad imparare a cogliere che sotto quella mascherina non c’è solo un individuo come me, ma c’è un fratello da amare, che mi è stato affidato. Sotto quella mascherina siamo chiamati a cogliere le nuove strade, a disegnare con creatività per vivere la bellezza della prossimità, la forza generativa delle relazioni e la potenza simbolica di gesti di vicinanza. Impariamo ad abbracciarci, a donarci carezze con gli occhi, con le parole, ma soprattutto con il cuore. Sotto quella mascherina siamo chiamati a ritrovare il mistero dell’uomo, il mistero della vita che sempre ci sorprende e ci supera.

Oltre la maschera e sotto la mascherina, al di là del carnevale e della Quaresima, troviamo la gioia di vivere questo tempo, di vivere la vita … di essere artigiani del BELLO, del VERO e del BUONO!!! Con fiducia camminiamo insieme con la mascherina, ma non con la maschera.

Don Davide Schiavon

16 febbraio 2021


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