Carcere - CARITAS TARVISINA

Carcere

UNA CHIESA IN USCITA… CHE ENTRA IN CARCERE

Accostarsi alla realtà degli istituti penitenziari offre l’opportunità di entrare in relazione con chi vive il carcere, con chi ne abita gli spazi quotidianamente e dunque i detenuti, i funzionari, gli agenti di polizia penitenziaria, i volontari ed i cappellani. La complessità di questa rete di relazioni si manifesta soprattutto nel creare legami tra le varie realtà evitando di ragionare a compartimenti stagni con un conseguente spreco di risorse e rischiando di essere poco centrati sull’obiettivo.

Si desidera porre l’accento sull’importanza di quanto sia prezioso il servizio di quanti desiderano farsi prossimi agli uomini e ai giovani che sono ristretti negli istituti penitenziari. Si auspica quindi una Chiesa sempre più in uscita che sa farsi prossima entrando nel dolore delle persone, entrando innanzitutto negli istituti penitenziari e accompagnando quanti, desiderosi di riscatto, vivono nelle nostre comunità.

Al di la degli istituti penitenziari della città di Treviso rimane l’impegno a non perdere di vista quanto è possibile sostenere o attivare per porre dei segni per una giustizia diversa, caratterizzata dall’accoglienza e dalla promozione umana.

L’accompagnamento in carcere

In questo tempo, ancora di pandemia mondiale, risulta più che mai attuale questo appello a farci carico delle difficoltà e delle prove dei fratelli più fragili, come i quattro amici del Vangelo. Non sono esenti da questa necessità le persone detenute negli istituti penitenziari.

LE EMERGENZE DI OGGI

Come ricorda il cappellano don Pietro Zardo: «In carcere si moltiplicano le povertà. Tra le persone recluse, molte sono quelle che vivono ai margini della società. La fisionomia dei detenuti è molto cambiata rispetto al passato, oggi si assiste a un moltiplicarsi delle presenze straniere all’interno del carcere, migranti che subiscono le conseguenze della fuga dai loro Paesi di provenienza per motivi sociopolitici o religiosi.

Si tratta di piccola delinquenza, di sprovveduti che, una volta arrivati in Italia, non sanno come affrontare il loro futuro, vengono soprattutto dal Medio Oriente, sono irregolari, ma anche richiedenti asilo, spesso senza documenti, in attesa di un permesso di soggiorno, scivolano nelle maglie dell’illegalità. Allora dovremmo compiere uno sforzo per dare una lettura umana alla loro presenza in carcere, hanno pene brevi, una accidentale necessità nella loro strada, ma una volta entrati in carcere il loro destino è segnato, la loro strada per l’integrazione nel nostro Paese diventa un percorso in salita. Tra le persone detenute nella casa circondariale di Santa Bona, vi è, inoltre, una percentuale consistente di uomini con problemi psichici, a volte dovuti all’abuso di sostanze, che ne hanno deteriorato le capacità cognitive: per coloro che hanno problemi psichici non ci sono luoghi di cura appositi, alla terapia prevale il contenimento con i farmaci, viene così meno la funzione riabilitativa che il carcere dovrebbe avere.»

LA CAPPELLANIA PENITENZIARIA

In questo quadro problematico la Chiesa diocesana è presente nella Casa Circondariale e nell’Istituto Penale per Minori attraverso la cappellania penitenziaria. La Cappellania o comunità penitenziaria è la “casa della misericordia”, aperta a tutto l’insieme di uomini e donne che abitano nell’istituto penitenziario, nella quale si offre la possibilità di ricevere l’annuncio cristiano, di condividerlo, di crescere nell’illuminazione della Parola, di celebrare l’eucaristia e i sacramenti, e di testimoniare l’evangelizzazione della Carità. La Cappellania penitenziaria è la struttura fondamentale della pastorale nell’Istituto penitenziario dove si realizzano – come nelle altre comunità ecclesiali – tutte le dimensioni della pastorale. Qui a Treviso siamo un piccolo gruppo di persone – il cappellano della Casa Circondariale e quello dell’Istituto Penale per Minori di Treviso, delle consacrate e un educatore della Caritas – chiamati a entrare nei luoghi di detenzione per incontrare i fratelli che, in questi luoghi, sono detenuti e le persone che lì svolgono il proprio lavoro.

PER UNA NUOVA CULTURA

Anche quest’anno è stato vitale incontrarsi regolarmente per condividere le gioie e le preoccupazioni, i progetti e le prospettive, le fatiche e le speranze; per aiutarci a farci vicini a questi fratelli e per capire come trovare collaborazioni esterne; per imparare a essere testimoni cristiani.

Con la collaborazione del settimanale diocesano La Vita del Popolo dall’estate 2021 abbiamo cominciato a curare periodicamente una pagina sulla vita del carcere e sui temi della giustizia per contribuire a costruire insieme una nuova cultura rispetto alla giustizia che non sia solo retributiva e rieducativa ma anche riparativa (come anche la riforma della giustizia penale sta indicando) e che possa offrire a chi è detenuto una speranza di riscatto e la possibilità di guardare avanti mediante percorsi di misericordia e di perdono.

“Condannati a vivere” è il nome scelto per questa striscia mensile. Come abbiamo già scritto il significato è presto detto: di fronte a una persona che ha commesso un reato, la legittima richiesta di giustizia fa dire: “deve essere condannato”. Tuttavia, di fronte alla propria vita chiusa tra le sbarre di un carcere ciò che si desidera è trovare il modo di “tornare a vivere”. Partendo da ciò, ci si propone, dunque, di porre lo sguardo sul dramma subito dalle vittime e dai familiari “fuori”, ma anche sul necessario e difficile cammino di chi è “dentro”. Condannati a vivere! Chi è fuori, con quel torto subito, affrontando la lotta contro la vendetta e la faticosa strada del perdono. Chi è dentro, cercando di conciliare l’onestà del riconoscimento della colpa e il bisogno di speranza per una buona vita.

 

(Bilancio Sociale 2021)

notizie

Carceri, giustizia e umanità. Per la vera sicurezza

  Avvenire sabato 17 marzo 2018 Andiamo subito al punto: ieri il Consiglio dei ministri non ha approvato alcun decreto “svuotacarceri”, ma appena un quarto della riforma dell’ordinamento penitenziario che il Parlamento, in forza di legge, gli aveva delegato. Prevede la possibilità di un più ampio ricorso alle pene alternative e alla semilibertà, sempre previa

Il Vescovo in visita alla casa di Varago

“…oltre ad un pasto caldo e dove dormire, ci offre la possibilità di ricevere solidarietà da parte di persone che dedicano parte del loro tempo alle nostre necessità e allo stare insieme.”   Sono queste le parole semplici ed efficaci che raccontano di una delle comunità della nostra diocesi che, da molti anni ormai, ha

Sussidi per l’Avvento 2016

L’anno santo della Misericordia è stato un grande dono che continua ad esserci di stimolo e provocazione. Siamo chiamati ad essere sempre più una chiesa in uscita, capace di uscire fuori dalle paludi della mediocrità e delle ambiguità. L’appello a rendere generative le periferie dell’umanità di oggi ci chiede di uscire fuori. Come Caritas Diocesano

contatti box
Persone di contatto

 

Marcello Daniotti

giustizia.caritas@diocesitreviso.it

347 6738752