Prima accoglienza

Le case di prima accoglienza, aperte sul territorio della diocesi di Treviso sono quattro: Istrana, Onè di Fonte, Viale Verdi e Olmi di San Biagio.

In queste strutture sono ospitati ragazzi appena arrivati sul territorio di Treviso, che devono ancora formalizzare la richiesta di protezione internazionale e che quindi richiedono un importante accompagnamento giuridico, burocratico e sanitario.

Si tratta di strutture che hanno a disposizione dai 20 ai 30 posti letto, dove lavorano a tempo pieno due operatori Caritas per ogni struttura, anche con presenza notturna, e dei volontari che aiutano nella gestione e organizzazione della casa, prevedendo momenti formativi e ricreativi con i migranti ed aiutando Caritas nell’animazione del territorio in cui le case si trovano.

I ragazzi vengono seguiti fino al colloquio in Commissione Territoriale per la richiesta di protezione Internazionale, dove, una volta convocati, raccontano la loro storia ad uno o più Commissari e dove vengono vagliati i presupposti per la concessione o meno di una delle protezioni previste dalla Convenzione di Ginevra: status di rifugiato, protezione sussidiaria o protezione umanitaria. Il colloquio è un momento molto difficile dove aspettative e paure si intrecciano in attesa di una decisione che arriva dopo pochi giorni o dopo mesi e che decide le sorti di ogni ragazzo. Il colloquio in Commissione può dare due esiti: la concessione di una protezione o il rigetto della domanda. In caso di rigetto il migrante ha 30 giorni di tempo per lasciare l’Italia uscendo quindi definitivamente dai programmi di accoglienza e diventando, allo scadere dei 30 giorni, irregolare oppure può proporre ricorso al Tribunale di Primo grado, potendo rimanere nel programma di accoglienza fino alla pronuncia della sentenza.

Durante la permanenza in struttura, oltre agli accompagnamenti, gli operatori sono molto attenti ad instaurare un rapporto di fiducia, attraverso relazioni significative, che tengano conto dell’unicità di ogni ragazzo. Molti migranti hanno bisogno di un sostegno psicologico o più in generale di un accompagnamento guidato ed attento al contesto sociale italiano, non sempre ben disposto nei loro confronti.

L’attenzione al singolo e al progetto migratorio di ognuno si traduce anche nello stabilire insieme obiettivi, valorizzando le risorse del singolo e analizzando insieme il proprio background lavorativo e scolastico per poter meglio orientare i percorsi formativi e professionalizzanti.

Aspetto fondamentale è l’insegnamento e l’apprendimento della lingua italiana. Molti ragazzi arrivano analfabeti e da qui la necessità di istituire dei corsi differenziati per livello e abilità, per permettere a tutti di poter conoscere la lingua ma anche le tradizioni e la cultura dell’Italia.

Il periodo di permanenza in questi centri varia da 6 ad 8 mesi ma dipende, anche, dal percorso individuale di ciascuno e dall’autonomia maturata.