Rifugiato a casa mia

Il progetto “Rifugiato a Casa Mia” iniziato al termine del 2015 in occasione dell’anno Giubilare della Misericordia, è proseguito per tutto il corso del 2017.

A due anni dall’avvio emerge che il progetto certamente non può essere in sé una soluzione alla questione delle migrazioni, ma è di grande stimolo nell’attivazione delle risorse dei migranti e del territorio per promuovere reali e sostenibili percorsi di integrazione.

Rappresenta la possibilità di intraprendere percorsi concreti per far maturare nella diocesi “comunità accoglienti”, capaci cioè di stare accanto alle fragilità delle persone con spirito fraterno e compassionevole. Se la realtà di oggi ci spinge a confrontarci con la realtà pressante dei migranti, l’impegno non può limitarsi a questo ma deve, passo dopo passo, far germogliare uno spirito accogliente che si esprime con fantasia e attualità nei confronti di tutte le differenti povertà di oggi e di domani. Una comunità accogliente lo è a 360°, accordando il passo al ritmo dei più fragili.

“Rifugiato a Casa Mia” vuole essere uno stimolo perché si passi da un’idea di progetto, caratterizzata dalla straordinarietà di un’esperienza, alla maturazione di un processo, ovvero di un percorso che matura e che va, nel tempo, ad incidere su un territorio.

Rispetto alle consuete modalità di accoglienza presso strutture o case famiglia, il nucleo del progetto consiste nell’assegnare centralità alla famiglia, concepita come luogo fisico e insieme sistema di relazioni in grado di supportare il processo di inclusione.

Il progetto si prefigge di accompagnare le persone per un pezzo della loro vita senza avere la presunzione di risolvere tutti i loro problemi. Questo significa che al termine del progetto non sono assicurati casa e lavoro per tutti, due grandi sfide del nostro tempo, ma che i migranti hanno instaurato relazioni autentiche, hanno conosciuto un territorio, hanno scoperto abitudini e stili di vita in parte differenti dai propri.

La vera sfida quindi è vivere un percorso di accompagnamento che susciti domande, e non dia risposte, che fornisca strumenti per l’autonomia, che aiuti la persona a interrogarsi sul proprio progetto di vita.

L’accoglienza diffusa, organizzata e personalizzata, migliora la qualità di vita dei migranti e favorisce il loro percorso di inclusione sociale, così come migliora la qualità di vita della comunità tutta in quanto è riuscita a fare spazio e a condividere.

Nel corso del 2017 sono state avviate accoglienze presso otto parrocchie, due famiglie e un istituto religioso per un totale di 18 migranti accolti, a cui si aggiungono quelli attivati negli anni precedenti.

2-02

  • MIGRANTI

    accolti in diocesi

  • PARROCCHIE

    accoglienti

  • ISTITUTI RELIGIOSI

    accoglienti

  • FAMIGLIE

    accoglienti


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