Rifugiato a casa mia

3-02 Il progetto “Rifugiato a Casa Mia” vuole essere opera segno della Chiesa diocesana.

E’ promosso da Caritas Italiana, coinvolge 70 Caritas diocesane di tutta Italia, al fine di sperimentare una forma di accoglienza diffusa in famiglie e in parrocchie di migranti che hanno ottenuto un riconoscimento giuridico come rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o permesso umanitario.

Nella consapevolezza che il sistema nazionale di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e rifugiati mostra diverse criticità sia in riferimento alla capienza che alla qualità dell’accoglienza, si intendeva intervenire con una proposta volta a sperimentare un approccio innovativo attraverso il coinvolgimento della comunità cristiana.

Rispetto alle consuete modalità di accoglienza presso strutture, il nucleo del progetto consiste nell’assegnare centralità alla famiglia, concepita come luogo fisico e insieme sistema di relazioni in grado di supportare il processo di inclusione, al fine di portarlo a compimento, attraverso il raggiungimento di quel grado di autonomia che consentirebbe ai beneficiari di emanciparsi dalle forme di aiuto istituzionale o informale poste in essere dal terzo settore.

4-02Il progetto si pone un duplice obiettivo: per i beneficiari si mira al raggiungimento di una autonomia che favorisca l’integrazione; per le famiglie che accolgono si tratta di vivere un’esperienza di condivisione e solidarietà con persone provenienti da altri paesi e culture che promuova rete e contagio con la comunità di appartenenza.

Si auspica che questa iniziativa possa produrre scelte di responsabilità perché le famiglie e le comunità siano laboratori di un nuovo umanesimo, fatto non di divisioni e contrapposizioni, ma di relazioni e di incontri.

Il progetto “Rifugiato a Casa Mia” non vuole in alcun modo costituire un ulteriore sistema nazionale di accoglienza, che già esiste in Italia e nel quale anche Caritas è coinvolta nella fase dell’emergenza e della prima accoglienza, ma essere complementare rispetto all’integrazione che appare ancora l’aspetto più debole.2-02

  • MIGRANTI

    accolti in diocesi

  • PARROCCHIE

    accoglienti

  • ISTITUTI RELIGIOSI

    accoglienti

  • FAMIGLIE

    accoglienti


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