Seconda Accoglienza

Le case destinate alla seconda accoglienza sono strutture più piccole rispetto alla prima accoglienza, con 10 – 15 posti al massimo e che vedono la presenza di un operatore Caritas a tempo pieno, ma dove, al tempo stesso, vengono responsabilizzati i ragazzi per una gestione consapevole e partecipata del centro. Si tratta di canoniche o appartamenti, dove ogni singolo ospite compartecipa alla quotidianità e dove si stimola una riflessione sulle difficoltà e le peculiarità della gestione di una casa nel nostro territorio, anche con elementi di economia domestica e gestione del denaro.

In queste strutture sono accolti ragazzi già precedentemente ospitati nelle case di prima accoglienza e che hanno già sostenuto il colloquio in Commissione o che sono prossimi a farlo.

Sono ospitati, quindi, ragazzi che si sono distinti per responsabilità ed autonomia e che sono già avanti nel loro iter burocratico. In questa fase l’apprendimento dell’italiano è consolidato e si guardano alle possibilità di integrazione lavorativa o scolastica. Si stilano i curriculum di ognuno, si attivano tirocini formativi o si iscrivono i ragazzi a corsi specializzanti o percorsi scolastici superiori.

Con alcuni ragazzi Caritas ha attivato dei tirocini formativi in aziende del territorio, anche grazie alla collaborazione con associazioni di categoria, con un buon esito e sfociati, poi, in contratti di assunzione di lunga durata.

La quasi totalità dei ragazzi ospitati in seconda accoglienza ha conseguito una certificazione di lingua italiana A2 e alcuni di loro hanno superato l’esame di terza media con successo.

Viene promossa l’autonomia e la capacità di muoversi e vivere nel territorio in modo consapevole aumentando le loro capacità e creando momento di confronto e dialogo con istituzioni e amministrazioni.

L’obiettivo è accompagnare il migrante in una definizione realistica del proprio progetto di vita, implementando le proprie risorse e lavorando con lui in vista di una sua autonomia sociale, economica ed abitativa.

Il coinvolgimento dei volontari e del territorio è volto alla promozione e definizione di questi obiettivi, cessando quindi la fase dell’assistenza ma promuovendo il singolo e le sue potenzialità.

Il periodo di permanenza varia a seconda dell’esito della loro richiesta di protezione internazionale e   può durare per tutta la proposizione del ricorso o fino a che intercorra la risposta della Commissione territoriale. Solitamente il periodo è di 6 – 8 mesi.