Il volto della Vita - CARITAS TARVISINA

Il volto della Vita

donIn questo tempo i segni di dolore e morte che appaiono davanti ai nostri occhi sono veramente tanti e talvolta rischiano di farci sprofondare in una triste e fatalistica rassegnazione. Dinanzi all’ennesimo e drammatico naufragio nel mare Mediterraneo in cui sono morte più di 900 persone, dinanzi ai drammi di guerre assurde come quelle in Siria, Libia, Ucraina, Iraq, dinanzi allo spaventoso terremoto che ha devastato il Nepal, dinanzi ad ogni ingiustizia e sofferenza, come uomini e come cristiani non possiamo rimanere indifferenti. Non possiamo rimanere paralizzati nelle paludi delle nostre esitazioni e delle nostre paure, dobbiamo avere il coraggio della fede che ci chiede di cambiare, a partire dal nostro stile di vita, le coordinate verso le quali le logiche di potere hanno indirizzato il cammino dell’umanità. Dobbiamo ripartire dalla consapevolezza che uno sviluppo fondato solo sul dato economico si è rivelato fallimentare e causa di molte ingiustizie. Per decenni la parte più ricca del mondo ha fatto la sua fortuna sfruttando i più deboli, i più poveri. L’Africa è stata e lo è ancora terra di razzie e soprusi da parte dei poteri del così detto “mondo civilizzato”. È semplicemente una vergogna !

Ora c’è tanta preoccupazione ed ipocrisia dinanzi al grido di sofferenza che si sta levando da grande parte del mondo. Non vogliamo vedere il volto di quei poveri che giungono in mezzo a noi. Ci danno fastidio, li accusiamo di venirci a portare via la nostra “sudata” tranquillità. Il verbo sbandierato con accanimento sistematico da personaggi come Salvini è quello di respingere, di riconsegnare alla morte chi da essa sta scappando e non senza fatica e sofferenza. E tutto questo incontra il parere favorevole di molte persone, anche quelle che alla domenica, partecipando alla messa, “pagano la loro tassa religiosa” appollaiandosi stancamente tra i banchi della chiesa. Siamo diventati insensibili perché non vediamo l’essere umano che c’è dietro ogni vita spezzata, mentre bisognerebbe conoscere ciascuno di loro: il suo volto, le sue sofferenze, le angosce e le speranze, le persone che ama e che ha lasciato, quelle che porta nel cuore ovunque vada, quelle che lo custodiranno sempre nel ricordo. E invece no: tutti loro sono numeri che infastidiscono altri numeri, quelli delle statistiche del nostro benessere.

Le situazioni sono molto complesse e certamente non vanno affrontate con un superficiale buonismo, né vanno strumentalizzate come spesso succede. Sono necessari degli interventi orientati alla giustizia e all’equità. Bisogna partire dalla consapevolezza che la situazione attuale è frutto di logiche sbagliate che hanno seminato odio e violenza, miseria e fame. È fondamentale un cambio di marcia, come ha ricordato al mondo intero Papa Francesco nel suo videomessaggio all’inaugurazione dell’EXPO di Milano il 1 maggio: “La Expo è un’occasione propizia per globalizzare la solidarietà. “Nutrire il pianeta, energia per la vita” non resti solo un “tema”, ma sia sempre accompagnato dalla coscienza dei “volti”: i volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano. Vorrei che ogni persona – a partire da oggi –, ogni persona che passerà a visitare la Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Il “paradosso dell’abbondanza” persiste ancora, malgrado gli sforzi fatti e alcuni buoni risultati. Dunque, facciamo in modo che questa Expo sia occasione di un cambiamento di mentalità, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – ad ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame”.

Dinanzi ai drammi che segnano il nostro tempo, credo sia proprio importante che ripartiamo dai volti, scavati dalla sofferenza e dalla povertà, ma capaci di regalare sempre un sorriso di speranza. Siamo chiamati a custodire ed alimentare questa fiammella della speranza. I volti dei nostri fratelli crocifissi contengono la luce della resurrezione, ma è necessario avere occhi nuovi per saperla cogliere. In questo tempo più di una volta ho avuto la grazia di toccare con mano “le ferite e i segni dei chiodi” sul corpo e sul cuore di tanti fratelli approdati tra le mie braccia. Pur nella povertà della mia persona e nella mia impotenza, ho percepito in fondo al cuore, in maniera più forte che mai, che un mondo migliore è possibile, che il fiorire di una nuova umanità è alle porte. Questo non è il tempo della morte, ma della vita. E questa consapevolezza me l’hanno donata due bambini di quattro mesi. Jone, una bambina etiope, arrivata presso l’accoglienza in Caritas dopo aver attraversato le insidie del mare. Sonit, un bambino nepalese, che dopo 22 ore è stato estratto vivo dalle macerie del terremoto. Jone e Sonit, forse non hanno compreso razionalmente ciò che accaduto. Si sono addormentati come può fare un bimbo di quattro mesi. Ora hanno riaperto gli occhi su un mondo che non è più quello di ieri. La loro storia ci dice che la Vita vince la morte. Ora tocca a tutti noi il compito di tessere ponti di speranza, spalancare squarci di giustizia e scavare pozzi di fiducia. Jone e Sonit sono l’emblema della forza e del miracolo della vita. Spetta a noi tutti custodire e promuovere questa vita, chiedendo rispetto e silenzio a tutti coloro che hanno lasciato che il veleno dell’odio e dell’indifferenza verso l’altro inquinasse il loro cuore e la mentalità di molte persone. Grazie Jone e Sonit perché il miracolo della vostra vita ci da la forza di credere che un domani migliore è possibile.


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