Vincere la solitudine - CARITAS TARVISINA

Vincere la solitudine

 

Una delle principali situazioni di difficoltà che segna in maniera molto forte anche il territorio della Diocesi di Treviso è senza dubbio la povertà relazionale.

Indubbiamente il forte individualismo che è cresciuto negli ultimi anni e la spessa coltre di indifferenza che ha rallentato le dinamiche della solidarietà e della vicinanza, hanno contribuito a rendere anonimi e spersonalizzati i luoghi della nostra vita quotidiana. La vita sociale si è appiattita sull’efficienza, sulla statistica, sui numeri. L’approccio all’altro rischia di scivolare sovente sul piano della contabilità, più che su quello delle relazioni. Si valuta se un intervento è vantaggioso o meno, prima di chiedersi se è per il bene delle persone e della comunità. Questo è certamente frutto dell’aver anteposto a più livelli il bene individuale al bene comune. Così facendo si sono svuotate le relazioni e tutto è valutato in base al costo economico, tanto da indebolire in maniera significativa il sistema del welfare e dello stesso tessuto sociale. In questo contesto le persone sono sempre più sole, isolate e si sentono spesso in balìa di un destino oscuro e nefasto.

L’isolamento, la povertà di relazioni hanno fatto precipitare molte persone nella povertà e restano sempre un elemento di grande vulnerabilità. Chi vive queste dinamiche vede davanti a sé un orizzonte appiattito, sente che la speranza nella vita si fa sempre più flebile e sente i propri desideri profondi inabissarsi nell’oscurità del proprio cuore spento. Molte persone si sentono tradite, abbandonate dalla vita. Brancolano nel buio, vagabondeggiano in cerca di una dimora che non sanno neanche più desiderare. Stordiscono la loro solitudine nell’alcol, nelle sostanze, nel sesso per anestetizzare la loro sofferenza. Cercano qualcuno che li possa ascoltare attraverso le piattaforme virtuali e i social. In questa deriva di senso qualcuno è arrivato anche al gesto estremo di togliersi la vita, soffocato dal vuoto e dal non senso di una esistenza non più valorizzata dagli altri.

Queste persone hanno un volto, un nome, una storia. Non sono numeri di una statistica, ma sono una terra sacra che va sempre onorata e rispettata. Il valore di ogni persona è unico ed intoccabile, qualunque sia la situazione in cui si trova. Il Vangelo di Cristo ci chiede di rompere questo muro di indifferenza, di essere strumento affinché si continui a tessere una rete relazionale significativa e robusta. Per ridare luce e speranza all’uomo di oggi, è necessario accompagnare le persone, farsi veri e fedeli compagni di viaggio. Sono molto preziosi gli interventi che si fanno a favore delle persone in difficoltà, per i più poveri, ma ancor più significativo è il cammino fatto insieme, è il camminare con. Non è sufficiente fare qualcosa per i poveri, è necessario stare con loro, condividere i loro sogni e i loro incubi. È necessario maturare una grande umiltà che ci porti a metterci alla scuola dei poveri, ad imparare da loro ad apprezzare il dono della vita, a percepire in fondo al cuore che quanto ci è affidato, ci è stato dato solo ed esclusivamente perché lo sappiamo mettere a disposizione del bene altrui e della crescita della comunione e dell’amore. Stare con i poveri chiede di scendere dal piedistallo della propria presunta onnipotenza e forza, per camminare allo stesso livello di chi è in difficoltà. È costruire insieme un percorso di rinascita, senza avocare a sé il diritto di proporre e sovente imporre progettualità, privi di un coinvolgimento profondo con la vicenda dell’altro. Non è giocare ad essere spettatori della carità. “Stare con” è dare valore al cammino di ricerca del senso della vita di ciascuno, anche se segnato da fatiche e sofferenze. È condividere insieme l’attesa di “cieli nuovi e terra nuova” che sono già iniziati, ma che chiedono di accompagnare l’uomo verso una speranza viva.


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