Non ha fine la tragedia, causata dalla guerra, che dall’ottobre 2023 si è intensificata in Medio Oriente. In questi giorni è in corso l’ennesimo atto della drammatica “guerra mondiale a pezzi”, espressione coniata da Papa Francesco ormai più di 10 anni fa.
Ancora una volta si riscontrano gravissime violazioni del diritto internazionale, con attacchi missilistici massicci diretti a obiettivi civili e omicidi mirati di singoli leader politici.
Ancora una volta si registra l’uso indiscriminato delle armi come strumento funzionale al perseguimento di particolari interessi economici e geopolitici.
A farne le spese, come da copione, sono i civili. Mentre prosegue la tragedia del popolo palestinese a Gaza e in tutta la Cisgiordania, in Iran in seguito ai bombardamenti di Israele e Stati Uniti, si contano almeno mille vittime e la distruzione di edifici come scuole, ospedali, case private e impianti produttivi. Decine di vittime anche fra la popolazione israeliana e dei Paesi del Golfo.
Il Libano è piombato in una nuova guerra aperta, dopo il pesante attacco aereo e terrestre di Tel Aviv, in risposta all’ennesimo lancio di razzi di Hezbollah. Nel Paese dei Cedri si contano decine di morti e oltre 30.000 sfollati. Distruzione, strade congestionate da famiglie in fuga, centri di accoglienza, code alla frontiera con la Siria, paura, disperazione e rabbia. Questo è lo scenario che, ancora una volta, si trovano ad affrontare i libanesi. In un comunicato ufficiale, Caritas Libano dichiara che «la paura, il trauma e l’incertezza che derivano da questa situazione hanno un profondo impatto non solo fisico sulle famiglie colpite, ma psicologico su intere comunità, già messe a dura prova da anni di difficoltà economiche e instabilità».
Le conseguenze di quello che potrebbe essere l’atto più grave della crisi mediorientale rischiano di estendersi velocemente anche ad altri Paesi della regione, come Giordania, Siria, Yemen e Cipro, con sviluppi incendiari su scala globale, se non verrà immediatamente elaborata una valida soluzione diplomatica.
In questo contesto, Caritas Italiana rinnova il suo appello alle istituzioni italiane e internazionali, affinché si mobilitino per una soluzione negoziale tra le parti che garantisca il rispetto del diritto umanitario internazionale e una pace duratura, rifiutando “… la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e mezzo di risoluzione delle controversie [Art. 11 della Costituzione Italiana].”
Collaborazioni locali
In tutta la regione del Medio Oriente Caritas Italiana è attiva, in collaborazione con i nostri partner locali.
I principali teatri di guerra in questa recente nuova fase sono, al momento: Gaza e la Cisgiordania, l’Iran e il Libano. In questi Paesi Caritas è presente con operatori, volontari e progetti attivi già da tempo. Particolarmente significativo l’intervento in Palestina (Gaza e Cisgiordania) e in Libano, dove le locali Caritas hanno sul campo centinaia di operatori, volontari e mezzi, per assistere gli sfollati con servizi medici, psicologici e distribuzione di pasti caldi e generi di prima necessità. In particolare, le cliniche mediche mobili in dotazione alla Caritas sono state dispiegate nel Libano meridionale e stanno fornendo consulenze mediche gratuite e farmaci essenziali alle famiglie colpite, sia nei villaggi che nei rifugi allestiti dal governo. Anche i rifugi di accoglienza di Caritas Libano sono in fase di preparazione, per essere pienamente operativi e pronti ad accogliere le famiglie sfollate qualora la situazione dovesse peggiorare ulteriormente. Tutto questo è possibile grazie all’impiego di centinaia di giovani volontari. Caritas Italiana sostiene queste operazioni con contributi economici e supporto tecnico nella definizione dei progetti e nella formazione del personale.
In Siria, in Giordania e a Cipro, dove Caritas Italiana è presente con operatori e volontari in loco, proseguono i progetti umanitari e di sviluppo delle Caritas nazionali, nonostante la tensione e le preoccupazioni per quanto sta accadendo nella regione. Le Caritas locali monitorano l’evoluzione della situazione e sono pronte ad intervenire per assistere eventuali situazioni di bisogno straordinario, ma anche per rispondere alle povertà strutturali, che aumenteranno a causa delle conseguenze economiche e politiche dell’attuale crisi. Nello specifico, in Siria, dove sono confluite decine di migliaia di siriani, rifugiati in Libano, la Caritas siriana sta definendo un piano di risposta in coordinamento con il Ministero delle Emergenze nazionale.

L’appello di Papa Leone XIV
In occasione dell’Angelus di Domenica 1 marzo, di fronte alla possibilità di un conflitto di proporzioni drammatiche, Papa Leone XIV ha rivolto un accorato appello alla responsabilità morale di tutte le parti coinvolte, chiedendo di fermare la spirale di violenza prima che diventi «un abisso incolmabile» e di restituire alla diplomazia il suo ruolo primario, a servizio del bene dei popoli che desiderano vivere in pace e nella giustizia.
La nostra Caritas, assieme a Caritas Italiana, fa proprio questo appello. Come organismo pastorale della Chiesa, presente accanto alle comunità ferite in tanti contesti di conflitto, ribadisce che la pace non è un equilibrio armato ma un cammino di giustizia e dialogo. In questo momento critico è necessario un immediato passo indietro da parte di tutti gli attori coinvolti, la cessazione di ulteriori azioni militari e il rispetto rigoroso dell’obbligo di proteggere i civili, senza eccezioni.
La comunità internazionale è chiamata ad assumere fino in fondo la propria responsabilità per prevenire nuove perdite di vite innocenti, garantire protezione e favorire percorsi autentici di negoziazione. Ogni ritardo, ogni ambiguità, ogni calcolo di convenienza rischia di tradursi in nuove vittime.
La vita umana deve tornare ad essere il criterio che orienta le scelte politiche. Solo un dialogo ragionevole e sincero può disinnescare la violenza e restituire speranza a popolazioni stremate. Continuiamo a pregare per la pace e a chiedere, con forza e umiltà, che la diplomazia torni ad essere lo spazio privilegiato per costruire un futuro possibile.
Da Caritas Italiana, aggiornato il 6 marzo 2026














