Progetto Teranga - CARITAS TARVISINA

Progetto Teranga

In questi ultimi anni, Caritas Tarvisina si è spesa per offrire accoglienza ai migranti e affrontare le fatiche di un territorio che, talvolta, si è dimostrato non del tutto accogliente dinanzi all’arrivo di queste persone. Ad aprile 2019, dopo la decisione di terminare l’esperienza dei Centri Accoglienza Straordinaria, come Caritas diocesana abbiamo voluto comunque continuare a dare una risposta ai bisogni mutati dei migranti presenti nel nostro territorio: sempre di più, infatti, molti di loro non sono in grado di avere un’autonomia lavorativa ed abitativa, con il conseguente forte rischio di cadere nelle fasce della grave marginalità, se non della criminalità.

A fronte di questo, dagli ultimi mesi del 2019 abbiamo voluto continuare ad accompagnare i percorsi di queste persone, in un’ottica di promozione dell’autonomia, ponendo segni di accoglienza nel territorio diocesano come il progetto “Teranga”, presso la casa sita in viale Fratelli Bandiera a Treviso, per l’accoglienza temporanea e per l’accompagnamento nella crescita professionale e nell’inserimento sociale, nella prospettiva di acquisire una sempre maggiore autonomia.

Un’altra opera segno diocesana è “Casa Giavera”, centro di accoglienza per migranti, sito nel comune di Giavera del Montello (TV), gestito dalla cooperativa sociale “La Esse” e Caritas Tarvisina, dove attualmente è in corso il progetto “Maneo”, finanziato all’interno della campagna “Liberi di Partire, Liberi di Restare” promossa dalla CEI.

L’emergenza sanitaria ed economica causata dalla pandemia, con il conseguente lockdown e le restrizioni per il contenimento del contagio, hanno impattato fortemente sui due progetti di accoglienza, determinando principalmente una brusca sospensione dei percorsi di inserimento lavorativo dei giovani migranti accolti, con una conseguente interruzione del loro processo di autonomia. Infatti, come evidenziato anche nel “Dossier statistico immigrazione 2020”, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos, la pandemia ha acuito le disparità sociali e, per molti migranti, ha determinato un peggioramento delle condizioni occupazionali. Aspetto che abbiamo colto anche intercettando le richieste di sostegno di quei giovani migranti, accolti negli anni passati nelle nostre case accoglienza o all’interno del progetto “Rifugiato a Casa Mia”, con ottimi percorsi di inserimento e autonomia che si sono ritrovati in una condizione di importante precarietà.

A ciò si è aggiunta anche una crescita dei sentimenti di ostilità da parte dell’opinione pubblica nei confronti di richiedenti asilo, rifugiati e migranti, alimentati dalla ricerca di un capro espiatorio per il contagio. Nella prima fase di lockdown, perciò, si è deciso di prolungare il periodo di accoglienza per i giovani migranti accolti, vista la concreta impossibilità di trovare una nuova sistemazione abitativa, ma anche di offrire loro un sostegno per le spese. Parallelamente a questo, si è continuato a lavorare per un ri-orientamento professionale dei giovani migranti attraverso la revisione e l’aggiornamento dei curricula, la ricerca attiva di lavoro, l’inserimento in settori non particolarmente toccati dalla crisi. Inoltre è stato essenziale anche continuare a promuovere il coinvolgimento delle comunità parrocchiali, sia attraverso proposte di sensibilizzazione o formazione, sia attraverso la partecipazione diretta con esperienze di volontariato, nel rispetto delle normative anti-Covid.

(Bilancio Sociale 2020)