L’ascolto e l’abbraccio di papa Leone ai detenuti trevigiani - CARITAS TREVISO

L’ascolto e l’abbraccio di papa Leone ai detenuti trevigiani

“Quello che mi è successo è stato un dono di Dio, l’incontro più bello della mia vita”: è così che Giovanni, detenuto della Casa circondariale di Treviso, racconta l’esperienza giubilare a Roma che si è conclusa con l’udienza generale di papa Leone e l’incontro con lui, oggi, mercoledì 26 novembre

“Quello che mi è successo oggi è stato un dono di Dio, l’incontro più bello della mia vita”: è così che Giovanni, detenuto della Casa circondariale di Treviso, racconta l’esperienza giubilare a Roma che si è conclusa con l’udienza generale di papa Leone e l’incontro con lui, mercoledì 26 novembre. Con Giovanni, un altro detenuto del “Maggiore” e tre giovani che sono stati ospiti dell’Istituto penale minorile e ora vivono all’esterno in misura alternativa. Insieme a loro il vescovo Tomasi, la cappellania del carcere di Treviso e la direttrice dell’Ipm, con il Comandante della Polizia penitenziaria e un’educatrice. Un’iniziativa resa possibile dall’impegno delle direzioni dei due Istituti, della Caritas di Treviso, e della cappellania, con don Otello Bisetto, don Pietro Zardo e tutti gli operatori e i volontari.

“Grazie di questa esperienza unica e speciale per me. Ricevere la benedizione del Papa per la mia famiglia, che sta passando un brutto periodo per problemi di salute, è stato molto bello” racconta il giovane Stefano. E Giacomo, che ringrazia chi gli ha dato la possibilità di partecipare “a questa attività unica, che mai mi sarei aspettato”, si dice “contento di aver visto il Papa e aver passato questi giorni insieme”. I trevigiani hanno portato al Papa alcuni doni, tra cui un dolce a forma di Leone di san Marco. Dal Papa ascolto e incoraggiamento per il loro percorso e un grande sorriso quando gli hanno detto che “il leone dell’evangelista Marco proteggerà Leone”.

“Sono storie di vita e di riscatto che si incontrano e si incrociano in un abbraccio e in un saluto cordiale che il Papa ha voluto fare al nostro gruppo, con un ascolto attento e prezioso delle storie e delle esperienze che sono state portate a lui dai detenuti e dagli operatori del minorile e della casa circondariale”: è così che il vescovo, mons. Michele Tomasi, racconta “un momento davvero di intensa emozione, di accoglienza delle possibilità di ricominciare sempre di nuovo, in particolare per i più giovani, che possono costruirsi una vita migliore con l’aiuto di tanti”. E l’accoglienza del Papa, aggiunge “dice anche a noi che siamo chiamati ad accogliere, a dare nuove possibilità, a creare una civiltà dove la fraternità diventi norma, nella giustizia e nella verità, ma soprattutto nel rispetto della dignità di ogni persona”.

“Accompagnare oggi tre ragazzi, che sono stati seguiti in Ipm con progetti che loro hanno abbracciato e perseguito con determinazione, e che oggi, proprio grazie a questo impegno, sono all’esterno in misura alternativa, ragazzi che perseguono obiettivi di ricostruzione e rinascita, è stata un’emozione unica” racconta a caldo la direttrice dell’Ipm, Barbara Fontana. “Vedere l’emozione nei loro occhi e la speranza di cui oggi il Papa ha parlato, speranza che è il motore della vita, soprattutto per chi è inciampato e ora cerca faticosamente di riappropriarsi di un futuro – aggiunge -, restituisce senso al lavoro, non solo, il mio, come direttore, ma a quello di tutti gli operatori della Giustizia che quotidianamente sostengono con impegno e speranza, appunto, queste giovani vite, che oggi hanno sperimentato un momento di spiritualità e comunità condivisa”.

 

26 novembre 2025


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