Riapertura dei servizi: NOTA DEL DIRETTORE - CARITAS TREVISO

Riapertura dei servizi: NOTA DEL DIRETTORE

In questi giorni si è riacceso il dibattito relativo alla questione delle persone senza fissa dimora nella città di Treviso. Pubblichiamo due note del direttore, don Bruno Baratto, in cui chiarisce che “rimane comunque necessario, per il bene di tutti, prendersi cura di chi ha maggior bisogno”. Riaprirà martedì sera, 19 maggio, la Casa della Carità, dopo la chiusura di una settimana, in seguito all’episodio di violenza ai danni di un operatore, ferito da un ex ospite.

 

DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE

15/05/2026

Verso la riapertura della mensa in Casa della carità, con un presidio delle Forze dell’ordine

 “Vista la disponibilità della Prefettura a garantire, in via eccezionale e per alcuni giorni, un presidio di Forze dell’ordine per il tempo di apertura della mensa, riapriremo il servizio a partire da martedì 19 sera. Nel frattempo, ci stiamo attivando per garantire la sicurezza di operatori, volontari e ospiti nel tempo successivo. Ringraziamo il Prefetto e tutti coloro che si sono attivati per la sensibilità dimostrata. Per noi è prioritario riuscire a continuare questo servizio aperto a chi più ne ha bisogno, tenendo conto anche del fatto che è l’unica iniziativa in città in grado di fornire ogni sera un pasto caldo”.

 

DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE 

14/05/2026

Sulle persone senza dimora a Treviso

“In questi ultimi tempi, si è riaccesa la questione relativa ai senza dimora nella città di Treviso, a partire dagli “sgomberi” del park Dal Negro e del park Appiani. Purtroppo si tratta di una situazione che non può venir risolta da interventi temporanei e frammentari: i senza dimora effettivi stimati soltanto nel comune di Treviso e nei comuni circostanti sono intorno alle 250 persone, compresa una significativa quota di italiani, e i continui flussi di migranti provenienti dalla rotta balcanica incrementano più o meno temporaneamente il quadro d’insieme. Siamo di fronte a situazioni di vita molto diversificate, che richiedono risposte altrettanto varie: dall’accoglienza presso i CAS o i SAI per chi ne ha diritto, ad altre soluzioni che necessitano di una varietà di attori, dalle istituzioni locali alle associazioni datoriali, al volontariato, al Terzo settore, alle comunità ecclesiali.

Anche se in questi vent’anni i posti letto per senza dimora a Treviso sono considerevolmente aumentati soprattutto nel periodo invernale, la questione è diventata strutturale, come del resto in molte altre città ben più popolate. I 18 posti letto offerti da Caritas diocesana per l’accoglienza notturna vedono una lista d’attesa in media di più di venti persone. La mensa serale ha accolto in questi tempi da 80 a oltre 100 persone. Durante il periodo invernale altre iniziative a carattere temporaneo si sono strutturate in ambienti ecclesiastici, come i 9 posti letto presso la Casa Oblati per sei mesi, i 20 posti nei locali della parrocchia di Monigo per tre settimane, entrambe gestite da volontari, oltre ai posti in emergenza per due settimane presso l’oratorio di San Martino, a cura della comunità Sant’Egidio. Lo sappiamo, non basta: serve un impegno più strutturato rispetto al problema casa, e noi continuiamo ad attivarci presso le sedi istituzionali e nelle reti di cui siamo parte. Abbiamo scelto di essere presenti sia in merito all’iniziativa della Prefettura per uno sportello di riferimento dedicato, sia nel collaborare con Partecipare il Presente (che raggruppa varie realtà del mondo economico e sociale trevigiano) rispetto alla loro dichiarazione di disponibilità sul tema. Lo ripeto, la varietà di bisogni chiede una varietà di risposte e una pluralità di attori, sociali, economici, istituzionali: il nostro impegno rimane quello di essere presenti con il nostro lavoro quotidiano che non verrà meno, ma anche nel coinvolgerci attivamente ove si intravveda la volontà di prendere sul serio le ben note necessità di persone presenti sul nostro territorio, e che ci interrogano come cristiani e come cittadini.

Purtroppo però, prendersi cura di chi più ne ha bisogno ha anche i suoi rischi, rispetto a possibili reazioni aggressive di chi si trova in stato di necessità e non trova risposta. Si tratta davvero di una minoranza, ma questo comunque chiede di fare il possibile per ridurre i rischi per operatori, volontari e gli stessi fruitori dei servizi, che nella grande maggioranza non reagiscono in questo modo. L’altra sera alla mensa in Casa della Carità un operatore è stato ferito, per fortuna in modo non grave, da un ex-ospite. Questo ci ha fatto decidere di sospendere per una settimana tutti i servizi per poter esplorare provvedimenti che ci permettano di continuare nel nostro impegno con tutta la serenità necessaria. Per continuare ad offrire servizi che fanno il bene non solo di chi ne usufruisce, ma dell’intera comunità. Perché rimane comunque necessario, per il bene di tutti, prendersi cura di chi ha maggior bisogno.”

don Bruno Baratto

Direttore della Caritas diocesana di Treviso

La Casa della Carità vuota alla sera, con i servizi chiusi

 

Aggiornato 15 maggio 2026

 


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