Lo scarto è carità? - CARITAS TREVISO

Lo scarto è carità?

In occasione della Giornata mondiale ONU di contrasto alla povertà e alla esclusione sociale, una riflessione sulla lotta allo spreco e sul valore del dono a cura di Caritas Tarvisina.

Nel 1992, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituì il 17 ottobre di ogni anno la “Giornata Internazionale di contrasto alle povertà e all’esclusione sociale“, allo scopo di diffondere la consapevolezza sulla necessità di sradicare la povertà e la miseria in tutti i Paesi. In questa giornata vengono promosse in tutto il mondo iniziative ed eventi utili per approfondire i fenomeni di esclusione sociale e di povertà crescente nel mondo, e per far conoscere nuove vie e risposte per affrontare la situazione.

In occasione di tale ricorrenza desideriamo anche noi partecipare mettendo in luce una normativa italiana che è stata approvata ad agosto, entrata in vigore il 14 settembre, e che riguarda la lotta allo spreco, in particolare di tipo alimentare.

L’Italia, dopo la Francia, è il secondo Paese europeo a dotarsi di una regolamentazione di questo tipo. Diversamente dai francesi tuttavia, che adottano un sistema di tipo sanzionatorio con multe salate e detenzione al fine di dissuadere l’eccesso produttivo, il modello italiano vorrebbe presentarsi maggiormente promuovente uno stile di consumo virtuoso, puntando sullo snellimento burocratico e dando incentivi a chi si dimostra attento a mettere in pratica le nuove disposizioni.

Cosa prevede la legge:

  • favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale, destinandole in via prioritaria all’utilizzo umano;
  • favorire il recupero e la donazione di prodotti farmaceutici e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale;
  • contribuire alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti;
  • contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare previsto dal medesimo Programma nonché alla riduzione della quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica;
  • contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie oggetto della presente legge, con particolare riferimento alle giovani generazioni.

Pertanto attraverso questa legge sarà più semplice donare le eccedenze per chi possiede un’attività nel settore alimentare, panifici, gastronomie, farmacie e negozi di abbigliamento ad organizzazioni non profit, e potrà ricevere benefici a livello fiscale. Nella pratica, ci sarà la possibilità di avere sconti sulla tassa rifiuti, in misura proporzionale al cibo o al materiale che si è donato, a patto che la donazione sia tracciata e sia possibile fornirne prova. Inoltre per ridurre gli sprechi alimentari nel settore della ristorazione, la legge finalmente riconosce ai clienti di portare a casa i propri avanzi, cosa già in uso qua e là ma mai regolamentata prima.

Toccherà adesso alle Regioni varare delle linee guida e dei regolamenti, per promuovere comportamenti responsabili.

“Ecco che, invece di buttare, donare! Così tutti, supermercati, ristoranti, aziende, associazioni e privati saranno incentivati a ridurre lo spreco alimentare.”

Questo lo slogan a commento della norma che abbiamo trovato in alcune recensioni.

Ma la domanda che noi ci poniamo è:

Siamo certi che fornire delle modalità agevolate e addirittura convenienti di smaltimento delle eccedenze alimentari costituisca un incentivo alla riduzione dello spreco alimentare?

E soprattutto: come cristiani, possiamo accettare che la dinamica del “dono” venga attribuita ad un’alternativa dello scarto?

O piuttosto vorremmo che riguardasse l’habitus dei nostri stili di vita in termini di condivisione?

Sul principio della lotta allo spreco è stato strutturato il servizio mensa della Casa della Carità, avviato a gennaio di quest’anno e che ogni giorno offre da mangiare a 60 persone in difficoltà.

3 giorni a settimana infatti vengono ritirate le eccedenze alimentari da alcuni supermercati che hanno aderito all’iniziativa, e insieme ai prodotti alimentari donati da alcune aziende del territorio, ci permettono di coprire quasi il 90% del fabbisogno. Un grande risultato.

Una mensa quasi a costo “zero” quindi, col valore inestimabile della forza lavoro di tanti volontari che riescono ad utilizzare al meglio le risorse reperite, con fantasia, competenza e tanta buona volontà. Tuttavia nella riflessione pastorale delle scelte di campo, non possiamo perdere di vista l’obiettivo del nostro operato: la dignità dell’Uomo.

E come Cristiani non possiamo non chiederci: lo scarto è carità?

Papa Francesco al congresso internazionale di quest’anno sull’Enciclica “Deus Caritas Est” di Benedetto XVI, ha affermato: “L’atto di carità, infatti, non è solo un’elemosina per lavarsi la coscienza, include «un’attenzione d’amore rivolta all’altro» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 199), che considera l’altro «un’unica cosa con sé stesso» (cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 27, art. 2) e desidera condividere l’amicizia con Dio.

È certamente un fine da perseguire quello della lotta allo spreco, ma possiamo definire dignitoso riservare gli “scarti” di questo impero del consumismo che produce più di quanto sarebbe necessario, a chi non ha alcuna possibilità di scelta ed è quindi costretto ad accettarli?

Il dono, la carità in senso cristiano è un atto di amore e condivisione, e pur nel convenire l’importanza dei risultati fin qui ottenuti, non possiamo tapparci gli occhi e non considerare l’altro lato della medaglia di questo meccanismo, che rileva la necessità di smaltire un eccesso produttivo (spesso all’ultimo stadio della deperibilità e di qualità di partenza discutibile) e che ne promuove comunque la sussistenza attraverso le agevolazioni fiscali conseguenti la cessione, perpetuando così una certa idea di carità=elemosina che dà per scontata e dovuta la gratitudine di chi rimane negli ultimi anelli della società del consumo.

Gioire dei risultati ottenuti e delle iniziative legislative virtuose non deve far assopire il senso critico e il desiderio di una società più attenta al bene di tutti: del pianeta, nel monitoraggio dell’utilizzo delle risorse in maniera responsabile, e di coloro che lo abitano, portatori anch’essi di speranza per una vita migliore.


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