Fare silenzio e rompere il silenzio - CARITAS TREVISO

Fare silenzio e rompere il silenzio

L’odio si può fermare solo con l’amore e questo chiede di mettere a terra scelte di giustizia, di tutela dei diritti e di osservanza dei doveri in ogni angolo della terra. Il diritto alla libertà e alla dignità è valido per tutti, non solo per una parte del mondo.

Dinanzi all’immane tragedia della guerra che sta strappando la vita e il futuro a moltissime persone, siamo chiamati a fare silenzio. Ogni giorno siamo travolti da un fluire disordinato di parole, di opinioni, di teorie che hanno la presunzione di spiegare tutto, di ingabbiare la realtà in schemi che la dividono in posizioni contrapposte. Si respira il tentativo di salvaguardare una nostra presunta e altrettanto falsa neutralità. Si cercano sempre colpe e colpevoli, non si riesce ad abitare la terra delle proprie responsabilità. Il mondo sta attraversando un mondo di grande fatica e di profonda sofferenza, ma tutto ciò viene anestetizzato, perché ognuno ha le sue cose da portare avanti, ha i suoi obiettivi da perseguire. Stiamo smarrendo il legame della fraternità e davanti ai drammi, che colpiscono milioni e milioni di persone, ci limitiamo ad essere spettatori che osservano. Nell’immediato ci lasciamo prendere la mano dalla forza delle emozioni, ma ben presto imprigioniamo la realtà con le catene di una routine che appiattisce tutto sulla logica del tornaconto personale.

È necessario fare silenzio. Si tratta di fare spazio per ascoltare la vita, per percepire il grido lacerante di tanti fratelli sofferenti, per non lasciar cadere nell’oblio della dimenticanza la vita di tante persone morte per la crudeltà e l’ingiustizia della violenza, della guerra e della povertà. Il silenzio è lo spazio dove riscoprire la sacralità di ogni esistenza e dove onorare la dignità di ogni persona. È necessario trovare la forza e il coraggio per rompere il turbinio tumultuoso del chiacchiericcio e dei giudizi avventati. Non possiamo lasciare che la verità della storia venga stritolata e macinata dal torchio dell’individualismo e del potere. Ritrovare la cifra del silenzio è anche un’opportunità per riscoprire il sentimento della vergogna per la nostra indifferenza e la nostra neutralità. Ascoltare la voce della nostra coscienza ci aiuta a ritrovare la strada della responsabilità di essere ciascuno il custode del proprio fratello. Nel silenzio siamo chiamati a riscoprire la bellezza dell’I care come modalità concreta per continuare a sognare e ad impegnarsi per un mondo migliore. Mettendo a tacere parole vuote e inutili, abbiamo la possibilità di far tesoro del passato, abitare il presente e costruire il futuro offrendo fiducia e speranza a questa nostra umanità e a questo nostro tempo.

È importante però anche rompere il silenzio. Dinanzi ai drammi e alle ingiustizie che dilaniano la vita, siamo chiamati ad alzare una voce capace di denunciare e di chiedere perdono. Sono troppi i silenziosi omertosi e complici che inquinano il nostro cuore e le nostre scelte. Dinanzi alle ingiustizie che alimentano i conflitti, preferiamo arenarci nelle paludi del “non conosco e non voglio sapere”. Le sofferenze di interi popoli come quello palestinese, quello armeno, quello sudanese, quello ucraino, quello…. come il dramma di tante persone vicine di casa, ci sono note. Purtroppo preferiamo soffocarle in un silenzio assordante che male odora di compromesso, di ambiguità, di meschinità. Non possiamo continuare ad intrecciare le braccia, a rifugiarci in colpevoli affermazioni del tipo non possiamo farci nulla … sono cose troppo grandi … abbiamo già i nostri problemi. Troviamo insieme il coraggio di denunciare che le logiche del potere e degli interessi economici di pochi, sono causa di male e di morte. Impariamo a prendere le distanze da chi continua a seminare divisione, odio e vendetta. Prestiamo attenzione a chi ha l’abilità di coltivare la zizzania con parole sottili, prima che con il frastuono roboante delle armi. Questo è il tempo in cui siamo chiamati a rompere il silenzio per stare veramente dalla parte dei più deboli.

L’odio si può fermare solo con l’amore e questo chiede di mettere a terra scelte di giustizia, di tutela dei diritti e di osservanza dei doveri in ogni angolo della terra. Il diritto alla libertà e alla dignità è valido per tutti, non solo per una parte del mondo. L’albero non si cura dalle foglie, ma dalle radici. È necessario un cambio di rotta per dare futuro a questa umanità. Ognuno è chiamato a fare la sua parte ed è necessario rompere tutte quelle logiche che con parole ingannevoli cercano di spostare l’ago della bilancia dalla propria parte. Non ci sarà mai pace senza giustizia …. meditiamo in silenzio.

Don Davide Schiavon

31 ottobre 2023


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