Un anno di impegno quotidiano a favore delle persone più fragili e delle comunità del territorio
Il Bilancio sociale 2025 della Fondazione Caritas Treviso è stato presentato il giorno 28 maggio, presso la sala conferenze della Casa della Carità, con gli interventi del presidente della Fondazione, mons. Mauro Motterlini, del direttore della Caritas diocesana di Treviso, don Bruno Baratto, della vicedirettrice, Paola Pasqualini, e degli operatori Cecilia Gastaldon, Erika Della Bella, Francesco Zanon, Marcello Daniotti.
In apertura il presidente mons. Mauro Motterlini ha ricordato che questo è anche un momento per dire “Grazie a tutti gli operatori e volontari per il servizio offerto”.
Introduzione
“Oggi vi abbiamo invitati per dare comunicazione del Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso. I fatti di questi ultimi giorni potrebbero ridurre la nostra attività a fatto di cronaca. Oggi vogliamo darvi la possibilità di ampliare lo sguardo su molto altro che Caritas è e fa”, ha intredotto il direttore don Bruno Baratto.
La Caritas è un organismo pastorale della Chiesa di Treviso, con una struttura diocesana e molte presenze strutturate nei territori delle parrocchie e delle Collaborazioni pastorali. Per poter operare secondo quanto la legislazione italiana chiede, è stata aperta, a fine 2023, la Fondazione Caritas Treviso, tecnicamente un Ente del Terzo Settore (ETS).
Anche nella presentazione odierna, si mette in rilievo quello che è il mandato fondamentale di Caritas: è intervento pastorale con mandato pedagogico, ovvero accompagnare le comunità cristiane ad assumere sempre più uno stile di vita capace di rispondere alla chiamata del Vangelo a “farsi prossimo” in mille modi diversi di coloro che sono in difficoltà, i quali possono manifestare a loro volta mille tipi di necessità diverse (vedi Statuto Caritas art.1).
Caritas si impegna attraverso una “pedagogia dei fatti”, che si traduce in “opere segno”, capaci di farsi accanto in modi molto concreti a chi è in situazione di disagio. Ma questo non basta: fossero “soltanto opere” non sarebbero “opere Caritas”: hanno il loro senso nell’essere “segno”, ovvero provocazione il più possibile efficace a tutta la comunità e all’intera società civile, perché ci si attivi nella responsabilità di risposta a chi si trova nel bisogno e insieme a collaborare a rimuovere le cause strutturali del bisogno stesso, come anche papa Leone, come già prima papa Francesco, ci ricorda nella esortazione apostolica Dilexi te (cf. DT 10).
È un modo particolare di rendersi responsabili di quel “Bene comune di tutti” che è l’anima più profonda di ogni convivenza civile. Nelle attuali condizioni sociali, locali e internazionali, è un impegno che può avere effetti di lungo periodo sulla costruzione di una pace giusta e duratura.
Con il secondo Bilancio sociale, relativo alle attività del 2025, si vuole presentare e render conto di quanto la Fondazione ha compiuto, a nome della Caritas e di tutta la Chiesa diocesana. La presenza del Vicario generale, mons. Mauro Motterlini, che è anche presidente della Fondazione, è conferma autorevole da parte della Diocesi della coerenza dell’operato di Fondazione Caritas con le finalità sopra espresse.
Si rileva in particolare il proseguimento di quell’importante processo di partecipazione e corresponsabilità già presente nell’anno 2024, che è in linea con il processo pastorale di partecipazione sinodale diocesano e si vuole sempre più che diventi la cifra di tutto l’agire di Caritas, sia per quanto riguarda l’organizzazione interna, sia per quanto riguarda il coinvolgimento del territorio ecclesiale e civile diocesano.
Centro di Ascolto e Casa della Carità
Nel 2025 hanno usufruito dei servizi della Casa della Carità 777 persone. Sono state offerte 24.301 cene a 591 persone, 5.701 docce a 479 persone, 703 lavaggio abiti a 363 persone, 5.984 notti in accoglienza a 82 uomini, 269 notti a 7 donne, 2.356 ascolti per 567 persone che si sono recate in Centro di Ascolto, 279 delle quali accedevano per la prima volta.
I bisogni emersi dagli ascolti sono legati alla povertà economica, alla mancanza di alloggio, alla mancanza di lavoro e a questioni relative ai documenti.
Del totale di persone incontrate, l’87% sono uomini, di questi la metà ha tra i 25 e i 44 anni, cioè l’età in cui la persona è maggiormente attiva sia in termini lavorativi che di partecipazione sociale.
Inoltre, il 90% degli uomini in età lavorativa è di origine straniera e, tra questi, 3 su 5 sono portatori di problematiche legate alla mancanza di lavoro o alla precarietà di rapporti di lavoro e ad una mancanza di reddito. A questo aspetto si aggiunge la lenta e costosa burocrazia necessaria per l’ottenimento dei documenti e una salute precaria a seguito di soluzioni alloggiative malsane che precludono ulteriormente la possibilità di un’attività lavorativa costante.
Alla luce di questo spaccato, si fa presente, fra le varie e diverse situazioni, quella di giovani migranti che, anche a causa di un insieme di condizioni avverse a livello internazionale ma anche locale (sistema di accoglienza, contrasto con un clima culturale spesso non favorevole al loro inserimento, contraddizioni tra necessità di forza lavoro e problematica alloggiativa, non solo per gli stranieri, sfruttamento lavorativo e lavoro precario fino al lavoro irregolare…) rischiano di sprofondare in una condizione in cui non riescono a riproporre tutto quel che di positivo potrebbero mettere a disposizione del convivere civile e si riducono ad una situazione di bisogno sempre più degradante.
Non va dimenticato quel processo attivato già l’anno precedente grazie al progetto “Emmaus”, sostenuto da fondi 8xMille alla Chiesa cattolica, volto a rendere sempre più coinvolti e partecipi, anche nella progettualità, gli “ospiti della casa”, con attività mirate alla promozione di relazioni attente alle potenzialità e alle ricchezze delle persone.
Il progetto ha permesso la realizzazione di un percorso di formazione sulla partecipazione attiva di 12 incontri, condotto dalla “Federazione italiana Organismi per le persone senza dimora”. Durante il percorso è stata sperimentata una Suggestion box all’ingresso della mensa serale, rispetto al miglioramento del servizio e sono state realizzate 2 serate di discussione presso l’accoglienza notturna volte a scegliere, insieme agli accolti, come ripensare nell’uso e nell’arredo alcuni spazi comuni. Sono stati realizzati due murales ai piani dell’accoglienza notturna, secondo un approccio di arte partecipata, e a partire dalle proposte delle persone in situazione di fragilità, sono state realizzate 2 gite culturali a Bassano del Grappa e a Possagno, laboratori di arteterapia, riuso creativo e di cucina, a cui hanno partecipato persone senza dimora, operatori, volontari. Si è avviato un percorso teatrale in 15 incontri, che ha coinvolto come attori persone in situazione di fragilità che hanno realizzato uno spettacolo, messo in scena 2 volte con un pubblico di oltre 180 spettatori. Al termine dell’anno, un gruppo di accolti e di operatori ha ideato, organizzato e gestito un’esposizione in centro città dal titolo “Poveri… ma”, per narrare l’esperienza del processo partecipativo messo in atto; la mostra è stata visitata da oltre 150 cittadini e 2 gruppi giovani. Quello di “Emmaus” è uno dei processi che contribuisce ad alimentare la Casa della Carità come “opera segno” che chiama alla corresponsabilità e alla condivisione del prendersi cura. Tale processo continuerà a richiedere sia un investimento a livello di lavoro dei collaboratori, sia una prospettiva di lungo periodo perché diventi stile trasmissibile a chi giunge “nuovo” come beneficiario o come volontario.
Il momento di sospensione dei servizi, attuato qualche giorno fa, con sofferenza, a seguito di un fatto grave avvenuto in concomitanza della cena, non è voler rinnegare tali presupposti, quanto, piuttosto, darci uno spazio che aiuti a riflettere come continuare a prenderci cura dei più deboli in questo tempo in via di profonda trasformazione.
Giovani
Da tempo Caritas realizza interventi educativi rivolti agli istituti scolastici di primo e secondo grado del territorio, con moduli laboratoriali relativi a temi tra i quali l’educazione alla pace, al superamento e alla gestione dei conflitti, alla corresponsabilità, all’integrazione delle differenze. Durante l’anno scolastico sono stati realizzati percorsi formativi in 7 istituti secondari di primo grado, coinvolgendo 51 classi in 104 incontri, e in 9 istituti secondari di secondo grado, coinvolgendo 49 classi in 103 incontri. In totale, sono stati incontrati 2.200 studenti e studentesse.
Si pone, inoltre, attenzione al proseguimento della progettualità relativa ai “doposcuola territoriali” che fanno riferimento a varie parrocchie della diocesi. Sono 25 le realtà di doposcuola che hanno accompagnato 630 bambini e bambine dai 6 ai 16 anni, grazie all’impegno di insegnanti dedicati e di 215 volontari adulti e giovani universitari. Anche qui siamo presenti in ottica sussidiaria, con un accompagnamento formativo-pedagogico necessario ad attuare percorsi di Formazione Scuola Lavoro (FSL) all’interno dei doposcuola (in collaborazione con il Centro di servizi per il Volontariato di Treviso-Belluno); questo ha permesso a 150 studenti delle scuole superiori di sperimentarsi in questi servizi ai più piccoli.
Lo stile partecipativo in questa area di attività si prospetta innanzitutto come attenzione ad un “lavoro” sempre più organico e integrato di contrasto alla povertà educativa tra i vari soggetti che operano all’interno di questa iniziativa, coinvolgendo anche le stesse parrocchie sede degli interventi, e contribuendo così a quell’animazione del territorio con stile pedagogico proprio di Caritas.
Giustizia e carcere
Nel 2025 sono stati sostenuti i detenuti dei due istituti penitenziari (Casa Circondariale e Istituto Penale per Minori) con un totale di euro 15.000 per l’acquisto di indumenti, piccoli aiuti economici (ad esempio per poter telefonare a familiari e avvocati) e per beni di prima necessità come i prodotti per l’igiene personale, e sono stati predisposti e distribuiti ai detenuti 608 pacchi di indumenti. L’operatore di Fondazione Caritas Treviso ha affiancato i volontari dell’associazione La Prima Pietra in 7 ingressi presso la Casa Circondariale di Treviso per un’attività ricreativa; in collaborazione con la Cooperativa sociale Alternativa Ambiente è stato realizzato un laboratorio di manualità per circa 10 persone detenute; è stata realizzata un’attività di studio assistito settimanale nei mesi di luglio e agosto condotta da un gruppo di 6 insegnanti volontari. In Casa della Carità hanno svolto attività di volontariato 14 persone in permesso premio, in misura alternativa alla detenzione, in “Lavori di pubblica utilità” o percorsi di volontariato. In coordinamento con la cappellania penitenziaria della Casa Circondariale e dell’Istituto Penale per Minori, è stato realizzato, inoltre, nell’anno del Giubileo della speranza, un pellegrinaggio a Roma con il Vescovo in occasione del Giubileo dei detenuti con 5 detenuti e 4 funzionari penitenziari, che ha portato anche ad un significativo incontro diretto con papa Leone. Sono state organizzate feste con i familiari dei detenuti e numerosi incontri di convivialità all’interno del penitenziario e si è realizzata l’iniziativa diocesana “So-starci dentro” che ha permesso a 150 giovani l’incontro con i detenuti. Significativa anche la “Lettera della Chiesa che è in carcere alla Chiesa di Treviso”, a cui il Vescovo ha risposto non solo con una lettera scritta, ma anche attraverso un incontro con i detenuti e molti volontari e appartenenti alle comunità cristiane e dei Consigli Pastorale e Presbiterale diocesani, nel corso di una intensa celebrazione giubilare fatta nella casa circondariale di Santa Bona e del momento di convivialità che ne è seguito.
Grazie al progetto “Taste of justice” (sostenuto dal contributo dell’8xmille di Caritas Italiana) sono stati realizzati 8 incontri di formazione sulla giustizia riparativa con 28 partecipanti (giovani del territorio, volontari delle associazioni che si occupano di giustizia, volontari e collaboratori dell’ente, cittadini) e 4 incontri di Comunicazione non violenta con 34 partecipanti. Sono stati realizzati 11 eventi di diffusione sulla giustizia riparativa e sulla pace (incontri nelle scuole e con le comunità, proiezioni e dibattiti, cene tematiche, testimonianze di ex detenuti) che hanno coinvolto oltre 500 cittadini. Scegliere di investire sul tema della giustizia riparativa è stata una decisione strategica, ancora una volta, in ordine a favorire un cambio di mentalità, in questo caso nei confronti del rapporto tra persona, reato, colpa, pena e dello stigma che si crea nei confronti di un ex carcerato. È anche un modo non convenzionale per far interagire chi è coinvolto nello sconto della pena e chi, all’esterno, sbrigativamente si limita a condannare chi è stato condannato.
Il progetto ha inoltre supportato l’attività della casa “Il Sicomoro”, presso la quale sono accolte e accompagnate persone ex detenute o in misura alternativa alla detenzione. La casa è gestita da 13 volontari della parrocchia di Varago (TV) coordinati da un operatore della Fondazione dedicato. Sono stati erogati contributi per il supporto psicologico e per la spesa alimentare degli accolti e si è provveduto al riarredo degli spazi. Le persone ospiti presso la casa hanno vissuto svariati momenti di convivialità, 2 dei quali aperti alla cittadinanza.
Il volontariato e la solidarietà
La spina dorsale dei servizi offerti dalla Casa della Carità è rappresentata nel 2025 da 136 volontari che permettono di rendere la Casa un luogo ospitale ed il più possibile accogliente.
Tutte le attività sono sostenute da: contributi 8xMille alla Chiesa cattolica, erogazioni liberali/offerte di privati, e da altri contributi di soggetti privati. I contributi dell’8xMille sono € 1.022.450 e sono destinati ad iniziative di carità e a specifiche progettualità; le offerte liberali nel 2025 ammontano a € 425.433, il 17% in più rispetto all’anno precedente, a cui si aggiungono € 45.000 di un lascito testamentario; gli altri proventi sono pari a € 42.160.
Nel 2025 le donazioni sono state 1.530.
Vengono rispettate sempre le finalità indicate dal donatore e pertanto emerge che €264.097 sono stati raccolti per la gestione dei servizi della Casa della Carità, € 92.698 per emergenze internazionali (in tal caso vengono versate interamente a Caritas Italiana), € 43.199 per progetti di cooperazione internazionale rispettivamente in Mali, Togo e Serbia, € 25.439 offerte generiche.
L’entità dei contributi raccolti dice di una credibilità dell’operare Caritas, legato sia alla concretezza degli interventi sia alla trasparenza nella rendicontazione dell’uso dei fondi.
Nel 2025 si è pianificata anche la prima esperienza di Crowdfunding, che ha permesso di raccogliere € 26.903 euro per la mensa della Casa della Carità, attraverso l’intervento di 445 nuovi donatori. Anche per questo si è deciso di avviare una formazione specifica in merito al Fundraising. I primi frutti sono stati senz’altro incoraggianti: nella campagna avviata nell’Avvento-Natale 2025 si sono raccolti € 163.293 attraverso 361 donazioni.
Significativa in particolare la nuova mentalità a cui tale formazione ha aperto: ragionare nei termini di sviluppo di una “Cultura del dono”, promuovendo una mentalità che ha a che fare ancora una volta con il mandato fondamentale di Caritas, quello di far crescere nelle comunità cristiane e nella società civile la responsabilità del “prendersi cura”,, in modo gratuito degli altri più fragili, attraverso la messa a disposizione di risorse non solo economiche, ma anche umane, di competenze, di tempo, per far crescere il bene comune di tutti.
Rientra a pieno titolo nell’agire pastorale della Chiesa, infatti, l’impegno per il riconoscimento della dignità dei poveri e la promozione dell’inclusione di tutti nell’unica famiglia umana (cf. Dilexi te 97; 113).















