La lettera del Papa per la giornata di preghiera per la cura del Creato - CARITAS TREVISO

La lettera del Papa per la giornata di preghiera per la cura del Creato

 

La giornata di preghiera per la cura del creato del 1° settembre 2024 ha come tema: “Spera e agisci con il creato”. Papa Francesco anche quest’anno ha scritto una Lettera, densa di riflessioni e indicazioni, da accogliere come singoli e come comunità.

Abitati dallo Spirito, dono che diviene compito

Il testo parte con una domanda: quando siamo davvero credenti? Saremmo tentati di rispondere a partire da scelte e atteggiamenti nostri, mentre l’esperienza del credere è resa possibile dal fatto che in noi abita lo Spirito santo. Si tratta di un dono, ricco di molteplici frutti, che possono essere riassunti in un’unica realtà riversata nei nostri cuori: l’Amore stesso di Dio, l’amore che è Dio. Il Papa ci ricorda che qui sta la fonte di ogni possibile sperare: “Ecco la grande speranza: l’amore di Dio ha vinto, vince sempre e ancora vincerà”. Il dono peraltro si fa compito, che va eseguito in libertà, mediante una vita di fede “operosa nella carità e traboccante di speranza”.

Si delinea il compito della testimonianza, nella consapevolezza che “la speranza cristiana non delude, ma anche non illude”. Giustamente la lettera si chiede e ci chiede: dove, quando e come testimoniare, non rinunciando a sognare “animati da visioni di amore, di fratellanza, di amicizia e di giustizia”, ma con l’avvertenza di “sognare a occhi aperti”?.

Il gemito, tra sofferenza e desiderio

Il sogno di speranza va fatto a occhi aperti, pertanto ci si deve confrontare con la realtà: “Perché tanto male nel mondo? Perché tanta ingiustizia, tante guerre fratricide che fanno morire i bambini, distruggono le città, inquinano l’ambiente vitale dell’uomo, la madre terra violentata e devastata?”. Non possiamo pensare che interrogativi così brucianti abbiano risposte facili e consolatorie, eppure “la speranza cristiana entra nello spessore del dolore del mondo, che non coglie solo gli umani, ma l’intero universo”. Con le espressioni di Paolo apostolo nella lettera ai Romani possiamo riferirci al gemito, che è insieme gemito della creazione, dei cristiani e dello stesso Spirito. Come leggerlo? “Il gemere manifesta inquietudine e sofferenza, insieme ad anelito e desiderio”. Se da una parte questi gemiti possono rinviare al rantolo della morte, dall’altra siamo chiamati a viverli e condividerli come doglie del parto. Siamo, infatti, coinvolti nel “processo di una nuova nascita”, i cui “inizi sono minuscoli, ma i risultati attesi possono essere di una bellezza infinita”. Da tempo la riflessione teologica parla di una creazione continua, intrecciando così la visione di fede con i dati della scienza. “Continuamente attratta dal suo futuro, la creazione non è statica o chiusa in se stessa. Oggi, anche grazie alle scoperte della fisica contemporanea, il legame tra materia e spirito si presenta sempre più affascinante alla nostra conoscenza”.

La conversione negli stili di vita

Il dono della Pasqua del Cristo riguarda noi umani, ma spesso dimentichiamo che “la salvezza dell’uomo in Cristo è sicura speranza anche per il creato”.

A questa dimensione cosmica ci rinviano i sacramenti nelle loro componenti materiali: acqua, olio, pane, vino … “Sicché nella redenzione di Cristo è possibile contemplare in speranza il legame di solidarietà tra gli esseri umani e tutte le altre creature”. Collocarci in questa prospettiva, come singoli e come comunità, significa sentire l’appello dello Spirito alla conversione negli stili di vita. “Questa conversione consiste nel passare dall’arroganza di chi vuole dominare sugli altri e sulla natura – ridotta a oggetto da manipolare – all’umiltà di chi si prende cura degli altri e del creato”. Riconoscendo che “un potere incontrollato genera mostri e si ritorce contro noi stessi”, il Papa chiarisce il titolo della Lettera: “Sperare e agire con il creato significa unire le forze e, camminando insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, contribuire a ripensare alla questione del potere umano, al suo significato e ai suoi limiti”. Possiamo farlo sintonizzandoci con il dono che ci abita: “L’obbedienza allo Spirito d’amore cambia radicalmente l’atteggiamento dell’uomo: da «predatore» a «coltivatore» del giardino”.

Da La Vita del Popolo, don Dario Vivian


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