Diventare dimore di amore e speranza - CARITAS TREVISO

Diventare dimore di amore e speranza

Abbiamo iniziato il cammino dell’Avvento che ci porta a celebrare la straordinaria scelta di Dio di essere per sempre con noi, di porre la sua dimora in mezzo a noi. Dio ci parla attraverso il dono della Sua Parola e attraverso la vita di tutti i giorni. Ci rivolge un invito chiaro a destare il nostro cuore dal rischio sempre presente di essere assopito dall’anestesia dell’indifferenza o da fughe verso mondi altri.

Essere vigilanti non significa lasciarci vincere dalla logica del sospetto e della sfiducia. Dinanzi all’opera del Male non dobbiamo chinare il capo, ma siamo chiamati a ritrovare la bellezza di percorrere sentieri di libertà e di verità. È necessario che maturi in noi la chiara consapevolezza che il Male sta in questo tempo attaccando in maniera violenta l’umanità, perché c’è un oceano di Bene che sta fiorendo. Più il Bene cresce, più il Male diventa violento. E qui siamo chiamati ad affidarci alla Misericordia di Dio che mai ci lascerà soli. Non dobbiamo temere, perché l’Amore di Dio sanerà ogni nostra ferita, ogni nostra fatica.

Questo è il tempo dell’attesa, un attesa che chiede di essere vissuta con impegno e responsabilità. È l’ora in cui ciascuno è chiamato ad aprire le porte del proprio cuore per dare cittadinanza ai grandi desideri di Dio e degli uomini di buona volontà. Siamo chiamati ad abbandonare le rotte di piccolo cabotaggio, per prendere il largo, per osare oltre ogni umana speranza. Un mondo impregnato d’amore e misericordia, il riconoscere che siamo una unica famiglia umana non possono essere desideri intrappolati nei vortici dell’utopia.

Vivere questo tempo significa lasciare che il nostro cuore arda del desiderio di qualcosa di nuovo, sorprendente, vero. Dobbiamo lasciarci rapire dall’inedito che la Misericordia di Dio va tracciando nel solco della storia dell’umanità. È lo stupore di un Amore che si fa debolezza, che nella carne di un mite bambino si consegna ai nostri sguardi.

Ma l’uomo d’oggi, o meglio noi, attendiamo qualcosa da questo tempo ? C’è una novità, un desiderio che ci fa ardere il cuore o siamo rassegnati alla sonnolenza e alla tiepidezza della sopravvivenza ? Dinanzi alle violenze, ai drammi, alla sofferenza di tanta umanità non possiamo non attendere con forza il dono della pace e della comunione.

Viviamo in un contesto dove sovente ciascuno è arroccato a difendere il suo benessere, il suo piccolo orticello. Con estrema facilità si innalzano steccati di indifferenza, per non voler vedere, per non voler conoscere. Ci si barrica dietro ad una montagna di paure e di scuse per evitare di incrociare nel nostro cammino le storie ed i volti di quanti si trovano ad affrontare il deserto della povertà e della sofferenza. Prevale l’indifferenza e non si è più in grado di cogliere il volto del fratello che bussa alla porta del nostro. Stiamo divenendo sempre più guardinghi ed ostili, ci lasciamo vincere dalla paura dell’altro. Tiriamo diritto dinanzi a tutte quelle persone che restano relegate ai bordi dell’umanità.

Il Signore ci invita a raddrizzare i sentieri del nostro cammino, ritrovando la via della fraternità e della promozione della dignità di ogni uomo. Ci chiama a ricolmare il burrone della nostra indifferenza costruendo ponti di solidarietà e relazioni vivi con chi è emarginato ed è relegato ai margini della società. Ci chiede di abbassare i monti del nostro orgoglio e della nostra presunzione che come lama tagliente separano l’umanità secondo logiche di potere e di tornaconto personale. Ci chiama a spianare la strada dell’accoglienza per superare le resistenze e i timori dei nostri cuori. Siamo inviatati a ritrovare la cifra profondamente “umana” dell’essere uno in profonda relazione con l’altro.

Aprire il cuore significa diventare, giorno per giorno, luoghi accoglienti, dimore aperte alla vita e capaci di condividere percorsi di guarigione e di salvezza. L’accoglienza dell’altro per quello che è, con i suoi pregi ed i suoi difetti, con i suoi dolori e le sue gioie, è una grande opera di misericordia. Accogliere chi cammina al nostro fianco e riconoscerne la profonda dignità di uomo e di figlio di Dio è la grande rivoluzione che siamo chiamati a vivere oggi. Non siamo chiamati a moltiplicare i servizi, ma a cambiare le relazioni, da frettolose ad appassionate, da indifferenti a compassionevoli, da fredde a calde, da superficiali ad autentiche.

Il Signore ci doni di diventare sempre più casa accogliente per ogni persona, per ogni fratello che incrociamo sulla nostra strada, nella consapevolezza che nulla è a caso, ma tutto è dono sorprendente di Dio.


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