Essere la luce in fondo al tunnel - CARITAS TREVISO

Essere la luce in fondo al tunnel

“Siamo chiamati a vivere una profonda conversione che ci porti a custodire l’accesso ai diritti fondamentali per ogni uomo, partendo dal vivere, in prima persona, l’osservanza dei doveri che sono a garanzia di una convivenza pacifica e del bene comune” 

La vita è un dono meraviglioso che ci invita ad aprirci verso l’ignoto e l’infinito con il cuore carico di interrogativi, come fanno i bambini. Anzi, direi, che l’esistenza è una domanda aperta che ci chiede di essere sempre in cammino, di non arroccarci in posizioni rigide e schematiche. Stiamo attraversando un periodo di buio, di decadenza in cui con grande facilità si scavalca e si calpesta la dignità dell’uomo. Stiamo commettendo l’errore di credere che la complessità e la complicatezza siano caratteristiche esclusive di questo tempo. Non è così, non cadiamo nella deriva presuntuosa di essere i più “sfortunati” della storia dell’umanità. Ogni epoca ha le sue pagine buie con le proprie ambiguità e nefandezze. Chiede di essere affrontata con il desiderio mai domo della verità, con il sogno di un mondo migliore dove a ciascuno vengono riconosciuti i diritti legati alla propria sacralità e dove ognuno vive la gioia di adempiere ai propri doveri per il bene comune, per il bene di tutti, per la giustizia. Ci è offerta la possibilità concreta di «far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani».

È fondamentale, per tutti, un cambio di passo, un cambio di rotta. Non possiamo permetterci di sprecare ancora energie e risorse, non possiamo dilapidare il patrimonio dell’umano in sterili diatribe e rivendicazioni dei propri diritti, sorvolando con troppa superficialità sulle nostre inadempienze circa doveri in relazione al bene comune che più che un fondamento sembra essere stato ridotto ad uno slogan utopico. Per vivere questo tempo come una opportunità, come una occasione favorevole siamo chiamati, con grande umiltà, a vivere due processi radicali: la conversione e l’obbedienza. Siamo invitati a metterci in gioco in prima persona. Non possiamo continuare a ricercare i “colpevoli”, ad addossare tutte le responsabilità a chi porta il “fardello” del governare. Questo non significa non richiamare al proprio dovere chi ha ruoli di responsabilità, ma neanche continuare a demolire ogni tentativo perché l’importante è dissentire, perché la realtà che va messa al centro sempre sono “io”. Se non riusciamo a vivere una profonda conversione dall’io al noi, se non usciamo dal circolo vizioso delle contrapposizioni sprofonderemo nel pantano della divisione e della reciproca ostilità. Da molte parti si alzano grida per le scelte, sempre discutibili, che i governanti stanno facendo in questo tempo di grande incertezza e fragilità.

Si prendono degli spaccati di vita e si assolutizzano, dimenticando che è necessario maturare una visione d’insieme. Si percepisce forte, in questo tempo, la limitazione della propria libertà, la minaccia al proprio benessere, senza avere il coraggio di assumerci la responsabilità di dinamiche di indifferenza e di logiche egoistiche che hanno lasciato andare alla deriva “pezzi” di umanità. Rivendichiamo il nostro diritto alla libertà, ma ci dimentichiamo che le scelte, anche personali, di questi ultimi decenni hanno favorito il nostro benessere sulla privazione dei diritti di molti, sul sangue di tanti fratelli e sorelle che semplicemente abbiamo ingabbiato sotto l’etichetta dei più “sfortunati”. La libertà è sacra, dissentire è un diritto, ma non può mai essere disgiunto dal rispetto della dignità di tutti.

Siamo chiamati a vivere una profonda conversione che ci porti a custodire l’accesso ai diritti fondamentali per ogni uomo, partendo dal vivere, in prima persona, l’osservanza dei doveri che sono a garanzia di una convivenza pacifica e del bene comune. Un secondo processo che siamo chiamati a riscoprire è quello dell’obbedienza. Si tratta di obbedire alla vita, abitando questo tempo con speranza e fiducia. È necessario ascoltare con la disponibilità a discernere, a capire in profondità quella che è la strada che il Signore ci sta indicando. Lo dobbiamo fare insieme e con pazienza, in maniera tempestiva, ma senza la fretta di voler preservare i nostri personali privilegi. Obbedire significa ascoltare questa nostra storia, con la finalità che sia realmente trasformata dalla Grazia di Dio. Ci sono molti segni dei tempi che ci chiedono di “starci”, di fare scelte orientate a dismettere le vesti sfarzose del privilegio e del potere, per vestire il grembiule della fraternità e dell’umiltà. La vera profezia di questi giorni è quella di un’obbedienza che mette al centro la verità e la libertà dell’uomo, secondo la logica del Regno, che è cosa diversa rispetto ad un dissenso aggressivo e ad una disobbedienza ideologica, sbandierata come “nuova profezia” anche all’interno della chiesa. Quando don Lorenzo Milani affermava che l’obbedienza non è più una virtù, ha vissuto il suo dissenso abitando con obbedienza la sua storia, assumendosi la responsabilità del cambiamento. Sono attualissime le parole di Mahatma Gandhi che ci ricordava che ognuno di noi è chiamato ad essere il cambiamento che vuol vedere nel mondo. Pone qualche interrogativo ascoltare inviti alla disobbedienza proclamati da persone che vivono in fuga, nel fortino delle proprie sicurezze, abituati ad obbedire solo a sé stessi, con la convinzione di essere voce profetica. Questa “disobbedienza autoreferenziale” non è più una virtù, anzi non lo è mai stata.

Dinanzi alle fatiche di questo tempo, non ci sono facili soluzioni. Siamo chiamati a starci, evitando la logica di Babele dove ognuno afferma la propria “libertà” e i propri “diritti”, dimenticandosi della collettività. Siamo chiamati a camminare insieme, a riappropriarci della libertà di pensiero che ci ricorda che ogni obbedienza o disobbedienza cieca, porta fuori strada. La verità e la libertà sono elementi fondamentali della vita che ci chiedono di camminare insieme per scegliere insieme il Bello, il Vero e il Buono che fa bene a tutti. La meta è il cammino, nessuno ha in tasca la verità. Viviamo del desiderio di essere, ciascuno per la propria parte, la luce in fondo al tunnel.

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28 settembre 2021

 


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