Scelta di campo - CARITAS TARVISINA

Scelta di campo

“Impegniamoci a mettere in campo scelte che sappiano promuovere la vita, che riescano ad esprimere la gratitudine per il dono della vita. Cambiamo sguardo e partiamo dal bello, dal buono e dal vero che ci è stato donato”

 

Stupore, meraviglia. Sono questi i sentimenti che mi accompagnano dinanzi alle pennellate uniche che i vari elementi della natura regalano in queste giornate autunnali. Il linguaggio di madre terra offre delle carezze uniche in ogni stagione della vita. Ogni frammento di tempo e ogni angolo racchiude un qualcosa di unico ed originale che fa gustare il sapore unico del bello, del buono e del vero. Dinanzi a tutto questo, sta crescendo sempre più in me la consapevolezza, che tutto quello che ci circonda è carico di bellezza ed è espressione dell’amorevole accoglienza e cura che Dio riserva a tutte le sue creature. Tutto il creato, tutta l’umanità è unita da unico filo rosso che si chiama armonia, che si chiama pace.

Mi sono chiesto allora perché non riusciamo a vedere e a vivere secondo questa armonia. È normale che il grande capolavoro di Dio porti anche i segni di qualche nostro scarabocchio? Il grande rischio però è proprio quello di fermarsi a guardare queste storture, perdendo la visione d’insieme. Frantumiamo la realtà in mille pezzetti e non siamo più capaci di ricomporre quell’unità e quella comunione ad immagine e somiglianza della quale siamo stati creati. Ci perdiamo nelle nostre ideologie individualiste e sprofondiamo negli abissi della sfiducia e dello sconforto. Ci lasciamo irretire dalle paure e reagiamo con aggressività quando percepiamo che gli altri sono una minaccia alla nostra libertà e al nostro benessere. Alziamo muri per difenderci, per non vedere, per non sentire, per goderci la nostra “pace”. In molti angoli della terra si consumano, anche in questi giorni, drammi atroci che frantumano sogni e speranze, che spezzano la vita. La superbia umana, le logiche di potere e di sopraffazione inquinano il nostro sguardo e ci portano molto lontano da quella visione armoniosa e pacifica che sta alla base di tutta la creazione. Luoghi meravigliosi che donano agli occhi spettacoli e colori unici, si trasformano in spazi, sordi e muti, che celano per sempre il grido di dolore, sofferenza e morte di milioni di persone. È così che le profondità cristalline del Mar Mediterraneo e le ampie e lucenti distese del deserto del Sahara diventano immensi cimiteri per migliaia di migranti. Negli abissi del mare e sotto le dune delle sabbie restano sepolti per sempre sogni, speranze, desideri di una vita nuova. È così che la rotta balcanica da via di incontri, culla e memoria viva della cultura mitteleuropea diventi teatro del famigerato “game” di moltissimi migranti. È una via che serba nel suo freddo grembo le speranze di molti uomini e donne che si infrangono sui muri dei nazionalismi e sui gelidi respingimenti delle diverse polizie di frontiera che sono uno sfregio alla libertà e alla dignità dell’uomo. È così che la foresta di Białowieża, in Bielorussia al confine con la Polonia, da spazio in cui lasciare ampio respiro alla fantasia, alla fiaba, al mistero diventi foresta dell’orrore dove il buio dell’individualismo e il gelo dell’indifferenza inghiotte e stritola la vita di molte persone. E così molti altri luoghi che non possiamo dimenticare.

Questa è la realtà? È la verità? Perché esistono luoghi di morte così tremendi? Il nascere ad una latitudine piuttosto che ad un’altra è solo una questione di destino, di fortuna, di fato? Dio non vede queste spaventose ingiustizie? Perché non interviene? Perché non pone un freno a questa drammatica deriva dell’umanità? La risposta che mi sembra cogliere venga dalla natura stessa è molto chiara e precisa. Anche la terra quando è violata e abusata, grida tutto il suo dolore e ci mostra il suo lato ostile (reso tale dallo sfregio dell’uomo). Non riusciamo più ad abitare con armonia e stupore luoghi meravigliosi come il mare, il deserto, i monti, le foreste. Questi luoghi non hanno perso il loro fascino, non sono diventati nemici dell’uomo. Ciò che sta accadendo è che le logiche del potere e della violenza li hanno trasformati in luoghi di sofferenza dove i più fragili e vulnerabili continuano ogni giorno ad incontrare la disperazione e la morte. La bellezza del creato può essere gustata e vissuta come fonte di vita solo nella misura in cui saremo in grado di custodire e onorare la vita in ogni sua forma. Quando calpestiamo la sacralità della vita ci lasciamo imprigionare dalle logiche dell’iniquità e riusciamo a vedere solo il nostro interesse personale. Qui si innescano le fratture dolorose e le diseguaglianze laceranti che frantumano la concordia umana, che tolgono la speranza, la fiducia, l’orizzonte della vita. Non ci sono luoghi pieni di vita e altri di morte. Sono le scelte degli uomini a renderli tali. Impegniamoci a mettere in campo scelte che sappiano promuovere la vita, che riescano ad esprimere la gratitudine per il dono della vita. Cambiamo sguardo e partiamo dal bello, dal buono e dal vero che ci è stato donato.

Concludo con un segno di speranza che sta brillando in questi giorni, in Polonia, vicino al confine con la foresta di Białowieża. Nel buio in cui è precipitata la Fortezza Europa, c’è ancora una speranza fatta di piccole lucine verdi che brillano quasi spudoratamente oltre le teste dei soldati, il filo spinato e le camionette della polizia che sigillano il confine tra Polonia e Bielorussia. Raggi che riescono, loro sì, a superare il nero della foresta dove sono intrappolati migliaia di richiedenti asilo diretti verso l’Europa. «Queste luci servono per far sapere a quei ragazzi che ci sono posti sicuri e caldi dove trovare riparo».

Mikołaj Cierpisław ha 95 anni e vive ai margini di Werstok, un minuscolo villaggio al confine. Lui, come decine di polacchi, ha deciso di fare la sua parte, accendere una luce verde alla finestra e aprire la sua casa a chi ha bisogno. Una lampadina verde non l’aveva, quindi ha fatto foderato con della plastica colorata tutta la finestra. «Almeno si vede bene», protesta. Sul tavolo del soggiorno ha allestito un samovar che tiene il tè al caldo, bicchierini di plastica rossa e biscotti. In cucina mostra una pentola con una zuppa di pollo già pronta: «Così in caso arrivino…». Mikołaj è burbero, al nipote, che gli porta la spesa una volta alla settimana, impartisce ordini: «Deve dare una mano anche lui, deve restituire il favore, perché sennò non sarebbe mai nato». E quale sarebbe questo favore? «Quando avevo 14 anni qui sono arrivati i nazisti. Hanno occupato la città, siamo rimasti senza nulla. Qualcuno ci aiutò, sennò non saremmo sopravvissuti. Poi sono arrivati i russi, e la storia si è ripetuta. E ancora qualcuno ci aiutò, non so neanche chi fosse. Ora tocca a me ricambiare».

Ora spetta a noi abitare il creato da creature, non da padroni. Ora è compito nostro custodire e salvaguardare la dignità di ognuno. Ora tocca proprio a noi tracciare sentieri di armonia, dignità, libertà e bellezza per tutti, proprio per tutti …

23 novembre 2021

 

 

 


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