Abitare con coraggio il cambiamento - CARITAS TREVISO

Abitare con coraggio il cambiamento

donQuanto è successo martedì 9 giugno, con l’abbandono di 14 profughi a Montebelluna e la collocazione di oltre 50 persone nell’area dell’ex caserma Salsa, è stato un colpo micidiale per il cuore e per il cammino di tutela dei diritti di cui questa terra veneta deve andare fiera. Ripenso a quei momenti vissuti in prima persona cogliendo lo smarrimento e la paura di quei giovani migranti che dopo l’agonia dell’attesa in Libia e la terribile traversata del Mediterraneo pensavano di essere approdati in un terra carica di speranza e di luce. Invece no … si sono ritrovati in un luogo non solo indecoroso, ma veramente spaventoso, avvolto da dense tenebre ed impregnato di abbandono e desolazione. Una prima accoglienza da parte dell’ Italia … mica male ! E questo perché ? Perché dinanzi ad un mondo che cambia c’è chi continua ad arroccarsi nel voler conservare a tutti i costi i propri privilegi di casta che può disporre del destino altrui in base ad una non ben definita, quanto assurda, superiorità. Perché quando era il momento di fare qualcosa non lo si è fatto e perché, e questo accade solo nella politica, chi sbaglia non è responsabile dei suoi errori, ma li scarica sulle contingenze della situazione. In qualsiasi campo chi sbaglia paga, in politica è diverso. Perché ? Come si può continuare a dire, dinanzi ad un fenomeno migratorio epocale, che non ci aspettavamo degli arrivi nel nostro territorio ? Come si può continuare a dire, facendo leva sulla paura, che i profughi assolutamente vanno respinti perché non li vogliamo nella nostra terra ! È come dire se siamo d’accordo o meno con una grandinata: semplicemente assurdo ! Ci si scaglia, in modo ridicolo e pretestuoso, contro le leggi europee, sapendo bene che ad oggi non ci sono mezzi legislativi per bloccare questo flusso, dato che proprio chi grida è chi ha firmato certi trattati. Sinceramente credo che non essere in grado di affrontare l’immigrazione né come problema né come opportunità, ma viverla solo come una chiave che fa vincere o perdere le elezioni e quindi certi privilegi, sia veramente azione di basso retaggio, ben lontano dalla nobile e alta arte della politica. Questa grettezza non è solo un insulto all’intelligenza umana, ma è una vera e propria presa in giro. L’immigrazione è una realtà complessa, ma chiede a ciascuno di non abdicare alla propria capacità di riflessione e di vivere un confronto serio e maturo. È giunto il momento di riprendere in mano l’esercizio della propria libertà e responsabilità, per essere veramente cittadinanza attiva, non solo a parole ma con le scelte quotidiane.

Martedì sera dinanzi a questa umanità calpestata, così come nel quotidiano quando viene infangata la dignità di qualsiasi persona, come Caritas abbiamo detto di no a questa logica. Noi ci impegniamo nel nostro piccolo a dare una mano al di là delle diversità di etnia, religione, cultura. Come detto l’accoglienza dei migranti non è gestita in modo serio dal governo e dalle istituzioni e potrebbe veramente diventare problematica. Noi crediamo che dinanzi a tutti i problemi non ci si può girare dall’altra parte, ma che ognuno deve fare il suo. Noi siamo nulla, ma desideriamo capovolgere quella logica che vuole metterci gli uni contro gli altri, che spinge verso una guerra tra poveri. Possiamo trasformare l’accoglienza dei migranti in opportunità. Molti rappresentanti delle Istituzioni dicono di no ai migranti (posizione rispettabilissima), ma che cosa stanno facendo per la nostra gente ? Con questo non voglio convincere nessuno, ma solo dire che forse se ci tiriamo fuori da questa logica di guerra tra i poveri, qualcosa di migliore lo possiamo costruire anche per i nostri figli.

Dinanzi al fenomeno migratorio come a qualsiasi altra povertà che segna la vita di tante persone, mi sembrano cariche di speranza e fiducia le parole che il Vescovo Mons. Gardin, ha rivolto il 10 giugno, nella Santa Messa in onore del Beato Enrico, ai volontari della Caritas: “Vorrei dire grazie a voi che operate nella Caritas e a tutti coloro che nelle nostre comunità donano energie, tempo, risorse varie ai più poveri; a voi che siete mossi dalla passione verso i fratelli e le sorelle che, in tanti modi, anche silenziosi, e a partire da tanti bisogni, non solo materiali, tendono la mano; a voi che non riuscite ad avere il cuore in pace finché vi saranno persone che soffrono a causa delle ingiustizie e degli egoismi del mondo. Lo ripeto: abbiamo bisogno di voi. Continuate ad essere per tutti noi testimonianza e provocazione evangelica”.


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