Siria: trovato un accordo dopo giorni di scontri - CARITAS TREVISO

Siria: trovato un accordo dopo giorni di scontri

Almeno 140mila sfollati, dieci morti e decine di feriti

 

La situazione in Siria si era aggravata nei primi giorni dell’anno ma domenica tutti i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno lasciato la città siriana di Aleppo, grazie a un accordo di cessate il fuoco raggiunto con il governo centrale siriano. L’accordo pone fine a giorni di scontri intensi in città tra le SDF e le milizie del governo, in cui erano stati uccisi 21 civili e migliaia di persone erano state costrette a lasciare le proprie case per fuggire alle violenze.

L’accordo è stato raggiunto domenica grazie alla mediazione, tra gli altri, degli Stati Uniti. I combattenti curdi hanno cominciato a lasciare Aleppo venerdì, e gli ultimi se ne sono andati domenica, portati via tramite autobus appositi. Gli scontri sono il sintomo della scarsa fiducia ancora presente tra le forze curde, che hanno un esercito di fatto autonomo, e quelle siriane fedeli al governo centrale del presidente Ahmed al Sharaa. I negoziati per integrare i curdi nell’esercito siriano sono in corso da mesi, ma con risultati parziali.

Aggiornamento al 13 gennaio

Davide Chiarot , trevigiano operatore di Caritas Italiana, ci diceva questa mattina: «E’ stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco tra l’esercito governativo e le milizie curde, dando loro la possibilità di ritirarsi, disarmando coloro che volevano restare, e dando la possibilità alla popolazione di ritornare alle proprie case anche nei quartieri curdi, dopo aver messo in sicurezza la zona. Da vedere se questo prelude ad un ritorno dei curdi al tavolo di trattativa con il governo, dopo aver verificato la determinazione del governo e dell’esercito siriano, e si riesce a concordare una messa in atto delle intese raggiunte a marzo, o se si rischia piuttosto uno scontro ancora più diffuso. Ancora una volta, la situazione si evolve di giorno in giorno. Importante essere riusciti, come comunità cristiane anche di diverse confessione, a mettere in atto alcune attività di sostegno alla popolazione».

Le prime notizie e testimonianze dei giorni di tensione

La situazione in Siria era tornata ad aggravarsi a un mese dall’anniversario della Liberazione, quando in molte città e piazze si è celebrato il primo anno dalla caduta del regime del clan Assad, si era riaccesa la tensione ad Aleppo tra le SDF (forze armate a maggioranza curda) e l’esercito siriano.

Da anni le forze curde controllano i quartieri di Ashafieh e Sheikh Maqsoud, nella zona nord-ovest della città, oltre a una vasta area della Siria nord-orientale. Dal 10 marzo scorso era stato avviato un percorso di mediazione politica finalizzato all’integrazione delle forze militari curde nell’esercito regolare e alla definizione dei rapporti tra il governo centrale di Damasco e i territori controllati dai curdi. Il dialogo non ha però prodotto risultati concreti e la crescente sfiducia tra le parti ha alimentato nuove tensioni, sfociate in particolare ad Aleppo.

Dopo alcuni episodi di scontri armati nelle scorse settimane, che avevano portato a un fragile cessate il fuoco, da martedì 6 gennaio si erano ripresi scontri violenti. Nella mattinata di mercoledì 7 gennaio il Comando Operativo dell’Esercito Siriano aveva comunicato che i quartieri di Ashafieh e Sheikh Maqsoud sarebbero stati considerati obiettivi militari legittimi a seguito della grave escalation, invitando i residenti ad allontanarsi dalle postazioni SDF attraverso corridoi umanitari. Dalle ore 15:00 di mercoledì l’area era completamente chiusa e sottoposta a coprifuoco.

 

Emergenza umanitaria: esodo di massa e servizi sospesi

Secondo le stime diffuse dall’Ufficio del Governatore di Aleppo, almeno 140.000 persone avevano abbandonato i quartieri teatro degli scontri. Alcuni sfollati avevano trovato rifugio presso parenti o conoscenti in altre zone della città, altri si sono diretti verso Afrin, mentre una parte è ospitata in centri predisposti dalla Protezione Civile Siriana. Anche alcune Chiese cristiane di Aleppo hanno aperto le porte agli sfollati, mettendo a disposizione gli spazi disponibili.

Nel corso dell’offensiva erano stati segnalati attacchi anche a ospedali, al dormitorio universitario e a circa 30 strutture governative.

 

Caritas sul campo

«Questa nuova escalation militare colpisce una popolazione già duramente provata da anni di conflitto», dichiarava nei giorni di tensione don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. «Le persone stanno pagando ancora una volta il prezzo più alto: famiglie costrette a fuggire comunità che vedono allontanarsi le prospettive di pace e ricostruzione. Come Caritas continuiamo a chiedere che la tutela dei civili e l’accesso umanitario siano garantiti e che il dialogo torni ad essere l’unica strada possibile».

Dalla città di Aleppo, raccontava Davide Chiarot, trevigiano operatore di Caritas Italiana: «Oggi l’esercito siriano ha lanciato un attacco intenso verso i quartieri curdi, dopo aver dispiegato nei giorni scorsi carri armati e mezzi pesanti. Ieri lunghe file di auto, autobus, furgoni e persone a piedi hanno riempito le strade, con migliaia di persone alla ricerca di un luogo sicuro dove rifugiarsi. Risuonano le esplosioni e i forti colpi di artiglieria e armi pesanti, mentre arrivano notizie di attacchi anche a strutture civili».

«In una situazione già estremamente fragile per il Paese – prosegue – questa nuova escalation pesa come un macigno sui sogni di pace e di ricostruzione della popolazione. Come Caritas Italiana ci stiamo attivando, in coordinamento con le realtà della Chiesa locale, per rispondere alle prime necessità più urgenti: coperte, materassi, pannolini e latte in polvere per i bambini, prodotti per l’igiene e cibo. È già stato acquistato un primo stock di pannolini per bambini e la distribuzione è attualmente in corso. La speranza è che si giunga quanto prima a un accordo per evitare che il conflitto si estenda ad altre zone del Paese e che gli sfollati possano rientrare nelle proprie case. Nei prossimi giorni valuteremo come rafforzare ulteriormente l’assistenza, in base all’evoluzione del conflitto».

Aggiornato il 13 Gennaio 2026


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