Almeno 140mila sfollati, dieci morti e decine di feriti
La situazione in Siria torna ad aggravarsi. A un mese dall’anniversario della Liberazione, quando in molte città e piazze si è celebrato il primo anno dalla caduta del regime del clan Assad, si è riaccesa la tensione ad Aleppo tra le SDF (forze armate a maggioranza curda) e l’esercito siriano.
Da anni le forze curde controllano i quartieri di Ashafieh e Sheikh Maqsoud, nella zona nord-ovest della città, oltre a una vasta area della Siria nord-orientale. Dal 10 marzo scorso era stato avviato un percorso di mediazione politica finalizzato all’integrazione delle forze militari curde nell’esercito regolare e alla definizione dei rapporti tra il governo centrale di Damasco e i territori controllati dai curdi. Il dialogo non ha però prodotto risultati concreti e la crescente sfiducia tra le parti ha alimentato nuove tensioni, sfociate in particolare ad Aleppo.
Dopo alcuni episodi di scontri armati nelle scorse settimane, che avevano portato a un fragile cessate il fuoco, da martedì 6 gennaio sono ripresi scontri violenti. Nella mattinata di mercoledì 7 gennaio il Comando Operativo dell’Esercito Siriano ha comunicato che i quartieri di Ashafieh e Sheikh Maqsoud sarebbero stati considerati obiettivi militari legittimi a seguito della grave escalation, invitando i residenti ad allontanarsi dalle postazioni SDF attraverso corridoi umanitari. Dalle ore 15:00 di mercoledì l’area è completamente chiusa e sottoposta a coprifuoco.
Emergenza umanitaria: esodo di massa e servizi sospesi
Secondo le stime diffuse dall’Ufficio del Governatore di Aleppo, almeno 140.000 persone hanno abbandonato i quartieri teatro degli scontri. Alcuni sfollati hanno trovato rifugio presso parenti o conoscenti in altre zone della città, altri si sono diretti verso Afrin, mentre una parte è ospitata in centri predisposti dalla Protezione Civile Siriana. Anche alcune Chiese cristiane di Aleppo hanno aperto le porte agli sfollati, mettendo a disposizione gli spazi disponibili.
Nel corso dell’offensiva vengono segnalati attacchi anche a ospedali, al dormitorio universitario e a circa 30 strutture governative. Secondo il Vice Ministro dell’Informazione Obada Kojan, il bilancio provvisorio è di 10 morti e 88 feriti, ma si teme che il numero possa aumentare. Da alcuni giorni sono sospese le lezioni nelle scuole e nelle università e risultano chiusi tutti gli uffici pubblici. Al momento non si registrano interruzioni significative dei servizi essenziali come acqua, elettricità e connessione internet.
Caritas sul campo
«Questa nuova escalation militare colpisce una popolazione già duramente provata da anni di conflitto», dichiara don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. «Le persone stanno pagando ancora una volta il prezzo più alto: famiglie costrette a fuggire comunità che vedono allontanarsi le prospettive di pace e ricostruzione. Come Caritas continuiamo a chiedere che la tutela dei civili e l’accesso umanitario siano garantiti e che il dialogo torni ad essere l’unica strada possibile».
Dalla città di Aleppo, racconta Davide Chiarot, trevigiano operatore di Caritas Italiana: «Oggi, a partire dalle 13:30 locali, l’esercito siriano ha lanciato un attacco intenso verso i quartieri curdi, dopo aver dispiegato nei giorni scorsi carri armati e mezzi pesanti. Ieri lunghe file di auto, autobus, furgoni e persone a piedi hanno riempito le strade, con migliaia di persone alla ricerca di un luogo sicuro dove rifugiarsi. Risuonano le esplosioni e i forti colpi di artiglieria e armi pesanti, mentre arrivano notizie di attacchi anche a strutture civili».
«In una situazione già estremamente fragile per il Paese – prosegue – questa nuova escalation pesa come un macigno sui sogni di pace e di ricostruzione della popolazione. Come Caritas Italiana ci stiamo attivando, in coordinamento con le realtà della Chiesa locale, per rispondere alle prime necessità più urgenti: coperte, materassi, pannolini e latte in polvere per i bambini, prodotti per l’igiene e cibo. È già stato acquistato un primo stock di pannolini per bambini e la distribuzione è attualmente in corso. La speranza è che si giunga quanto prima a un accordo per evitare che il conflitto si estenda ad altre zone del Paese e che gli sfollati possano rientrare nelle proprie case. Nei prossimi giorni valuteremo come rafforzare ulteriormente l’assistenza, in base all’evoluzione del conflitto».
Da Caritas Italiana
Aggiornato il 8 Gennaio 2026















