Salute Mentale

Secondo stime recenti, circa l’11 % della popolazione europea, vale a dire 50 milioni di persone, soffre di patologie psichiatriche.

In Italia si parla di circa quasi 5 milioni di persone con disturbi mentali più o meno gravi.

In Veneto sono circa 70.000 le persone seguite regolarmente dai dipartimenti di Salute Mentale con una prevalenza di circa 1.700 persone ogni 100.000 abitanti. Non sono contate le persone che si rivolgono a studi e realtà private non convenzionate.

In diocesi di Treviso, che comporta un’area interessata da porzioni di cinque ULSS sono circa 1.600 le persone seguite dai servizi pubblici di Salute Mentale.

I disturbi più crescenti sono disturbi d’ansia, depressioni-disturbi dell’umore, mentre le schizofrenie si attestano all’1-1,5 % della popolazione totale.

Nelle strutture pubbliche mancano medici, operatori e personale sanitario. I tagli alla sanità hanno appesantito sensibilmente la difficoltà ad assicurare una cura e riabilitazione adeguata ai malati e alle rispettive famiglie. Ma la difficoltà più grande è la sofferenza della solitudine, dell’isolamento, dell’esclusione sociale dei malati e delle loro famiglie. Lo stigma e il pregiudizio rimane la grande sfida sulla quale puntare, per riaffermare i diritti delle persone fragili e la formazione di comunità e gruppi più accoglienti e preparati.

La Caritas di Treviso si occupa da parecchi anni della Salute Mentale in modo più specifico.

Verso la fine degli anni ’90 l’impegno è stato orientato alla costruzione di progetti condivisi che riguardavano la chiusura definitiva dell’ospedale psichiatrico di Treviso S. Artemio e la conseguente “restituzione” al territorio delle persone ivi ricoverate.

Successivamente l’impegno è andato a focalizzarsi sull’attenzione al territorio e sulle comunità con la difficoltà di scontrarsi-incontrarsi con una cultura del pregiudizio e della delega.

Nel 2014 Caritas ha promosso un corso di tre incontri – che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone – ponendo l’attenzione su tre nodi importanti: Religiosità e salute mentale; Salute mentale e immigrazione – in continuità con il corso dell’anno precedente -; Salute Mentale e giovani.

Nello stesso anno ha preso vita un progetto di cohousing per giovani-adulti con disturbi psichici denominato “Casa Respiro”, in collaborazione con una Associazione di famiglie (Associazione Respiro) all’interno di un progetto più ampio di sensibilizzazione e promozione alla salute mentale nel territorio. Attualmente la cohousing ospita 5 persone in forma residenziale e altre 10 impegnate nei vari laboratori e attività diurne.

Sono costanti, anche se complessi, i rapporti di collaborazione con gli attori principali che si occupano di Salute Mentale nel territorio – Dipartimenti di Salute Mentale, Associazioni dei familiari, alcuni comuni della provincia di Treviso e di Venezia – al fine di lavorare in sinergia per l’inclusione.

Si sono svolti incontri di informazione e formazione (una ventina) nei gruppi Caritas vicariali e parrocchiali della Diocesi e cinque incontri in altrettante parrocchie rivolti alla popolazione in generale.

Come in tutte le aree della fragilità umana, impegnarsi nella promozione della salute mentale comporta la consapevolezza di lavorare con poca visibilità, in minoranza e talvolta con pochissimi risultati, in un contesto socioculturale ostile e impermeabile. Ma ci sono segni luminosi di fermento e testimonianze di nuove forme di accoglienza … e perché no … di guarigione. Guarigione di singoli e di piccole comunità.