Terra Santa: aggiornamento febbraio 2024 - CARITAS TARVISINA

Terra Santa: aggiornamento febbraio 2024

Il conflitto tra Hamas e Israele, innescato il 7 ottobre dall’attacco terroristico alla popolazione israeliana, ha raggiunto ormai proporzioni immani, non solo a Gaza e in Israele, ma anche in tutti i Territori Palestinesi Occupati (Cisgiordania) e in Libano. La tensione è ormai altissima in tutta la regione, con episodi bellici e terroristici in Siria, Iran e nel Golfo di Aden.

Più di 24.000 i morti palestinesi (di cui il 70% donne e bambini), quasi 1.400 i morti israeliani (la grande maggioranza civili), 123 i morti libanesi colpiti da artiglieria israeliana. Decine di migliaia i feriti, e quasi due milioni ormai le persone sfollate nei/dai territori palestinesi, di cui 1,9 a Gaza, almeno mille in Cisgiordania e Gerusalemme Est e più di 75.000 i libanesi, spostatisi dalla parte meridionale al confine con Israele.

Sfollati. La crisi umanitaria a Gaza è ormai fuori controllo, con condizioni terribili per quasi la totalità della popolazione. Si stima che circa 1,9 milioni di persone a Gaza, ovvero quasi l’85% della popolazione, siano sfollate, di questi circa 1,2 milioni sono accolti presso 151 centri delle Nazioni Unite (UNRWA). Purtroppo i centri di accoglienza sono sovraffollati e in condizioni igienico-sanitarie deplorevoli. Le persone aspettano per ore ammassati intorno ai centri di distribuzione degli aiuti, con un disperato bisogno di cibo, acqua, riparo, salute e protezione. In assenza di un numero adeguato di latrine, è diffusa la defecazione all’aperto; ciò aumenta i rischi di epidemie, soprattutto durante le piogge.

Sanità. La sanità a Gaza è al collasso, e le condizioni di salute fisica e mentale della gran parte della popolazione sono ormai precarie. Si è registrato un aumento significativo di alcune malattie e condizioni trasmissibili come diarrea, infezioni respiratorie acute, infezioni della pelle e pidocchi. Gravissima la situazione delle persone più vulnerabili come disabili, donne incinte o in allattamento, feriti, pazienti che hanno subito interventi chirurgici, malati cronici, persone con sistema immunitario debole.

Sicurezza alimentare. Anche la situazione dell’accesso al cibo è definita dalle Agenzie delle Nazioni Unite e dai testimoni in loco come catastrofica. La scarsità degli aiuti in ingresso e le scorte oramai al limite, provocano file di 4-6 ore di attesa media per ricevere la metà della razione di pane necessaria. Oltre il 90 % della popolazione, circa 2,2 milioni di persone, dispone comunque di una quantità di cibo insufficiente. La grave carenza di gas da cucina ha portato a una forte dipendenza da fonti meno pulite come legna da ardere, residui di legno e combustione dei rifiuti, aumentando il rischio di malattie respiratorie.

Accesso all’acqua. Solo due condotte su tre, provenienti da Israele, forniscono circa 1.100 metri cubi di acqua potabile all’ora per il Sud e la zona centrale. Nessun accesso all’acqua nei governatorati settentrionali. La carenza di carburante impatta nella fornitura di acqua
potabile di 60 pozzi, 2 impianti di desalinizzazione, varie stazioni e pompe per le acque reflue.

Educazione. 625.000 studenti (il 100% dei bambini di Gaza) dal 7 ottobre non ricevono alcun tipo di educazione. La totalità degli istituti scolastici sono utilizzati come centri di accoglienza per sfollati oppure danneggiati e distrutti (il 69% ha subito danni sostanziali, tra cui la scuola cattolica del Patriarcato di Gerusalemme).

Danni agli edifici. Ormai incalcolabili gli edifici distrutti dai bombardamenti, tra cui 372 scuole, 30 ospedali, 53 centri sanitari, ma anche 3 chiese e 138 moschee. Si stima che più del 60% delle abitazioni della Striscia sia stato distrutto o danneggiato. Il governatorato di Rafah è rimasto quasi l’unica area dove è possibile ricevere aiuti, seppur in modo decisamente insufficiente. La distribuzione degli aiuti nel resto della Striscia di Gaza è stata in gran parte interrotta a causa dell’intensità delle ostilità e delle restrizioni di movimento lungo le strade principali, ad eccezione di limitate consegne di carburante ai principali fornitori di servizi.

 

La risposta di Caritas Gerusalemme

Dopo la prima fase, prosegue l’assistenza umanitaria a Gaza e prende il via il sostegno economico in tutti i Territori Palestinesi Occupati (Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est).

Sin dal 7 ottobre, Caritas Gerusalemme ha avviato un piano operativo che ha visto l’attivazione di “sostegno psicologico a distanza” ai colleghi a Gaza, circa 100 operatori, e la distribuzione di generi di prima necessità e buoni acquisto per gli sfollati accolti nei due centri delle parrocchie cristiane nella città di Gaza, quella Cattolica della Sacra Famiglia e quella ortodossa di San Porfirio. Proprio il salone della Chiesa di San Porfirio il 22 ottobre è stato colpito da un razzo, che ha causato 17 morti tra cui Viola Al ‘AMash, una giovane tecnica di laboratorio Caritas Gerusalemme, che ha perso la vita insieme al suo bambino e al marito, sua sorella e i suoi due figli. Stessa sorte un mese dopo per Issam Abedrabbo farmacista nei programmi per la salute di Caritas Gerusalemme, sfollato con la sua famiglia a sud è stato colpito da un bombardamento in una località ritenuta sicura. Con lui sono morti alcuni familiari ed altri civili rifugiati nella stessa palazzina colpita.

Caritas Gerusalemme, malgrado i lutti che l’hanno colpita, continua ad intervenire a sostegno della popolazione colpita. La prima fase dell’intervento umanitario, conclusa i primi giorni di gennaio, prevedeva l’assistenza a circa 1.000 beneficiari attraverso la fornitura di servizi sanitari primari, farmaci, kit alimentari e igienici, buoni acquisto e supporto psico-sociale a distanza. Da gennaio è iniziata la seconda fase del piano che prevede aiuti non solo nella Striscia di Gaza ma anche negli altri Territori Palestinesi Occupati, Cisgiordania e Gerusalemme Est. Il progetto si concentrerà sull’offerta di servizi medici, il sostegno alla salute mentale e la distribuzione di buoni acquisto, che consentiranno ai beneficiari di coprire i loro bisogni essenziali, qualunque essi siano (cibo, affitto o beni di prima necessità).

Per il futuro, se le condizioni di sicurezza e di accesso lo consentiranno, Caritas Gerusalemme intende formare squadre mediche mobili per servire diverse aree della Striscia di Gaza, attingendo al personale attuale che vive vicino alle aree selezionate.

La situazione in Libano e il piano di interventi Caritas

Anche il Libano è entrato suo malgrado in questa terribile spirale di violenza. Sono ormai ripetuti e reciproci i lanci di razzi e colpi di artiglieria tra Hezbollah (in Libano) e Israele. Si contano ormai più di 120 morti e più di 75.000 sfollati dal lato libanese, che dai villaggi di confine si sono spostati in cerca di luoghi più sicuri. Il rischio di un’escalation drammatica simile alla guerra tra Israele e Hezbollah del 2006 sembra sempre più vicino. Caritas Libano ha preparato un “piano di risposta all’emergenza”, che prevede l’assistenza umanitaria con generi di prima necessità per circa 5.000 famiglie al mese. Il piano prevede l’allestimento di decine di magazzini per le scorte di generi di prima necessità, in tutto il paese, e la mobilitazione di migliaia di volontari ed operatori formati per intervenire in situazioni di emergenza ed equipaggiati.

 

Colletta nazionale 18 febbraio

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha indetto per domenica 18 febbraio (I di Quaresima) una colletta nazionale, da tenersi in tutte le chiese italiane, quale segno concreto di solidarietà e partecipazione di tutti i credenti ai bisogni, materiali e spirituali, delle popolazioni colpite dal conflitto in Terra Santa.

Le offerte raccolte saranno affidate a Caritas Italiana e renderanno possibile una progettazione unitaria degli interventi anche grazie al coordinamento con la rete delle Caritas internazionali impegnate sul campo.

QUI la locandina per la diocesi di Treviso.

 

Fare tutto il possinile per la pace

Caritas Gerusalemme ha aderito alla petizione globale per il Cessate il fuoco lanciata da Ceasefire Now ed ha invitato le Caritas di tutto il mondo ad aderire e diffondere la petizione per raggiungere 2,2 milioni di firme, un numero pari alla popolazione della Striscia di Gaza.

Aiutateci aderendo alla petizione come individui (QUI) o come organizzazione (QUI) e amplificando il messaggio sui social media con l’hashtag #CeaseFireNOW.

 

Donazioni

Caritas Italiana segue costantemente l’evolversi della situazione in collaborazione con Caritas Gerusalemme, Caritas Libano e altri due partner consolidati in Terra Santa: l’ong palestinese Trust of Program e l’ong israeliana Friendship Village. La raccolta fondi avviata da Caritas Italiana è destinata al sostegno degli interventi umanitari di Caritas Gerusalemme a Gaza, in Cisgiordania descritti in precedenza e, se le condizioni lo richiederanno, anche su territorio israeliano. Se vi saranno le condizioni e in base alle possibilità, le somme raccolte saranno utilizzate anche per progetti di “Pace e Riconciliazione”, per favorire il confronto e il dialogo tra la popolazione delle parti coinvolte in questo conflitto, che dura ormai da più di 70 anni.

La nostra Caritas diocesana, in supporto a Caritas Italiana e attraverso la Fondazione Caritas Treviso, raccoglie donazioni (causale “Emergenza Terra Santa”) tramite bonifico bancario:

Iban: IT55 H 08399 12000 000000318111 (intestato a Fondazione Caritas Treviso ente filantropico)

Le donazioni sono deducibili ai fini fiscali.

 

Aggiornato il 12/02/2024



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