Terra Santa - emergenza Medioriente (aggiornamento aprile 2024) - CARITAS TARVISINA

Terra Santa – emergenza Medioriente (aggiornamento aprile 2024)

Questa nuova drammatica fase del pluridecennale conflitto israelo-paestinese, innescata il 7 ottobre dall’attacco terroristico di Hamas, ha raggiunto proporzioni immani, con violenze inaccettabili non solo a Gaza e in Israele, ma in tutta la Cisgiordania e in Libano. La tensione è ormai altissima in tutta la regione, con episodi bellici e terroristici in Siria, Iran, Iraq e nel Golfo di Aden.

Quasi 33.000 i morti palestinesi a Gaza (di cui il 70% donne e bambini) e 426 nella Cisgiordania, più di 1.775 i morti israeliani (tra cui circa 1.215 civili, di cui almeno 33 bambini), almeno 347 i morti libanesi colpiti da artiglieria israeliana (tra cui almeno 68 civili). Più di 75mila i feriti palestinesi a Gaza, e quasi due milioni ormai le persone sfollate, di cui 1,7 milioni a Gaza, più di 2.840 in Cisgiordania e Gerusalemme Est (a causa di attacchi di coloni, delle demolizioni e azioni militari) e più di 91.000 i libanesi, spostatisi dalla parte meridionale al confine con Israele (tutti i dati sulle vittime e sui bisogni umanitari sono presi dall’Agenzia delle Nazioni Unite OCHA). Purtroppo ad oggi non si hanno più notizie degli altri 134 ostaggi ancora prigionieri a Gaza (israeliani e stranieri).

La crisi umanitaria a Gaza è fuori controllo, con condizioni terribili per quasi la totalità della popolazione. Quasi l’intera popolazione ha ormai un disperato bisogno di cibo, acqua, riparo, salute e protezione. In assenza di strutture igieniche adeguate i rischi di epidemie sono altissimi. Ormai incalcolabili gli edifici danneggiati dai bombardamenti, tra cui 372 scuole, 155 strutture sanitarie (32 ospedali e 53 centri sanitari completamente non funzionanti) ma anche 3 chiese e 227 moschee. Si stima che più del 60% delle abitazioni della Striscia sia stato distrutto o danneggiato. La distribuzione degli aiuti umanitari è difficilissima in tutto il territorio della Striscia di Gaza, non solo per le difficoltà di accesso dei convogli attraverso l’unico valico (Rafah) dove Israele permette l’ingresso di pochissimi mezzi (circa 150 al giorno, mentre prima del 7 ottobre erano più di 500) ma anche per la mancanza di condizioni di sicurezza all’interno della Striscia. Numerosi gli incidenti causati dal lancio di aiuti per via aerea ma anche gli assalti ai convogli umanitari da parte della popolazione disperata, tra cui l’episodio del primo marzo, durante il quale i militari israeliani hanno sparato alla folla causando la morte di 112 persone. Più di un milione di bambini ha bisogno di assistenza psicologica, circa 17mila sono rimasti senza genitori.

Il 25 marzo, dopo mesi di stallo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha finalmente approvato una risoluzione che chiede il cessate il fuoco a Gaza. Nel documento, che ha ottenuto 14 voti a favore e l’astensione degli Usa, si “chiede un cessate il fuoco immediato per il Ramadan rispettato da tutte le parti che conduca ad un cessate il fuoco durevole e sostenibile e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell’accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie”. Ad oggi non si vedono effetti concreti di questa risoluzione, che segna comunque un passo importante nella tragica storia di questo conflitto.

I bisogni umanitari

La sanità a Gaza è al collasso e le condizioni di salute fisica e mentale della gran parte della popolazione sono ormai precarie. Solo 10 ospedali su 36 sono funzionanti (parzialmente). Si è registrato un aumento significativo di alcune malattie e condizioni trasmissibili come diarrea, epatite A e B, infezioni respiratorie acute, infezioni della pelle e pidocchi. Gravissima la situazione delle persone più vulnerabili come disabili, donne incinte o in allattamento, feriti, pazienti che hanno subito interventi chirurgici, malati cronici, persone con sistema immunitario debole. La situazione sanitaria è aggravata dalla riduzione dei servizi medici a causa del danneggiamento o dell’evacuazione degli ospedali e dei centri medici, la carenza di carburante, la carenza di personale e medicinali, la carenza di sangue e prodotti derivati. Diversi ospedali e centri sanitari sono stato oggetto diretto di attacchi aerei e via terra, perché ritenuti dalle forze israeliane collegati ad Hamas. Anche l’ospedale Al Shifa di Gaza City, il più grande e attrezzato, ha subito un assedio di diverse settimane, culminato con un attacco con centinaia di vittime. Un altro drammatico bisogno è quello relativo alla salute mentale. Tutta la popolazione è fortemente traumatizzata e con livelli altissimi di stress, a Gaza certamente ma anche in Cisgiordania e in Israele.

La sicurezza alimentare. Il livello nutrizionale a Gaza è definito dalle Agenzie delle Nazioni Unite come “catastrofico”. Diverse decine i morti per denutrizione e disidratazione, con le scorte di cibo al limite. Secondo una stima del World Food Program (Programma Alimentare Mondiale) oltre il 90% della popolazione, circa 2,2 milioni di persone, dispone di una quantità di cibo insufficiente a garantire un livello nutrizionale sano, tra cui 854mila persone hanno raggiunto un livello definito “di emergenza” e 1,1 milione catastrofico. Secondo un recente studio, circa il 25% dei bambini sotto i due anni manifesta segni di denutrizione, e più di 340mila bambini sotto i 5 anni sono a grave rischio. Secondo una proiezione delle Nazioni Unite tra marzo e luglio il 70% della popolazione si troverà a fronteggiare una “catastrofica mancanza di cibo”.

L’accesso all’acqua. Per quanto concerne l’acqua potabile, solo due condotte su tre, provenienti da Israele forniscono circa 1.100 metri cubi all’ora per il Sud e la zona centrale. Nessun accesso all’acqua potabile nei governatorati settentrionali, il 56% delle strutture idriche è fuori uso, tra cui l’83% dei pozzi, vari impianti di desalinizzazione e pompe per le acque reflue. Moltissime strutture danneggiate non potranno essere riparate anche a causa della recente distruzione degli stock di pezzi di ricambio e materiali.

Educazione. 625.000 studenti (il 100% dei bambini di Gaza) dal 7 ottobre 2023 non ricevono alcun tipo di educazione. 5.479 studenti e 261 insegnanti sono stati ucci negli scontri. Tutti gli istituti scolastici sono utilizzati come centri di accoglienza per sfollati oppure danneggiati e distrutti (il 69% ha subito danni sostanziali, tra cui la scuola cattolica del Patriarcato di Gerusalemme).

 

La risposta della rete Caritas

Assistenza umanitaria a Gaza e sostegno economico in tutti i Territori Palestinesi Occupati (Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est)

Sin dal 7 ottobre, Caritas Gerusalemme ha avviato un piano operativo che ha visto l’attivazione di “sostegno psicologico a distanza” ai colleghi a Gaza e la distribuzione di generi di prima necessità e buoni acquisto per gli sfollati accolti nei due centri delle parrocchie cristiane nella città di Gaza, quella cattolica della Sacra Famiglia e quella ortodossa di San Porfirio. Proprio il salone della Chiesa di San Porfirio il 22 ottobre è stato colpito da un razzo, che ha causato 17 morti tra cui Viola Al ‘AMash, una tecnica di laboratorio di Caritas Gerusalemme di 26 anni, che ha perso la vita insieme al suo bambino e al marito. Tra le vittime ci sono anche la sorella di Viola e i suoi due figli. Stessa sorte un mese dopo per Issam Abedrabbo, farmacista nei programmi per la salute di Caritas Gerusalemme a Gaza, sfollato con la sua famiglia a sud è stato colpito da un bombardamento in una località ritenuta sicura presso Nusriat in Wadi Gaza. Con lui sono morti i suoi due figli, la madre, le sorelle e il fratello e altri civili rifugiati nella stessa palazzina colpita. Nonostante i lutti e le condizioni estremamente difficili, Caritas Gerusalemme è riuscita a offrire assistenza umanitaria in questi primi mesi di guerra. La prima fase dell’intervento umanitario, conclusa i primi giorni di gennaio, ha fornito un aiuto a 3.627 persone attraverso i seguenti interventi.

 

Con il supporto di tutto il network, la rete Caritas ha in corso progetti umanitari per un valore di oltre 31 milioni di euro, a servizio di 1,15 milioni di persone tra Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme est e Libano.

Da gennaio è iniziata la seconda fase del piano di intervento di Caritas Gerusalemme, che prevede aiuti non solo nella Striscia di Gaza ma anche negli altri Territori Palestinesi Occupati, Cisgiordania e Gerusalemme Est. Il progetto si concentrerà sull’offerta di servizi medici, il sostegno alla salute mentale e la distribuzione di buoni acquisto, che consentiranno ai beneficiari di coprire i loro bisogni essenziali, qualunque essi siano (cibo, affitto o beni di prima necessità).

Per il futuro, quando le condizioni di sicurezza e di accesso lo consentiranno, Caritas Gerusalemme intende formare squadre mediche mobili per servire diverse aree della Striscia di Gaza, attingendo al personale attuale che vive vicino alle aree selezionate. Negli ultimi anni, grazie al dispiegamento di équipe mediche mobili e alla collaborazione con una rete di organizzazioni comunitarie in aree remote ed emarginate, Caritas Gerusalemme ha sviluppato la capacità di fornire una serie di servizi di assistenza sanitaria di base, educazione alla salute e all’alimentazione, assistenza ai traumi per i feriti che non necessitano di ricovero in ospedale e per quelli dimessi precocemente dall’ospedale. Inoltre, sono allo studio progetti di risposta di medio-lungo periodo (come un orfanotrofio a Gaza).

 

L’impegno di Caritas Italiana

Caritas Italiana segue costantemente l’evolversi della situazione in collaborazione con Caritas Gerusalemme, Caritas Libano e l’ONG israeliana Neve Shalom. Ad oggi sono state realizzate le seguenti attività:

  • Sostegno finanziario a Caritas Gerusalemme, con contributo di 685.000 euro (di cui 300.000 raccolti da Caritas Ambrosiana) per la realizzazione dI due progetti di emergenza
  • Sostegno finanziario a Caritas Libano, con un primo contributo di 30.000 euro per l’assistenza agli sfollati e l’allestimento di un team di emergenza
  • Sostegno finanziario di 51.000 euro alle ONG israeliane Friendship Village e Neve Shalom per la realizzazione di un progetto di Pace e Riconciliazione, per favorire il dialogo e la conoscenza reciproca tra studenti ebrei e palestinesi nelle università e college in Israele
  • Partecipazione all’attività di coordinamento con la rete Caritas Internationalis, attraverso teleconferenze, meeting, invio regolare di aggiornamenti, un gruppo WhatsApp ad hoc

 

Donazioni

La Fondazione Caritas Treviso ha indetto una raccolta fondi a sostegno degli interventi di Caritas Italiana in Terra Santa. Ad oggi, anche grazie alla Colletta tenutasi in tutte le parrocchie della Diocesi lo scorso 18 febbraio, ha raccolto oltre 58.000 euro.

Per continuare a sostenere le attività in essere puoi fare la tua donazione attraverso bonifico bancario:

Iban: IT55 H 08399 12000 000000318111 (intestato a Fondazione Caritas Treviso ente filantropico)

Causale: Emergenza Terra Santa

Tutte le offerte consentono di usufruire delle detrazioni fiscali previste dalla legge.

 

 

Aggiornato il 15/04/2024



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