Carcere - CARITAS TARVISINA

Carcere

UNA CHIESA IN USCITA… CHE ENTRA IN CARCERE

Accostarsi alla realtà degli istituti penitenziari offre l’opportunità di entrare in relazione con chi vive il carcere, con chi ne abita gli spazi quotidianamente e dunque i detenuti, i funzionari, gli agenti di polizia penitenziaria, i volontari ed i cappellani. La complessità di questa rete di relazioni si manifesta soprattutto nel creare legami tra le varie realtà evitando di ragionare a compartimenti stagni con un conseguente spreco di risorse e rischiando di essere poco centrati sull’obiettivo.

Si desidera porre l’accento sull’importanza di quanto sia prezioso il servizio di quanti desiderano farsi prossimi agli uomini e ai giovani che sono ristretti negli istituti penitenziari. Si auspica quindi una Chiesa sempre più in uscita che sa farsi prossima entrando nel dolore delle persone, entrando innanzitutto negli istituti penitenziari e accompagnando quanti, desiderosi di riscatto, vivono nelle nostre comunità.

Al di la degli istituti penitenziari della città di Treviso rimane l’impegno a non perdere di vista quanto è possibile sostenere o attivare per porre dei segni per una giustizia diversa, caratterizzata dall’accoglienza e dalla promozione umana.

Carcere e pandemia

In questo tempo di pandemia un pensiero particolare è da rivolgere alle persone detenute negli Istituti penitenziari. La paura e le preoccupazioni non hanno risparmiato le carceri anzi le hanno rese luoghi ancora più isolati di prima, chiudendoli al mondo esterno, sospendendo molte attività e la presenza di volontari e dei familiari. Questo ha creato sconforto e preoccupazione nei detenuti, facendo esplodere proteste che ad inizio marzo hanno riguardato diversi Istituti in tutta Italia. Tali tragiche vicende non hanno fortunatamente coinvolto gli Istituti di Treviso, grazie ad un tempestivo confronto tra la direzione ed i rappresentanti dei detenuti.

Ad offrire sollievo e rassicurazione ha ricoperto un ruolo importante l’utilizzo delle videochiamate che hanno permesso ai detenuti di sapere cosa accadeva alle loro famiglie e, malgrado tutto, mantenere comunque una relazione con loro.

Nel tempo del lockdown l’accesso di esterni era consentito solo ai cappellani che offrivano il loro ascolto sia in Casa Circondariale sia nell’Istituto Penale per Minori. Nei mesi, gradualmente, la situazione ha permesso la ripresa delle visite in presenza dei familiari, l’attività scolastica e la possibilità di ingresso ai membri della cappellania penitenziaria di cui fa parte anche la Caritas diocesana attraverso un suo operatore.

Cappellani e religiose, che prestano servizio in carcere, sottolineano come emerga con molta forza, da parte dei detenuti, il bisogno di relazione e ascolto. Per rispondere quanto possibile a queste necessità, i membri della cappellania riescono a creare settimanalmente occasioni di incontro e di relazione con i detenuti, attraverso i colloqui personali, le catechesi e le celebrazioni eucaristiche della domenica.

Varago al tempo del Covid

In occasione del Bilancio Sociale abbiamo sempre riservato uno spazio in cui parlare dell’esperienza di accoglienza che offre la parrocchia di Varago a persone in misura alternativa al carcere o che avessero concluso un percorso detentivo. Come Caritas diocesana sentiamo importante sostenere progetti come questo, in modo speciale in un tempo come quello che stiamo vivendo. L’accoglienza del “Sicomoro” è rimasta salda nel periodo di lockdown riuscendo anche ad accogliere una persona che usciva dal carcere ma senza prospettive immediate. In un tempo di chiusura la porta di quella casa si è aperta.

Con i mesi, e con il migliorare della situazione pandemica, gli incontri tra i volontari del progetto e dei volontari con gli ospiti della casa si sono nuovamente intensificati. Nuova linfa per le relazioni di cui si nutre l’accoglienza del “Sicomoro”.

Ora la strada che si apre davanti è densa di progetti e di idee, ma soprattutto è segnata da un profondo desiderio: che questa accoglienza possa avere continuità nel tempo e possa essere sempre più espressione di una comunità cristiana, «come una mamma si prende cura di queste persone» e com’era il desiderio di chi, molti anni fa, avviò questa esperienza.

 

(Bilancio Sociale 2020)

  • DETENUTI

    nel carcere di Treviso

  • STRANIERI

    detenuti a Treviso

  • AGENTI

    nel carcere di Treviso

  • DETENUTI

    che studiano

  • DETENUTI

    in percorsi lavorativi


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