“Taste of Justice”, il progetto nato in occasione del Giubileo per riflettere sulla giustizia riparativa - CARITAS TREVISO

“Taste of Justice”, il progetto nato in occasione del Giubileo per riflettere sulla giustizia riparativa

Grazie a un finanziamento 8 per mille di Caritas Italiana, con il progetto “Taste of Justice” possiamo offrire la possibilità di riflettere sulla giustizia riparativa, richiamando tutta la comunità cristiana ad una presa di consapevolezza nuova sul tema, tanto più in questo anno giubilare

Taste of Justice

In Caritas Tarvisina riteniamo che le iniziative rivolte all’area giustizia siano un’opera fondamentale di attenzione e cura verso tutti coloro che spesso, durante la detenzione, perdono i legami sociali, le prospettive di vita e la speranza. L’attuale modello di giustizia si fonda su un sistema punitivo, secondo cui chi commette un reato è assimilato al proprio reato. Con il nuovo progetto 8xmille di Fondazione Caritas Treviso, Taste of Justice, desideriamo contribuire ad un cambio di paradigma, dando alla giustizia un “gusto diverso”, basato sulla consapevolezza che ciascuna e ciascuno di noi è bisognoso di misericordia e che è possibile reintegrarsi, riparare, redimersi, chiedere perdono e offrirlo, solo se la comunità intorno ne facilita il processo.

Taste of Justice vuole mettere in relazione il “dentro” e il “fuori” rispetto all’istituzione penitenziaria. L’attenzione al “dentro” chiede di mettersi in relazione con il “fuori”: il “fuori” delle famiglie dei detenuti, ma anche il “fuori” delle loro attese e loro paure al termine della pena, il “fuori” di una comunità cristiana e civile che tendono a dimenticare quelle persone e le loro vite dalla consapevolezza collettiva. Con questo “fuori” complesso e articolato il progetto si relazionerà in maniera molteplice: dal coordinarsi con i volontari che operano in carcere, al favorire contatti con giovani che partecipano ad alcune iniziative, al proporre sul territorio occasioni di informazione e di evangelizzazione a partire dalla situazione dei detenuti, fino all’impegno per luoghi che possano favorire la vita “fuori”, al termine della pena. Il progetto, difatti, sosterrà le persone ospiti presso l’opera-segno “Il Sicomoro”, realtà di accoglienza nella parrocchia di Varago (TV), che da anni ospita ex detenuti in via di reinserimento o che possono usufruire, grazie ad una residenza esterna, di misure alternative al carcere che altrimenti sarebbero loro precluse.

Nei prossimi mesi saranno organizzate diverse occasioni in cui il “dentro” e il “fuori” potranno entrare in relazione, eventi per sensibilizzare la comunità e promuovere reti di solidarietà, e occasioni in cui riflettere su come intendiamo, come società e come cristiani, il tema della giustizia.

In questo orizzonte, il progetto verte soprattutto sul potenziale animativo e vocante della comunità locale e si rivolge anche alle realtà di giovani della diocesi, come ad esempio il gruppo di ragazze e ragazzi che frequentano Casa Jawo, lo spazio dedicato a loro della nostra Caritas.

Insieme, lunedì 3 marzo, abbiamo incontrato don Piero Zardo, che ha portato la sua testimonianza e la sua esperienza di cappellano del carcere di Treviso: l’importanza dello stare accanto senza filtri né giudizio, la bellezza di poter portare leggerezza e umanità, il dolore dell’incontro con la solitudine, la fatica dell’accettare la durezza, e la disumanizzazione della dimensione carceraria. Abbiamo chiesto a lui perché, da 29 anni, si impegna in questo servizio, che cosa nutre il suo cuore. La sua risposta è stata “penso che riguardi la mia fede. Ciascuno ha qualcosa per cui vivere: il mio essere, il mio vivere, come uomo e come prete riguarda questo, io credo. Io vivo per questo”. Una grande testimonianza che don Piero ha lasciato alla trentina di giovani presenti.

Sostarcidentro

“Sostarcidentro”, invece, è la proposta di Pastorale giovanile e del cappellano dell’Istituto Penale per Minori di Treviso, in coordinamento con la nostra Caritas e l’associazione di volontariato “La Prima Pietra”, per gruppi di giovani maggiorenni come Gruppi di Azione Cattolica, Scout, Gruppi Parrocchiali etc. Si tratta della possibilità di vivere un’esperienza di servizio in ambito penitenziario, durante le festività e nelle pause studio. Le prossime date sono previste per i giorni 21 -25-26-27 aprile e 1-2-3-4 maggio.

Si tratta di entrare presso l’Istituto Penale per Minori di Santa Bona e vivere con i detenuti circa 3 ore insieme di attività e tempo gratuito di condivisione, seguiti dagli operatori delle tre realtà che coordinano. Per i giovani detenuti questo rappresenta un aiuto molto importante per il loro percorso di riabilitazione alla vita nella società. Per chi partecipa fa intuire il grande dono della libertà e l’importanza di relazioni che consentano di intraprendere strade generative e scelte importanti per la propria vita.

Adesioni possibili fino al 28 marzo 2025, compilando il form disponibile dal sito di Pastorale giovanile (QUI).


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