Giubileo dei senza fissa dimora: SOGNI, DIGNITA’ E PACE - CARITAS TARVISINA

Giubileo dei senza fissa dimora: SOGNI, DIGNITA’ E PACE

L’11 novembre, a poco più di una settimana dalla chiusura del Giubileo della Misericordia, il Papa ha incontrato oltre tremila senza tetto provenienti da 121 associazioni e parrocchie di tutta Europa, proprio nel giorno della memoria di San Martino di Tours, Vescovo dei poverI, celebre per aver dato metà del suo mantello a un mendicante, quando era ancora pagano e soldato dell’Impero Romano.

Anche una piccola delegazione di Caritas Tarvisina ha partecipato alla prima delle tre giornate dedicate al Giubileo delle persone socialmente escluse che si è concluso domenica 13 novembre con la Messa celebrata da Papa Francesco nella basilica di San Pietro. In tutti noi si è impresso il ricordo della grande compostezza ed emozione collettiva nell’ascoltare le profonde parole del Papa

e nel salutarlo al suo passaggio, quando, si dilungava nel regalare sorrisi e abbracci ai pellegrini che affollavano la grande aula delle udienze in Vaticano.

Grandi sono state la gioia, l’entusiasmo e la curiosità di tutti i presenti ne partecipare a Fratello 2016, l’iniziativa organizzata dall’associazione francese Lazare, fondata da Etienne Billemaine, che si è fatta carico di animare questo Giubileo delle persone socialmente escluse. Lazare opera in diverse città della Francia: solo a Parigi ha 18 case dove vivono oltre 300 persone, per metà senzatetto e per metà volontari ed è stato proprio da un incontro del Papa con 200 persone senza fissa dimora, nel 2014, che nei membri dell’associazione è nato il desiderio di rifare questa esperienza, ma con un numero più importante di persone.

Non un Giubileo dei “senza dimora” ma delle persone socialmente escluse: quindi prima di tutto persone che, a causa di diversi motivi che vanno dalla precarietà economica a varie patologie, alla solitudine, alla carenza di legami familiari, hanno difficoltà ad inserirsi nel tessuto sociale e finiscono spesso col rimanere ai margini della società, senza una casa o un posto in cui abitare.

Tuttavia Dio nel suo disegno di inclusione non vuole escludere nessuno ma includere tutti e la misericordia altro non è che questo modo di agire, lo stile con cui ciascun cristiano dovrebbe cercare di includere nella propria vita gli altri, evitando di chiudersi nel proprio egoismo e nelle proprie certezze.

“Questo aspetto della misericordia, l’inclusione, si manifesta nel riuscire a vedere davanti a noi non qualcuno da classificare in base alla condizione sociale, alla lingua, alla razza, alla cultura, alla religione ma una persona da amare come la ama Dio”, così dice il Papa nell’Udienza Giubilare. “Lo sguardo di Gesù si posa su ogni persona che incontriamo nelle nostre giornate, nei vari contesti che frequentiamo, anche attraverso i nostri occhi. Il Vangelo ci chiama a riconoscere nella storia dell’umanità il disegno di una grande opera di inclusione che, rispettando pienamente la libertà di ognuno, chiama tutti a formare una famiglia di fratelli e sorelle, nella giustizia, nella solidarietà e nella pace”.

La mattinata dell’11 novembre è iniziata presto, ricca di preghiere, testimonianze e canti curati dal coro Au clair de la rue di Nantes, composto da senza dimora e ex-senza dimora: un coro non confessionale (anche se molti sentono la vicinanza al Santo Padre), nato per animare le sepolture degli amici della strada che morivano in solitudine ma che ora, anche grazie, al coro vengono accompagnati alla sepoltura nella dignità.

Ed è proprio dignità una delle tre parole su cui il Papa ha strutturato il suo discorso, improvvisato a braccio e ispirato dalle testimonianze portate da due “esclusi”, il francese Christian e il polacco Robert.

Tre parole da cui sono scaturite tre esortazioni che il Papa ha rivolto ai destinatari di questo Giubileo.

“Insegnate la solidarietà al mondo!

Il Papa ha descritto la dignità come la capacità di trovare bellezza perfino nelle cose più tristi e dolorose, nelle situazioni di maggiore fatica: la stessa dignità di Gesù che è nato povero e ha vissuto povero. Povero, ma non miserabile. “Poveri si, ma sfruttati no”. Sappiamo bene che molte volte chi è emarginato e in difficoltà corre maggiormente il rischio di incorrere in persone che vorrebbero sfruttare a proprio vantaggio questa povertà ma il Papa ha ricordato più volte e a chiare lettere che “la povertà è al cuore del Vangelo per essere vissuta mentre la schiavitù è nel Vangelo solo per essere liberati da essa”.

Dignità, allo stesso tempo, è anche saper essere solidali e la solidarietà è uno dei frutti offerti dalla povertà: “quando c’è molta ricchezza” – dice il Papa – “si rischia di dimenticare di essere solidali perché si è abituati al fatto che ci non manchi niente e quindi difficilmente si riesce a tendere la mano a chi vive una situazione più difficile della propria”.

E’ noto come sin dall’inizio del Pontificato, Francesco ha desiderato una Chiesa povera per i poveri. Nella sua prima esortazione apostolica, che può essere letta come un vero programma pastorale, scrive che Cristo stesso si è fatto povero, sempre vicino ai poveri e che tutto il cammino della nostra salvezza è tracciato dai poveri.

“I poveri li avete sempre con voi” non significa che dobbiamo abituarci alla loro presenza ma costituisce un’indicazione e un mezzo per riconoscere i discepoli di Cristo.

In questo senso al Papa va un ringraziamento per ricordarci spesso e con benevolenza che il posto dei poveri è nel cuore della Chiesa e non davanti alla sua porta, per ricordarci quanto vivere con i poveri evangelizzi in profondità perché con loro apprendiamo ad amare, a perdonare, a diventare amici e fratelli perché ci scopriamo anche noi poveri e vulnerabili.

La povertà sta al centro del Vangelo perché solo chi sente che gli manca qualcosa guarda in alto e può sognare.

Sogno e passione, sono i concetti su cui il Santo Padre ha speso qualche minuto per la seconda delle sue riflessioni.

“Insegnateci a sognare a partire dal Vangelo, dove siete voi, al cuore del Vangelo!”

Riprendendo le parole della testimonianza del polacco Robert, Francesco ha sottolineato che tutti, poveri e grandi del mondo, abbiamo sogni e passioni e che “si è veramente poveri quando si perde la capacità di sognare, di portare avanti una passione, di appassionarsi nell’andare avanti; che i semplici seguivano Gesù perché sognavano che lui li avrebbe liberati”.

Il Papa si è rivolto ai senza dimora come persone di valore, come esseri umani che, come tutti gli altri, hanno loro le loro passioni e i loro desideri da perseguire con impegno e con l’aiuto della fede. Quanti tra di loro hanno sognato di incontrare il Papa a Roma e quanti alla fine di questa giornata possono dire di esserci riusciti! E quanta gratitudine verso chi è riuscito a vederli nella loro persona e nella loro dignità: “Grazie! anche se non conosco una parola giusta per dirlo così forte come vorrei” ha detto Robert alla fine del suo discorso.

La terza parola che il Papa ha consegnato è stata pace. Le guerre si fanno tra ricchi, per avere più potere, qualsiasi forma esso abbia: “è raro che si arrivi a fare guerre tra poveri perché essi, per loro stessa povertà, sono più inclini a essere artigiani della pace” ed ecco il terzo appello che il Papa ha fatto: “fate pace, create pace, date esempio di pace e aiutate, ciascuno di voi, la propria religione perché tutte sono messaggere di pace ma sempre devono crescere nella pace!”

E infine le scuse, le sue scuse personali per le cose che in passato avrebbe dovuto dire e non ha detto o che ha detto ma non avrebbe dovuto dire, ma le scuse anche per tutti i cristiani e per le volte che, davanti a una persona povera o a una situazione di povertà, hanno guardato da un’altra parte, che “non sono stati capaci di vedere in ogni povero il messaggio di Dio che si avvicina e si fa povero per accompagnarci nella vita”.

Tutti abbiamo bisogno di essere perdonati e tutti abbiamo bisogno di incontrare fratelli e sorelle che ci aiutino ad aprirci al perdono ed è con umiltà che siamo chiamati a farci strumento della misericordia inclusiva di Dio: “la Chiesa prolunga nel mondo il grande abbraccio di Cristo morto e risorto: se ci lasciamo coinvolgere in questo movimento di inclusione degli altri, possiamo davvero essere testimoni della misericordia con cui Dio accoglie ciascuno di noi”.

Dio Padre di tutti noi, di ciascuno dei tuoi figli, ti chiedo di darci la forza, di darci la gioia, di insegnarci a sognare per guardare avanti, ad essere solidali perché siamo fratelli e di aiutarci a difendere la nostra dignità.

Questa la preghiera conclusiva del Papa per noi tutti e l’auspicio per ogni giorno a venire.


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