Aggiornamento dalla Chiesa sorella in Ciad - CARITAS TREVISO

Aggiornamento dalla Chiesa sorella in Ciad

Con gli occhi e il cuore sempre orientati al territorio in cui siamo radicati, senza mai attenuare l’attenzione per ciò che accade nel resto del mondo, condividiamo con voi la delicata situazione che si sta vivendo anche in Ciad, dove don Silvano Perissinotto, don Mauro Fedato e don Mauro Montagner sono stati inviati come “Fidei Donum” per la Diocesi di Treviso.

Da qualche settimana si vive un clima di tensione in seguito ad un incidente mortale tra un soldato e un civile a Ndjamena. Un colonnello dell’esercito e un meccanico hanno avuto un conflitto in un mercato di Ndjamena, che comprende centinaia di bancarelle che vendono parti di auto e intorno al quale, nel corso degli anni, sono state aperte centinaia di autofficine illegali ma tollerati. Radio France Internazionale riporta che l’ufficiale maggiore avrebbe sparato ad un meccanico e a uno dei suoi colleghi, ferendo a morte il primo. Secondo il procuratore della capitale, la folla si è scagliata contro l’ufficiale che è stato per diversi giorni in coma e ora si trova in carcere per omicidio.

Scrive don Silvano dal Ciad:

Oltre a tutto ciò, c’è stato qualcuno che ha filmato il linciaggio e due video sono stati messi su Internet e sui social-networks. Per questo motivo il Governo e le autorità del paese hanno preso la decisione di chiudere la rete Internet in tutto il territorio tchadiano, a parte la capitale (per la presenza delle ambasciate e di tutte le altre realtà legate al mondo della cooperazione, della politica e dell’economia).

Tutto questo mentre in questi giorni alcune persone sono state uccise dai terroristi legati a Boko-aram nei pressi del lago Tchad.  Altri casi di violenze dovute all’abuso arbitrario della forza da parte dei militari sono stati registrati in altre parti del paese. Sono segnali da prendere credo con una certa serietà perché – a parte i casi di violenza dovuti al terrorismo jihadista che hanno origine nella vicina Nigeria (luogo di nascita e di sviluppo del gruppo terrorista di Boko-aram) – gli altri atti e fatti di violenza sono legati alla vita ordinaria di questo grande paese dell’Africa sub sahariana. La gente è stanca dell’abuso di potere e dell’utilizzo della forza con le armi da parte di chi pensa di essere padrone degli altri. Questi fatti mi fanno capire come la pace sia importante e nello stesso tempo molto instabile e fragile e che basta un poco per infiammare gli animi e creare una situazione caotica e problematica. Ecco perché il silenzio obbligato dei social da parte delle autorità, mentre i pochi si spartiscono il ricco bottino proveniente dalla vendita del petrolio, dall’estrazione dell’oro, dalla vendita di bestiame e di altre materie prime, mentre la stragrande maggioranza delle persone vive senza il minimo aiuto da parte dello Stato e di ciò che uno stato dovrebbe fare per assicurare e contribuire al benessere della sua gente: acqua, luce, strade, scuole e sanità, lavoro. Eppure si vive, eppure le cose, seppur lentamente, si muovono anche perché le informazioni e il mondo in qualche modo bussano alle porte del Tchad. Infatti anche se lo Stato ha messo a tacere Internet, noi che abitiamo ai confini con Il Camerun, possiamo beneficiare di questa prossimità per captare la rete telefonica di quest’altro paese africano e così avere la possibilità di comunicare e di informarci aspettando che Internet venga ripristinato anche qui da noi. La cosa bella è che basta andare in centro a Fianga e chiedere ai vari amici dove si trova il luogo migliore per avere la rete telefonica del Camerun e così aggiriamo l’ostacolo anche se dobbiamo fare qualche chilometro per arrivare al punto dove si capta la rete.

Ringraziamo don Silvano per la condivisione e le foto e ci uniamo a lui nella preghiera per questo popolo africano nostro fratello.


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