Casa della carità Archivi - CARITAS TARVISINA

Povertà e interventi a favore dei “senza dimora”

Chi sono le persone senza dimora? Come si arriva a trascorrere la gran parte del proprio tempo in strada, ai margini del sistema di diritti e doveri, risorse e relazioni? È noto come la crisi economica abbia avuto ripercussioni importanti su fasce di popolazione che fino a poco prima erano considerate e si percepivano del tutto estranee al rischio di impoverimento. I dati lo confermano. In dieci anni, il numero di persone in condizione di povertà assoluta è più che raddoppiato: da 2 milioni e 427 mila nel 2007 a 5 milioni e 58 mila nel 2017, pari all’8,4% della popolazione. Anche i dati sulla povertà estrema delle persone senza dimora restituiscono un andamento preoccupante, sia in termini numerici, sia rispetto alla tendenza alla cronicizzazione del disagio. A questo proposito, quando l’esperienza di vita in strada si protrae per più di un anno, si evidenzia come nella persona si attivino una serie di meccanismi disfunzionali, di “adattamento per rinuncia”, che rendono sempre più complicato l’esito positivo dei percorsi di reinserimento. Perché avviene questo? Per rispondere è necessario considerare che dietro a una persona povera non ci sono solo fragilità individuali, ma anche condizioni sociali e culturali che contribuiscono a generare marginalità ed esclusione.

Il numero dei senza dimora nella città di Treviso è in continua crescita. Lo dimostra il fatto che oltre ai posti garantiti dalla Casa della Carità (28 posti) e quelli dal dormitorio del comune (24), c’è sempre una lista di attesa di 40 persone. Sono stati accolti 101 uomini di cui 51 nuovi accessi. Di questi 101 erano di nazionalità straniera e in maggior parte richiedenti asilo. Tale situazione si è fatta più grave con la stagione invernale. Mancando una soluzione strutturata si è intervenuti con soluzioni temporanee prima presso la parrocchia di San Martino Urbano e poi presso le strutture della Cooperativa Hilal.  Le persone senza dimora che hanno fatto riferimento alla Casa della Carità in questo anno, hanno dimostrato come questa realtà della marginalità è costituita da storie complesse e complicate. Il volto dei senza dimora cambia velocemente in sintonia con la stessa velocità con cui si verificano i cambiamenti sociali.

Per quanto riguarda l’accoglienza maschile anche in quest’anno una gran parte dei senza dimora era composta da migranti che avevano perso il diritto a rimanere nei centri di accoglienza. Questo è anche conseguenza della stretta delle politiche immigratorie del nostro Paese. Queste persone sono giovani (25-30 anni) e provengono prevalentemente dall’Africa subsahariana. Hanno fatto tutti il percorso come richiedenti asilo ma non sono stati accompagnati in un vero e concreto percorso di integrazione.

Altra tipologia è quella di persone, italiane e straniere, oltre i 60 anni che presentano problemi sanitari, una debole rete familiari e di relazioni corte e che hanno un reddito insufficiente. Sovente non rientrano nei criteri di assistenza dei servizi sociali (tantomeno quelli dell’attuale reddito di cittadinanza). Sono confinati in una zona di isolamento e nessuno se ne fa carico.

Per quanto riguarda l’accoglienza femminile il numero delle donne accolte è aumentato. Ben 36 donne di cui 19 nuovi accessi. Di queste 30 erano di nazionalità straniera. Le situazioni intercettate sono state quelle di donne con problemi di salute mentale e con una rete relazionale molto fragile. La vulnerabilità di queste donne è considerata troppo lieve per essere presa in carico dai servizi, ma si è rivelata impegnativa per una realtà come la Casa della Carità. Per queste donne vulnerabili non ci sono strutture idonee nel territorio, per cui come Caritas si è stati “costretti” a vivere un ruolo di supplenza, parziale ed insufficiente, ma necessario per non lasciare in uno stato di abbandono e disperazione queste persone. La Casa della Carità si regge su un lavoro di rete con il territorio e sul grande apporto dei volontari. Significativa è anche la raccolta di eccedenze alimentare che ha permesso il funzionamento della mensa ad un costo molto basso e che ha incentivato la sensibilizzazione contro lo spreco alimentare. Nel 2017 le persone che hanno beneficiato del servizio docce sono state 212, di cui solo 2 donne, per un totale di 2655. Il servizio di lavanderia ha visto ben 655 lavaggi e ne hanno usufruito 108 uomini e 15 donne. La mensa ha erogato 16.463 cene a beneficio di 301 uomini e 40 donne. È un impegno significativo ed è espressione di un mondo dove ciascuno può trovare il proprio posto. Dietro ai servizi erogati, ai numeri contabilizzati c’è un intreccio di storie e di volti, quello dei senza dimora, quello degli operatori, quello dei volontari. È la bellezza di un mondo vario e diverso che però si riunisce nell’unica famiglia umana.

Caritas Tarvisina intende richiamare l’attenzione da un lato sulla necessità di affrontare la povertà estrema delle persone senza dimora nelle sue diverse implicazioni, non solo abitative, ma anche sul piano della salute, del reinserimento lavorativo, dell’inclusione sociale; dall’altro, sull’urgenza di ripensare l’attuale sistema di presa in carico per persone senza dimora in modo integrato, prevedendo una pluralità di soluzioni abitative e di modalità di accompagnamento sia in ambito sociale che lavorativo, capaci di corrispondere alla specificità dei bisogni, alle aspettative e alle risorse di queste persone che troppo spesso sono relegate alla passività e considerate come uno “scarto”. Solo secondo una logica di sistema, nel segno della sussidiarietà e corresponsabilità, è possibile pensare di affrontare la condizione dei senza dimora non come un problema da contenere, ma come un intervallo su cui agire per riconnettere le persone alla società a favore della società stessa e così generare un impatto.


Progetti

Lavanderia

Tra le tante difficoltà che incontra una persona che vive nella marginalità vi è anche quella di non poter lavare la propria biancheria e i propri indumenti. Ad oggi nella città di Treviso non esiste una lavanderia pubblica e chi è in difficoltà spesso non ha il denaro per utilizzare i servizi a pagamento. Ciò

Docce

Non c’è nessun altro servizio di docce e bagni pubblici nella città di Treviso oltre a quello di Caritas Tarvisina. Dalla sua apertura (il 19 febbraio 2008) fino ad oggi si è potuto constatare come questo servizio intercetti il bisogno di persone che si trovano in grave stato di indigenza e di marginalità quasi cronica.

Mensa

Nella città di Treviso confluiscono circa una settantina di persone che abitualmente non hanno da mangiare. In città non c’è un servizio di mensa serale strutturato. Il Comune di Treviso offre un servizio a mezzogiorno che copre circa 40 persone e altre persone sono assistite grazie all’intervento di altre realtà della città. In tale contesto

Accoglienza Maschile

Fino a al 2013 nella città di Treviso vi erano solo quattro posti per l’emergenza notturna. In seguito alla riflessione e alla scelta di Caritas Tarvisina di aprire le accoglienze (la prima delle quali è stata avviata l’11 novembre 2013), anche l’amministrazione comunale e altre realtà del territorio si sono adoperate per l’emergenza freddo. Si è arrivati

Accoglienza Femminile

Per dare risposta al crescente numero di donne che si rivolgono al Centro d’Ascolto con problemi di alloggio, Caritas Tarvisina ha deciso di avviare una riflessione sull’emergenza abitativa femminile. Il 15 settembre 2014 è stata quindi aperta l’accoglienza femminile “Santa Chiara” all’interno della Casa Della Carità in via Venier a Treviso. La struttura è rivolta


Testimonianze

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