Casa della Carità Archivi - CARITAS TARVISINA

La Casa della Carità a Treviso

La Casa della Carità accoglie centinaia di uomini e donne di lingue e fedi diverse, offrendo la possibilità di una cena calda e abbondante, una doccia ristoratrice, un riparo per la notte, ascolto e accoglienza, anche là dove sguardi e sorrisi sostituiscono parole troppo difficili da comprendere.

E’ un mondo che racchiude persone con storie e bisogni diversi. Un volto è quello dei senza dimora: uomini e donne, italiani e stranieri, finiti ai margini della società, con una rete sociale fragile, che vivono una precarietà significativa su più livelli, con problematiche cronicizzate e stili di vita disfunzionali ma anche persone che per un certo tempo hanno goduto di una propria autonomia, venuta meno spesso a seguito della perdita del lavoro, della separazione dalla famiglia o di una malattia. Condizioni che frequentemente includono fragilità personali, talvolta psichiche e/o aggravate da dipendenze da sostanze, che conducono a circoli viziosi e carriere di impoverimento.

L’altro volto è quello dei migranti, richiedenti asilo o già titolari di permesso di soggiorno, esclusi dai grandi centri di accoglienza governativi : per loro inizia il faticoso percorso di inserimento nel tessuto sociale ed economico nella terra d’asilo. Chi non dispone di una rete a cui fare riferimento nell’immediato, si ritrova improvvisamente abbandonato a se stesso, in condizioni di grande marginalità, spesso peggiorate da un’insufficiente conoscenza dell’italiano, dalla scarsa consapevolezza rispetto alla propria condizione giuridica e alle reali opportunità lavorative.

Custodi della dignità umana

Il saper farsi “vicino all’altro” che sperimentiamo in questo tempo, in cui si moltiplicano le periferie esistenziali e in cui c’è una “globalizzazione dell’indifferenza”, ci interroga su cosa voglia dire oggi “essere prossimo”; su
come noi siamo custodi dei nostri fratelli a partire dalle piccole azioni quotidiane. È qui che si misura la qualità dei nostri valori umani, del rispetto per le persone e per la loro dignità, della capacità di solidarietà, del saper riconoscere il volto di Cristo nei volti di uomini e di donne.

Lo scorso anno la Casa della Carità ha fronteggiato un considerevole aumento di accessi in alcuni servizi offerti: se già, infatti, nel 2022 le docce erano tornate a pieno regime 3 pomeriggi a settimana, nel 2023 questi stessi turni sono riusciti faticosamente a star dietro a una richiesta pari a quasi il doppio di quella dell’anno precedente, richiesta alla quale non si può non dare seguito in quanto rappresenta il primo passo verso il riconoscimento della dignità della persona; insieme alle docce anche la mensa ha dovuto far fronte a un incremento considerevole del numero di pasti erogati, passando dalle oltre 15.000 cene a più di 18.600, praticamente dieci pasti in più ogni sera, dieci persone che hanno condiviso un pasto caldo con gli altri ospiti, con gli operatori e con i volontari; dieci persone che ci richiamano ad una responsabilità che rischia di venir meno in questo tempo.

Questi dati sono, almeno in parte, riconducibili alla presenza di una quota di richiedenti asilo considerati “transitanti” (in prevalenza provenienti da Pakistan e India), che solitamente accedono ai nostri servizi per un tempo limitato in attesa di formalizzare la richiesta di protezione internazionale che possa permetter loro di ottenere un posto presso una struttura di accoglienza o che gli consenta loro di muoversi sul territorio e di cercare lavoro; invece, trovandosi bloccati da una lentezza burocratica, che di fatto impedisce loro di accedere a servizi essenziali come l’assistenza sanitaria o ad avere una residenza, fanno affidamento in maniera stabile ai nostri servizi.

Rispetto invece ai servizi di lavanderia e di accoglienza notturna (maschili e femminili) si è registrata una crescita più lieve, aumentando di poco i dati del 2022. Segno che i servizi offerti continuano a rappresentare una importante
riposta a un bisogno effettivo. Ciò che questi dati ci portano a sottolineare è di come stia fortemente cambiando la tipologia di ospiti che accogliamo in Casa della Carità: se una volta infatti si presentavano per la maggior parte persone in situazioni di forte disagio sociale, lavorativo e abitativo, che avevano in quel momento bisogno di un luogo sicuro dove poter sostare per comprendere e migliorare la loro condizione con il nostro supporto, oggi la maggior parte degli accolti in Casa della Carità sono persone che rischiano di perdere fiducia nel futuro e che passano da un luogo a un altro per poter continuare a sopravvivere. Ci troviamo cioè sempre più di fronte ad una dinamica di “adattamento per rinuncia”, dovuta non tanto a un sentimento di rassegnazione, ma dalla condizione dovuta a uno stigma sociale che impedisce loro di pensarsi protagonisti di un cambiamento.

Questo appare più chiaro nei dati riguardanti l’accoglienza maschile, che evidenzia come una parte degli accessi sia stata effettuata da persone già precedentemente accolte, mentre un’altra parte è rappresentata da persone che, nonostante lavorino, anche con un contratto a tempo indeterminato, faticano a trovare una sistemazione stabile e duratura. Nel 2023 il tema dell’abitare è diventato preponderante nel dibattito sulle povertà. È qui che la nostra accoglienza si fa tenda in mezzo al deserto, luogo sicuro in un ambiente ignoto e pericoloso, dove condividere momenti di convivialità e ristoro con le persone che si rivolgono a noi in cerca di un supporto.

Per quanto riguarda l’accoglienza femminile la situazione è più delicata: è difficile riuscire a leggere i dati in modo omogeneo in quanto, da una parte abbiamo incontrato donne sole, lavoratrici, che si sono rivolte alla Casa della Carità in situazione di urgenza dopo aver perso contemporaneamente lavoro e alloggio; altre volte ci siamo trovati di fronte a donne con problemi di dipendenza e fragilità sociale, che avevano bisogno di un riparo temporaneo
per recuperare le forze e un minimo di serenità; dall’altro ancora abbiamo incontrato donne, madri, con un bisogno urgente di trovare un luogo dove poter essere al sicuro con i propri figli e iniziare a programmare un futuro che non si fermi a domani.

Per i primi due casi, in base alle nostre possibilità, abbiamo cercato di creare un percorso di accompagnamento e di aiuto che permettesse di raggiungere in un breve periodo un buon livello di autonomia, in modo da consentire a queste donne di riprendere in mano le loro vite. Per le altre situazioni, consapevoli di non avere una risposta esaustiva alle necessità riportate dalle donne incontrate, ci siamo potuti affidare all’aiuto e al supporto di ordini religiosi e organizzazioni private con cui negli ultimi anni abbiamo intrecciato e mantenuto un forte legame, che ha permesso di costruire una rete volta al sostegno femminile, in particolare a quelle donne che sono imbrigliate in un sistema che le soffoca e che non permette loro di vivere dignitosamente.

Nonostante questo scenario che può apparire poco incoraggiante, noi scegliamo di esserci ancora una volta, di non tirarci indietro, di non spaventarci davanti a difficoltà che ci sembrano sempre più grandi, a volte insormontabili, perché crediamo che accogliere e permetterci di incontrare
l’altro sia una opportunità di crescita reciproca troppo importante per perderla. Ancora una volta apriamo le porte all’altro riconoscendolo come una persona che esiste e vive là, proprio accanto a noi..


Progetti

Lavanderia

La lavanderia della Casa della Carità è attiva da ottobre 2015. Ad oggi nella città di Treviso non esiste una lavanderia pubblica e chi è in difficoltà spesso non ha il denaro per utilizzare i servizi a pagamento. Ciò fa sì che gli indumenti vengano lavati in qualche luogo di fortuna oppure gettati nei rifiuti. Tra le tante difficoltà che

Docce

Le docce pubbliche di Caritas sono attive da febbraio 2008. Non c’è nessun altro servizio di docce e bagni pubblici nella città di Treviso oltre a quello di Caritas Tarvisina. Un servizio che vuole garantire la dignità di chi non ha una casa e un posto dove lavarsi, attraverso la cura della propria persona insieme alla possibilità

Mensa

La mensa serale della Casa della Carità è attiva da gennaio 2016. In città non esistono altri servizi di mensa serale strutturati. Il Comune di Treviso offre il pasto a mezzogiorno a circa 30 persone e altre sono assistite grazie all’intervento di diverse realtà della città. La mensa vuole essere un luogo di condivisione dove la collettività incontra e si fa carico del prossimo più

Accoglienza Maschile

L’accoglienza maschile presso la Casa della Carità è attiva da novembre 2013. È disposta su due piani, “San Francesco” e “San Martino”, per un totale di 18 posti letto in camera singola. In città anche il Comune di Treviso garantisce dei posti letto a chi si trova in situazione di marginalità. Il significato originario della parola “accogliere” è radunare, mettere insieme,

Accoglienza Femminile

L’accoglienza femminile “Santa Chiara” presso la Casa della Carità è attiva da settembre 2014. Può accogliere fino a 7 donne in stanze singole, ciascuna con il proprio bagno. Nella città di Treviso è l’unica struttura che offre accoglienza a donne in situazione di difficoltà. La struttura è rivolta a donne che si trovano temporaneamente senza casa, per mancanza di


Testimonianze

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