Assemblea diocesana delle Caritas Parrocchiali - CARITAS TARVISINA

Assemblea diocesana delle Caritas Parrocchiali

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Si è tenuta ieri, presso il seminario Vescovile di Treviso, l’assemblea annuale delle Caritas parrocchiali, primo appuntamento della rassegna “Sguardi altri” intitolato “Non c’era posto per loro”.

Il tema centrale dell’incontro è stata l’analisi del fenomeno dei migranti forzati. Si è partiti facendo un focus sull’accoglienza vissuta a Treviso a partire da marzo 2014, e poi si è cercato di offrire uno sguardo alla situazione geo-politica che determina l’origine di molti flussi migratori e ne segna la sorte. Alla conclusione vi è stata una lettura pastorale che ha messo in luce la relazione che esiste tra la comunità cristiana ed i migranti.

Erika Della Bella ha presentato i dati dell’accoglienza migranti che Caritas Tarvisina ha svolto a partire dal 2014, mettendo in evidenza come un servizio nato come “emergenziale” sia diventato opera segno strutturale, che segue integralmente i principi enunciati nel primo articolo dello statuto di Caritas “[…] promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica […]”.

I numeri dell’accoglienza sono stati raccolti in un pieghevole che consente di tener traccia di quanti migrati siano stati accolti da Caritas, da quali paesi provenissero, quanti e dove siano rimasti e come stiano procedendo gli esiti delle commissioni territoriali incaricate dell’analisi delle domande d’asilo politico.  Oltre a questi dati si è voluto fare chiarezza sul flusso economico legato a quest’attività, facendo emergere come il modello di accoglienza adottato da Caritas non consenta nessun tipo di margine economico.

OuQWDvLpzPfxMY7jTVcWs5ekCfy6bkc91Ny4L6FTeQwL’incontro è proseguito con l’intervento di Oliviero Forti, responsabile del settore immigrazione di Caritas Italiana e Caritas Europa che ha tracciato, con la chiarezza e l’efficacia che lo contraddistinguono, un quadro della situazione geo-politica che origina questo massiccio fenomeno migratorio, con particolare attenzione alla situazione siriana. Il punto di partenza della riflessione è stato porre l’attenzione non tanto sulle zone di conflitto, quanto sugli stati confinanti con le zone di guerra dove in questi anni si sono riversati centinaia di migliaia di profughi che vivono in condizioni di precarietà e di stenti da ormai diverso tempo.

Il livello di esasperazione di queste persone, sommato alla disperazione di chi scappa da situazione di persecuzione politica, povertà estrema o condizioni ambientali tali da non permettere nessuna forma di sostentamento, hanno creato una massa di persone che è intenzionata a migrare ad ogni costo. Il paragone utilizzato da Oliviero Forti per definire la forza di questo fenomeno è stato quello dei vasi comunicanti: “ne chiudi uno e la pressione dell’acqua sfogherà da un’altra parte”.

“Si può ripetere tutto il giorno e tutti i giorni che siamo contrari alle migrazioni” prosegue Forti, “ma ciò non cambierà di una virgola quello che sta accadendo. Il fenomeno esiste e bisogna solo decidere come abbiamo intenzione di affrontarlo. É come un fenomeno naturale che ti travolge: poco importa se sei contrario, ciò che conta è come lo affronterai!”

L’analisi è proseguita con la descrizione delle principali rotte, l’atteggiamento politico tenuto dagli stai attraversati da questi flussi e conseguentemente l’impegno delle Caritas interessate e le politiche migratorie messe in atto dagli stati che costituiscono la meta di questo viaggio. Ciò che emerge è una forte disomogeneità all’interno del territorio europeo dove gli stati che hanno un politica più accogliente si stanno avviando alla saturazione, mentre gli stati che sono stati protagonisti fino a pochi anni fa di ingenti migrazioni, chiudono le porte.

La pressione che ha interessato l’Italia, a causa della prossimità alle coste africane, si sta, contrariamente a quanto previsto, allentando grazie allo spostamento di buona parte dei flussi lungo le rotte balcaniche. Il dramma delle morti nel Mediterraneo tuttavia non sembra placarsi evidenziando come sia necessario una cambio di rotta negli interventi messi in campo dall’Unione Europea.

Caritas Italiana, oltre all’enorme sforzo che sta mettendo in campo sull’ambito dell’accoglienza migranti, (più di 26.000 persone accolte dalle Caritas diocesane di tutta Italia) sta lavorando ad un coinvolgimento ancora più consistente della comunità cristiana. Infatti, anche grazie alla forte spinta di Papa Francesco, Caritas sta rilanciando il progetto “rifugiato a casa mia”, iniziativa che prevede l’accoglienza di persone, che abbiano ottenuto lo status di rifugiato, all’interno di famiglie o parrocchie. Questo progetto, oltre a dare un segno concreto di integrazione più che di accoglienza, ponendo le basi per percorsi di autonomia dei migranti all’interno della nostra società, ha l’obiettivo di ribadire il valore pastorale dell’apertura di famiglie e parrocchie a questo tema.

La conclusione di Don Davide Schiavon, direttore di Caritas Tarvisina, è stata una lettura pastorale di questo fenomeno, sottolineando come ciò che comunque sta cuore alla Chiesa, è che si riconoscano nella parola di Dio e nei documenti del Magistero quelle linee d’azione che fanno emergere le ricchezze e la positività (almeno come possibilità) della migrazione e, soprattutto, che soggetto e oggetto della migrazione è la persona umana, con i suoi diritti-doveri.

L’ondata migratoria attuale stanno veramente impostando un cambiamento radicale simile a pochi altri nella storia. Questo anche se non tutte le parrocchie sperimentano una presenza significativa di migranti. La presenza, la visibilità del diverso, la comunicazione globale, gli esempi, la curiosità stessa verso la novità, i fenomeni giovanili: in una parola, l’impatto sociale è talmente grande che coinvolge tutti nel cambiamento. D’altra parte, come potrebbe essere diversamente, vista la crescita del fenomeno, grande finora, ma che secondo le statistiche sta diventando esponenziale.

Sarà necessario quindi che la Chiesa sia d’esempio formulando un progetto di pastorale migratoria, che abbia un suo fondamento nella parola di Dio, un suo centro nel bene della persona che migra e della sua famiglia.

Per questo occorre, anzitutto, una riflessione profonda sulla Parola di Dio: certamente nella Bibbia non si trovano indicazioni su come deve essere svolta praticamente l’accoglienza ma si trovano altresì i principi intorno a cui incardinarla.

 La linea tradizionale sulla quale della chiesa fino ad oggi è che “Il migrante è il povero e bisognoso che nella sua povertà è immagine di Cristo”;  questo rischia, talvolta, non solo di essere prevalente, ma di diventare la linea esclusiva di approccio al migrante: “ti aiuto perché per me tu sei l’immagine di Cristo sofferente”. La proposta è quella di andare oltre e di cominciare a considerare il migrante prima di tutto persona umana, creata da Dio con un progetto preciso, soggetto di diritti e di doveri, il rispetto dei quali è destinato a creare relazioni positive per il bene comune.

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