Custoditi da un sorriso accogliente - CARITAS TARVISINA

Custoditi da un sorriso accogliente

Ciao fratello Jawo,
hai preso la tua bici, per il tuo ultimo giro e sei volato via, in silenzio, senza far clamore, come era il tuo stile. Non tante parole, ma un sorriso per tutti e un cuore accogliente verso ciascuno.
Nel tuo viaggio hai calpestato la sabbia della sofferenza, hai solcato il mare della speranza, ora sei giunto nel cielo per riposare nella pace dell’unico Dio. Hai aperto tante porte in Casa della Carità, ora Dio ti apre quelle dell’Eternità.
Ci hai donato il tuo sorriso e la tua contagiosa accoglienza, ti sei fatto depositario delle fatiche e delle prove di molte persone. Il tuo sorriso accogliente ci accompagnerà sempre e vogliamo salutarti con le parole che ripetevi sempre “Siamo Caritas, perché discutere, fare problemi, parlare … parlare … abbiamo tutti bisogno degli altri … vogliamoci bene, viviamo in pace: è questo quello che Dio vuole”.
Il tuo sorriso resterà il “nostro” ponte tra cielo e terra. Ora riposa in pace.
Ciao Jawo, fratello di tutti noi, da oggi e per sempre cittadino del Cielo.
 
I tuoi fratelli dell’équipe Caritas

 

Carissimo fratello Jawo,

te ne sei andato senza clamore, senza far rumore, come era nel tuo stile. Il vuoto che hai lasciato è grande. Tanti anni vissuti insieme, giorno e notte, affrontando gioie e dolori, sconfitte e vittorie, delusioni cocenti e fioriture di nuove speranze. È lacerante e doloroso non sentire più il tuo passo strascicato, la tua voce squillante, il tuo saper offrire ogni istante un sorriso e un saluto accogliente, mai di circostanza. Chiamavi tutti per nome e sapevi dispensare, con larghezza di cuore e bontà d’animo, parole di conforto, tempo di ascolto, spazio di condivisione. Avevi nella fede in Dio la tua grande forza. Abbiamo pregato insieme, hai custodito nel tuo cuore tante sofferenze personali e i dolori di tante persone che accostavi. Sei stato uomo di Dio e mi permetto di dire che le parole della lettera agli Ebrei (13, 1-2) dicono in sintesi quello che sei: “Perseverate nell’amore fraterno.  Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo”.

Ringrazio Dio perché ti ha posto sul nostro cammino come dono prezioso, come fratello dal cuore libero e dal sorriso accogliente. Conoscevi molte lingue, ma hai parlato quella più importante, quella dell’amore, quella della giustizia. Non ti piaceva perderti in chiacchere inutili, eri un uomo che puntava al pratico, alle cose essenziali. Anche tu avevi le tue fragilità, anche tu perdevi la pazienza, ma non ne hai mai fatto mistero. Sbagliavi, come tutti, ma poi cercavi sempre la via per ricostruire la pace, per ritrovare il sentiero. A volte lasciavi trasparire dal tuo cuore amarezze e fatiche pesanti, situazioni che ti spazientivano, ma mai, proprio mai hai dato dimora nel tuo intimo a sentimenti di rancore, di astio, di disprezzo. Sei uomo di Dio, che credeva fermamente nella misericordia dell’unico Dio. Trovavi alimento pregando il Corano e ascoltando il Vangelo, perché per te Dio era solo uno e gli uomini tutti fratelli. Nel tuo cuore non c’erano differenze e distinzioni, c’era solo spazio, sempre più spazio per la Vita, la Pace, la Libertà … per gli altri.

Carissimo fratello Jawo ci hai donato tanto, ci hai donato tutto, per questo ci manchi, per questo la tua dipartita ci ha tolto il respiro, ci ha messo davanti alla nostra fragilità umana e alla debolezza della nostra timida fede. Continua ad esserci vicino, facci sentire nel profondo quella tua voce squillante, quel tuo sorriso disarmante, quel tuo andare oltre le regole perché la tua unica regola era la Carità. Non tutti l’hanno capito, ma tutti coloro che hai incontrato ne hanno beneficiato. Dal 6 maggio 2011 la Casa della Carità è diventata la tua casa, è diventata la tua carta d’identità. Rinunciavi a tutto perché volevi che questa realtà di Caritas fosse espressione di speranza, fiducia e amore per chi giungeva segnato dalle fatiche della vita che tu ben conoscevi. Hai arricchito questa casa con tre doni speciali: il tuo sorriso che illuminava anche le giornate più buie, la tua accoglienza capace di costruire sintonia e prossimità con ogni persona, la tua capacità di ascoltare e custodire le confidenze di molti. Più volte ti dicevamo di non stare sempre in lavanderia perché poi si riempiva di gente, di non dare da mangiare fuori orario. Ci dicevi sempre di sì, ma poi non ce la facevi. Era più forte di te. Stavi ore ad ascoltare, a condividere le storie di molti fratelli fino a tarda notte. Condividevi il tuo pasto, i tuoi vestiti, i tuoi averi perché le fatiche e le sofferenze degli altri non ti hanno mai lasciato indifferente. Hai dato anima alle regole con la regola di Dio che hai fatto tua: prima l’uomo, prima questo uomo che mi sta davanti. Grazie fratello Jawo.

Oggi mi e ci manca il tuo sorriso, il tuo modo unico di essere casa. Ci fa strano vedere la porta della lavanderia chiusa, ci toglie il fiato vedere i balconi del tuo appartamento chiusi. Alla mattina prima delle 6.00 quando spalancavamo le stanze delle nostre stanze, ci incrociavamo e ci salutavamo protendendo la mano uno verso l’altro, in segno di una comunione e fraternità speciale … ora quella tua mano, quel tuo sorriso mattutino manca, si fa sentire, lacera dentro e riga il volto di lacrime.

Caro fratello voglio ricordarti in tutte quelle migliaia di volte che venivi nel mio ufficio per consegnarmi i bisogni di qualcuno, le tue preoccupazioni per qualcun altro, i tuoi desideri di bene per i poveri. Tutte le sere aprivi la porta della zona uffici, strascicavi le tue ciabatte, lanciavi da lontano il tuo saluto buonasera don. Mi chiedevi come stavo e se ero venuto a conoscenza di qualche evento. Poi facevi come per andartene e puntualmente mi condividevi la preoccupazione per qualche ospite che vedevi in difficoltà, l’apprensione per qualche volontario e operatore che intuivi essere giù di corda. Concludevi ogni volta, praticamente quasi ogni sera, dicendomi possiamo fare qualcosa, dobbiamo fare qualcosa. Questo eri tu, uomo fragile e vulnerabile come tutti, ma dal cuore infinito. Grazie.

Ora ti penso nella pace di Dio. Ultimamente ti eri comprato una chitarra, perché desideravi suonare la tua vita, le tue gioie e le tue fatiche. Ora sono certo che avrai la possibilità di fare sentire al nostro Unico Dio lo spartito della tua ricca vita che è stata illuminata dalla dolce melodia della carità. Grazie fratello, ti mandiamo un abbraccio certo che la nostra comunione supera le distanze di spazio e tempo e che un giorno ci ritroveremo nella pienezza della Vita. Dimenticavo … un’ultima cosa. Abbiamo un progetto per trasformare, quella che chiamavamo “casa Emmaus”, in una casa di condivisione e di comunione per i giovani.  Vorremmo chiamarla Casa Jawo, oasi della custodia e del sorriso.

Per sempre uniti nella Carità.

14 settembre 2021

 


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