Guarire dal cuore “corrotto” - CARITAS TARVISINA

Guarire dal cuore “corrotto”

Non fermiamoci ad analizzare la realtà o a tifare per una parte dell’umanità, impariamo a ricordarci che dietro a queste situazioni ci sono degli uomini, delle donne, dei bambini, delle storie … dei fratelli

La nostra umanità sta vivendo giorni difficili e di grande smarrimento. Ogni giorno arrivano al nostro cuore notizie e immagine drammatiche che indeboliscono la fiducia e la speranza. Azioni violenti, catastrofi naturali, sanguinose guerre stanno riempiendo di sofferenza e dolore l’orizzonte della nostra vita. In queste situazioni si innescano nel nostro cuore due reazioni che però restano sterili e infruttuose.

La prima è quella di addentrarsi in continue analisi per voler capire le cause, l’origine di questi drammi. Si cerca di comprendere per trovare qualcosa che plachi la nostra angoscia dinanzi alle tragedie inspiegabili del dolore innocente. Viviamo il tentativo di voler trovare le motivazioni del ripetersi continuo della drammatica vicenda di Caino e Abele, senza avere il coraggio di andare in profondità. Facciamo analisi geopolitiche, troviamo nessi strategici, ma non abbiamo la forza di riconoscere quella devastante patologia che ci sta infettando tutti e che è il cuore corrotto. Abbiamo perso l’orizzonte del fratello e della comunità, perché ci siamo lasciati inquinare dalle logiche del potere, della forza, del dominio. Facciamo fatica nella vita di tutti i giorni a riconoscere il valore dell’altro come fratello. Rischia di essere relegato al ruolo di competitor, se non di avversario e nemico. È necessario che lasciamo risuonare, in modo serio, dentro di noi, la prima domanda che Dio ha fatto all’uomo: Dove sei? È importante che ci chiediamo quale strada abbiamo intrapreso, quale futuro stiamo disegnando per le nuove generazioni. Le analisi di ciò che sta ferendo l’umanità sono preziose e necessarie, ma è giunto il momento di fare scelte. Siamo invitati a scegliere la pace, la giustizia e per fare questo è fondamentale riscoprire la fraternità e il rispetto del creato. La strada del bene individuale ci ha portato a dividere il mondo in ricchi (pochi) e poveri (molti), a diventare “predatori” della vita. È giunto il momento di curare il nostro cuore corrotto dal miraggio del potere. Si tratta di scegliere, perché è in gioco è la vita.

La seconda è quella di affrontare questi drammi che affliggono l’umanità con la logica del tifoso che parteggia per chi gli è più simpatico e congeniale. Purtroppo anche la comunità internazionale affronta queste emergenze con modalità e approcci di interesse molto diversi. Ci sono situazioni di serie A e altre di serie B. La mentalità del tifoso rischia di farci perdere uno sguardo obiettivo. Semplifica la complessità della realtà e si incaglia su risposte che non hanno orizzonte di futuro. Dinanzi alle guerre decidiamo da che parte è giusto stare e poi lasciamo che il potere delle armi (le nostre) esprima il suo verdetto. Dinanzi alle catastrofi naturali ci impegniamo ad affrontare le emergenze attivando la macchina degli aiuti umanitari, ma non facciamo nulla per mettere in sicurezza l’uomo. Di fonte alla violenza che segna la vita di tutti i giorni, gridiamo il nostro sdegno, ma facciamo tanto fatica a purificare da essa i nostri atteggiamenti quotidiani. Ci scandalizziamo delle guerre, delle ingiustizie, ma restiamo schiavi di logiche di potere che ci danno la sicurezza che i problemi si risolvono solo con il controllo e il dominio. I drammi che segnano i nostri giorni e che sono causa di tanta sofferenza, nascono nel nostro cuore corrotto. È necessario che impariamo ad affrontare la vita da fratelli e non da tifosi. E prima di chiederlo al mondo politico e di insegnarlo agli altri, impariamo a viverlo noi nelle scelte di ogni giorno.

I drammi dell’Ucraina, di Israele, della Palestina, degli Armeni nel Nagorno Karabak, dell’Africa, della Siria, della Turchia, del Marocco… rischiano di diventare una lista di tragedie che immediatamente ci scuotono e che poi lasciamo, per motivi di sopravvivenza, scivolare nell’oblio dell’indifferenza. Qui siamo chiamati a vivere un cambio di passo. Non fermiamoci ad analizzare la realtà o a tifare per una parte dell’umanità, impariamo a ricordarci che dietro a queste situazioni ci sono degli uomini, delle donne, dei bambini, delle storie … dei fratelli. È la nostra storia, ci riguarda. Nella semplicità del quotidiano ritroviamo tre dimensioni generative di cambiamento: il ritmo di una preghiera costante di intercessione per la pace e per i fratelli che soffrono; la disponibilità ad abbandonare le logiche di forza e potere che inquinano le nostre scelte e azioni quotidiane; il sogno di un mondo migliore per tutti, all’insegna della comunione fraterna, della giustizia e della pace.

Don Davide Schiavon

17 ottobre 2023


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