Una fede che ci rende liberi

Siamo all’inizio di un nuovo anno pastorale ed è importante che viviamo questo tempo come un momento di grazia, senza cadere nella passività di rituali e pensieri abitudinari. Il cammino sinodale della nostra Chiesa che è in Treviso ci invita a tenere vivo il fuoco della fede e della carità, ad avere il coraggio di vivere quelle purificazioni e riforme profonde, per rispondere alla chiamata di Gesù ad essere in ogni tempo “sale della terra e luce del mondo”. Quello che ci sta davanti allora è un tempo bellissimo da vivere con speranza.

Negli ultimi anni la percezione della vita e della storia da parte della gente si è incanalata in vuoti ritornelli che invocano tempi migliori o si ritrova schiacciata tra la rassegnazione e la disperazione. La crisi economica ha messo chiaramente in luce che c’è una crisi, ben più profonda e lunga, che riguarda tutto l’uomo. Viviamo dentro un grande disorientamento e una profonda confusione. È necessario mettere ordine, affinché l’umanità ritrovi la luce della speranza e gli uomini ritrovino la strada per coniugare le loro vere attese con i loro sogni profondi. L’uomo che non sogna più, ha perso, la sua libertà ed è disposto a barattare il dono sacro della vita per un attimo fuggente di gloria o di ricchezza. La vita stessa è calpestata senza tanti problemi in base ai propri interessi. Questa è una grande povertà !

È necessario ritrovare la bussola, il senso fondamentale della vita che non si può esaurire nell’apparire, nell’avere o nel fare. Si tratta di tenere fisso lo sguardo su Gesù, l’Amore Crocifisso che si è offerto per la salvezza di tutti. Nella comunione della Chiesa siamo chiamati tutti a riconoscere che siamo delle persone ferite, che possono essere guarite solo dalla misericordia di Dio. Non ci sono i più bravi, i più forti, ma solo persone guarite dall’Amore che diventano capaci di amare secondo il cuore di Cristo, avendo come misura quella di non averne alcuna. Con molta umiltà siamo chiamati ad accostare l’uomo ferito, non per riempirlo di teorie o di moralismi, ma per stare insieme dentro a quel venerdì santo di sofferenza che Gesù ci assicura sboccerà prima o poi nel giorno radioso di Pasqua. La Carità si concretizza nel riaccendere la speranza, nel dare respiro ai sogni di bene che sono scritti nel cuore di ogni uomo, nel donare a ciascuno la possibilità di assaporare lentamente e profondamente il dono inestimabile della libertà. L’uomo che ha incrociato lo sguardo liberatore dell’Amore, si apre al mondo e fa della sua vita un dono. Non trattiene nulla per sé, ma trova piena gioia nel gettare semi di fiducia al vento per far fiorire il cielo di amore e speranza. Questo è il percorso di resurrezione che Dio offre come possibilità ad ogni uomo e che, nella nostra povertà, come Caritas tentiamo ogni giorno di fare.

La crisi ha indebolito così tanto l’uomo da fargli perdere il proprio animo di pellegrino che fatica per conseguire una meta. Lo ha ridotto ad essere un vagabondo, che cammina senza saper dove andare, cercando ristoro presso i santuari pagani del nostro tempo. Questo abbruttimento delle persone ha innescato meccanismi di violenza, sopruso e abuso di una ferocia inenarrabile. Questo sangue versato attraversa i cieli e arriva direttamente al cuore di Dio e le sue lacrime di misericordia cadono come rugiada risanatrice sull’aridità e sulla durezza di tanti cuori di uomini e di donne. Veramente stiamo toccando le conseguenze più drammatiche dell’homo homini lupus est di Thomas Hobbes.

Tutto questo potrebbe gettarci nello sconforto, ma siamo chiamati invece a fissare lo sguardo su Gesù, a cogliere che Lui è quell’Amore che si china sulle nostre umane ferite per riconsegnarci alla Vita. Dio non vuole che l’uomo muoia, ma che sperimenti la Sua Misericordia e viva. La prima grande opera di carità è orientare a questo Amore che sana e libera. È aiutare le persone a cogliere che non c’è peccato che non possa essere perdonato se con cuore pentito si ritorna al Signore, non c’è vita che non possa ricolmarsi di gioia e non c’è sogno che non possa realizzarsi nella misura in cui impareremo a vivere da fratelli e da figli. “Il Signore è Colui che muta il nostro lamento in danza, la nostra veste di sacco in abito di gioia” (Salmo 29) e veramente “nulla è impossibile a Lui”. La Chiesa, attraverso la Caritas, sull’esempio di Gesù che si fa servo per la salvezza degli uomini, è chiamata ogni giorno ad offrire, accanto all’assistenza, gli strumenti necessari affinché ciascuno sappia orientare il proprio sguardo ed il proprio cuore alla Libertà. È aiutare ogni persona a scoprire che la stella polare che orienta il proprio cammino ha il nome e il volto concreto di Gesù. È riaccendere in ognuno il sogno di una vita bella, buona e vera. Questo passa attraverso la pedagogia dei fatti, ma soprattutto attraverso la condivisione di un cammino che riguarda tutti. Solo la verità dell’Amore ci rende pienamente liberi.

 


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