Il camminare insieme

 

L’esperienza di incontro con il povero dentro l’attuale contesto sociale e politico è  senza dubbio, dal mio personale punto di vista, un appello di conversione molto forte, ma anche un’occasione molto importante per guardare in faccia la realtà della nostra chiesa diocesana. Credo prima di tutto sia da ringraziare il Signore per la ricchezza e la singolarità di tutti coloro che come “pietre vive” costituiscono la Chiesa. Ognuno nell’esperienza ecclesiale,  come nella vita porta l’unicità del suo essere dono di Dio. In questi mesi, pur anche con le fatiche relative al tempo che stiamo vivendo, abbiamo sperimentato come la Carità di Cristo è veramente l’unica sorgente, l’unico collante che dà senso al nostro servizio nella Chiesa. Il cammino delle nostre comunità ha messo in luce aspetti positivi e alcune zone d’ombra. Ritengo che siano tutti elementi molto significativi che ci possono aiutare a calibrare e distribuire bene le risorse, ad essere maggiormente efficaci, a lavorare in un’ottica sinodale, a percepire la propria  vocazione come un servizio all’interno della chiesa e del mondo. Il camminare insieme non è semplicemente un valore aggiunto, ma dice la nostra verità di persone e di comunità.

Mi sembra però importante sottolineare anche l’aspetto spirituale che emerge da questo cammino che, come chiesa, stiamo facendo insieme. Gli appelli di conversione che lo Spirito Santo ci rivolge tracciano delle linee importanti per il nostro cammino. Credo sia importante che recuperiamo dentro il nostro orizzonte di vita la dimensione del dono. Quello che viviamo e facciamo ci porta a toccare ogni giorno il cuore di molte persone. È una grazia straordinaria, perché ci pone in continuità con l’opera meravigliosa di Dio. Abbiamo la grazia di essere immersi nella compassione di Gesù. Un altro aspetto molto importante sul quale dobbiamo ritornare è quello di rimettere a fuoco qual è l’obiettivo del nostro essere strumenti nelle mani di Dio: quello di donare Cristo e di portare ogni uomo all’incontro con Lui. Diversamente saremmo come altre associazioni di volontariato. Il centro della nostra azione è Gesù Cristo: dobbiamo ricordarcelo. È facile poi vedere come non sempre sia facile lavorare insieme, come corriamo tutti il rischio di guardare al nostro orticello. Credo sia necessario che ci facciamo dono reciproco della preghiera per crescere nell’amore verso Gesù e verso la Chiesa. Come discepoli del Signore siamo chiamati a saper stare di più in ginocchio, vincendo la tentazione di sentirci, in alcune circostanze, dei vincenti o in altre delle persone schiacciate dalla frustrazione. Abbiamo il dovere di sostenerci gli uni gli altri. È necessario che con gradualità impariamo a vivere la carità tra di noi per poi saperla trasmettere agli altri. Si tratta di vivere l’accoglienza di quello che si è, l’ascolto, la pazienza.

Infine credo, come ricordato altre volte, che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, a tutti i livelli. Reputo che sia necessario che impariamo sempre più a lavorare insieme e a fuggire dalle morse dell’invidia. Non ci sono cose che riguardano in esclusiva solo qualcuno, ma tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo. Pur valorizzando i doni di ciascuno, siamo chiamati sempre a rispettarci come persone. Ritengo che solo grazie a Gesù possiamo togliere forza alle dinamiche dell’orgoglio e dell’invidia che sono sempre accovacciate alla soglia del nostro cuore e che a volte inquinano i nostri rapporti lasciando uno strascico di amarezza.

Non ha importanza quale compito rivestiamo, l’importante è che sempre nei nostri cuori riecheggi in modo chiaro l’”I care” di don Lorenzo Milani che è la concretizzazione della carità che sgorga dal cuore di Cristo


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