Stanchi di camminare, si misero a correre… - CARITAS TARVISINA

Stanchi di camminare, si misero a correre…

Siamo partiti per questo viaggio perché come tanti giovani sentivamo il bisogno di metterci in discussione, interrogarci, ritrovare la strada. Dentro di noi c’era la necessità profonda di chiederci cosa conta, chi vogliamo essere davvero e dove vogliamo veramente andare. E così siamo arrivati qui alla Caritas di Treviso, per iniziare un cammino di scoperta e di osservazione, per prenderci un periodo di riflessione in cui cercare risposte a queste domande sorte in precedenza.
Avs-al-40°-(2)Eravamo cinque giovani provenienti da esperienze e percorsi molto diversi, ma tutti animati forse dall’identico desiderio di donare agli altri e di donarsi un anno di vita autentica, di ritrovare o riconfermare i valori su cui essa si fonda e soprattutto di mettersi a servizio e rendersi utili. Ed è proprio questo che l’Anno di Volontariato Sociale (AVS) offre: l’opportunità di vivere un anno di servizio e di formazione, in cui attraverso il dono del proprio tempo e del proprio impegno agli ultimi, agli emarginati, ai dimenticati, si ha la possibilità di crescere, proprio facendosi “piccoli”, come insegna Gesù.
Ognuno di noi ha avuto la possibilità di svolgere diversi servizi, all’interno della Caritas diocesana ma anche nelle parrocchie, nelle scuole, nei centri diurni per disabili, nei doposcuola.
Quello che ci piacerebbe condividere di questi mesi sono le nostre scoperte, ciò che di prezioso abbiamo imparato e che porteremo con noi.
In questo intenso anno abbiamo ritrovato prima di tutto la certezza che ciascuno di noi ha dei talenti che gli sono stati donati e sono il suo bagaglio per affrontare il cammino. Questo percorso di certo non offre comode e lineari autostrade, ma piuttosto persone con cui camminare.
Nel servizio ai bambini e ai ragazzi nelle scuole e nei doposcuola abbiamo riscoperto tutta la spontaneità e lo stupore che nonostante la nostra giovane età, forse avevamo già dimenticato. Guardare il mondo attraverso la meraviglia e l’entusiasmo dei loro occhi ci ha permesso di sperimentare nuovi punti di vista sulla realtà e una logica che sconvolge tutto il modo di pensare degli adulti. Abbiamo imparato a dare fiducia e a guadagnarci la loro fiducia, attraverso una presenza attenta e discreta.
Nel servizio alle persone disabili abbiamo imparato a non fermarci all’handicap di chi abbiamo di fronte, a ciò che le persone “non sono” o “non possono” ma a scoprire ciò che ciascuno ha di bello da dare. Abbiamo imparato anche a riconoscere le nostre “disabilità” e i nostri limiti, scoprendo che in fondo “loro” non sono affatto diversi da “noi” ed anzi molto spesso hanno più gioia di vivere e sorrisi più aperti e sereni.
Al Centro di Ascolto diocesano e nel servizio docce pubbliche abbiamo conosciuto la realtà, così vicina ma spesso negata e dimenticata, della povertà; abbiamo incontrato persone senza lavoro, senza una casa dove ripararsi o cibo da mangiare, persone in difficoltà economica, fisica ma anche psicologica. Qui abbiamo imparato ad ascoltare le storie di ciascuno, a non giudicare dall’apparenza e forse ad apprezzare di più quello che abbiamo e condividerlo. Abbiamo capito anche che il lavoro della Caritas, spesso silenzioso e poco riconosciuto è un segno importante, anche al di là di quello che opera materialmente.
Pensiamo di essere stati fortunati se guardiamo a molti nostri coetanei, chiusi nel gelo dell’indifferenza, alla ricerca di realtà illusorie, fermi nel loro essere tiepidi e incapaci di seguire ciò che conta davvero o di fare i conti con ciò che sono, perché questa esperienza invece ci ha davvero scaldati e scossi.
Usando le parole di Matteo, siamo “sale della terra” e “luce del mondo”, riflesso della luce di Dio. Ci piace pensare che le persone conosciute e le esperienze vissute in questi mesi siano state un Suo tenderci la mano, una Sua provocazione a non perdere sapore e non nasconderci sotto il moggio.
Riempite di nuovo le valigie con quello che abbiamo imparato, e stimolati da queste provocazioni, ora siamo pronti a ripartire.

I giovani dell’Anno di Volontariato in Caritas – anno 2012-13

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