“Si prese cura di lui” - CARITAS TARVISINA

“Si prese cura di lui”

donNel meditare il bellissimo Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima di quest’anno mi sono venute in mente alcune parole di don Lorenzo Milani. Il priore di Barbiana scriveva: «ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I care“. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”, il contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”».

Il Papa parla, infatti, dell’indifferenza e afferma che essa se da una parte caratterizza sempre più le società di oggi, dall’altra appare una reale tentazione anche per noi cristiani. Si tratta di un’attitudine egoistica, per cui ci dimentichiamo degli altri, non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono, che ha preso oggi una dimensione mondialea tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. È questa una delle sfide più urgenti! Per non cedere a questa malattia e non chiuderci in noi stessi – annota Francesco – si richiede da parte nostra l’impegno a vivere un tempo di rinnovamento. La Quaresima è, appunto, questo: un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli.

La Quaresima: un tempo per riscoprire che Dio si prende cura di noi! La Quaresima – dice il Papa – è soprattutto «un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. [..} Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo». Vivere la Quaresima significa rifare questa esperienza della bellezza della vita che consiste nel vivere la nostra vocazione ad essere ad immagine e somiglianza di Dio.

La Quaresima: un tempo per riscoprire che Dio ci chiede di prenderci cura di noi! A partire dalla riscoperta dell’amore di Dio per noi e dalla consapevolezza che in Lui è possibile vivere il dono di una vita nuova siamo chiamati a darci da fare per impedire che quel dono, seminato in noi, abbia a soffocare. L’invito è, perciò, ad avere cura della vita di Dio in noi! Non possiamo sperperare la salvezza operata dal Signore! Troppe volte viviamo con superficialità; figli della cultura relativistica pensiamo che le nostre scelte siano indifferenti; non solo non lo sono, ma a volte possono determinare effetti non rimediabili anche per gli altri! Quante idolatrie anche tra noi e quante forme di dipendenze! Il tempo della Quaresima è perciò il tempo in cui siamo chiamati a riprendere in mano la nostra vita, rivedendo scelte e progetti, ridando ordine alle nostre giornate, ripensando i nostri tempi, alimentando ciò che ci fa veramente bene ed evitando ciò che non serve e non aiuta.

La Quaresima: un tempo per riscoprire che Dio ci chiama a prenderci cura degli altri!

La riscoperta dell’amore di Dio per l’uomo, se veramente accolto e sperimentato, conduce i cristiani a vivere la grazia di mettersi a fianco delle tante persone piagate nel corpo e nello spirito per prendersi cura di loro. Si tratta di una missione che i cristiani non possono considerare marginale, né possono delegare ad altri. Di fatto, tante volte anche noi «quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete» (EG 54). La Quaresima ci chiede, perciò, di impegnarci per uscire dalla maglie dell’egoismo che svuota di senso la nostra vita e accettare di convertirci all’altro. Ciò da una parte richiede che, a partire dalle nostre famiglie, ci diamo da fare per riannodare rapporti e alimentare relazioni, ritrovando il tempo per stare con gli altri e riscoprendo l’importanza dell’ascolto; dall’altra, domanda che, sia personalmente che comunitariamente, sappiamo varcare la soglia che ci pone in relazione con il mondo che ci circonda, ed in modo particolare, con i poveri e i lontani per fare nostre le sofferenze della gente. «Quanto desidero – dice il Papa – che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!».

La cultura dell’indifferenza, pur essendo di fatto comoda, è avvilente e pian piano uccide l’anima. Quella della compassione allarga i cuori e li rende più capaci di amare! È necessario lasciarci interpellare dalle sofferenze degli innocenti e fare nostro il dolore della povera gente. I poveri ci cambiano la vita e permettono ai nostri cuori di battere all’unisono con il Cuore di Cristo! Permettiamo al Signore di farci fare esperienza del suo amore e mettiamoci anche noi ad amare! Accostiamoci ai nostri fratelli, vediamo le loro piaghe, sentiamo per loro compassione, fasciamo le loro ferite, e prendiamoci cura di loro. Così ha fatto il Signore con noi!


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