Sciogliere le catene della violenza - CARITAS TARVISINA

Sciogliere le catene della violenza

La società violenta ha fatto perdere la libertà e la dignità ai suoi membri: i bambini hanno perduto l’infanzia, gli adolescenti hanno accresciuto il loro smarrimento e faranno fatica a ritrovare il loro divenire adulti; le donne hanno perduto la gioia di dare la vita per amore e i loro uomini si sono rimpiccioliti

Ogni giorno veniamo a conoscenza di violenze che in maniera impressionante spezzano la vita di persone ed intere famiglie. Dinanzi a questo dolore innocente, prorompe dai nostri cuori un grido lacerante, carico di sofferenza. Mi sono chiesto, che cosa sta succedendo? Dove sta andando la nostra società e fondamentalmente a quale compito essenziale siamo venuti meno? È possibile fare qualcosa? Possiamo essere promotori di cambiamento?

La deriva violenta delle società occidentali è in un continuo crescendo, sotto gli occhi di tutti noi, che assistiamo impotenti ad ogni sorta di violenza che vede attori protagonisti sempre più giovani e giovanissimi. Si arriva alla violenza agita dai bambini su altri coetanei o li vede accanirsi su quelle che sono considerati la parte debole della società. Sempre più spesso il dolore innocente “attrae” questi soggetti, resi tali da una società che ha abdicato a sé stessa e al suo compito educativo.  Il risultato è che la violenza riempie un vuoto, tanto interiore quanto esteriore, in mancanza d’altro. I femminicidi non si contano più, in Italia come nel resto d’Europa e nel mondo. Non si contano gli atti di bullismo e di cyberbullismo, che vede protagonisti ragazzi portatori di diversità, sia fisica che culturale, i più educati, i più buoni, ma anche i bulli sono vittime di questo meccanismo di violenza rappresentata, oltre che agita, attraverso i social media. In questa deriva violenta, è necessario denunciare la violenza degli indifferenti, ormai assuefatti a questa situazione, i quali preferiscono rifugiarsi, per pigrizia, nel ripetere che non possono fare nulla per invertire la rotta. La violenza della società che declina la propria responsabilità, rispetto al fatto che è essa stessa a produrla. La violenza della politica, sempre più lontana dai bisogni reali della gente e sempre più serva del potere economico-finanziario a discapito di tutto e di tutti.

Occorre invertire subito il senso di marcia. Ma chi vuole assumersi l’onere di farlo, dato che siamo tutti così intenti a salvaguardare potere e privilegi personali. La società violenta ha fatto perdere la libertà e la dignità ai suoi membri: i bambini hanno perduto l’infanzia, gli adolescenti hanno accresciuto il loro smarrimento e faranno fatica a ritrovare il loro divenire adulti; le donne hanno perduto la gioia di dare la vita per amore e i loro uomini si sono rimpiccioliti, fino al punto di ridiventare bambini capricciosi e viziati, ma altrettanto smarriti ed impauriti ed un “no” diventa ingestibile da parte del loro fragile ego. E poi la violenza verbale…? le parole lanciate come pietre addosso al prossimo e la volgarità usata come intercalare tra una parola e l’altra.

Invertire il senso di marcia ci chiede di riprendere in mano il mandato educativo che appartiene all’identità dell’uomo. Il problema della violenza ci ripropone con forza la scelta fatta da Sa Giovanni Bosco: la prevenzione. Non è la repressione che cambierà la persona e la società, ma il cambiamento interiore. Non per rimanervi, ma affinché questo giunga ad esprimersi in linguaggi, costumi, strutture e istituzioni nuove. Dobbiamo evitare di sostenere l’errore individuato con acutezza da Gandhi: «Credere che in un mondo con strutture adeguate l’uomo potrà vivere felice senza bisogno di essere buono». Tutto si decide, dunque, nella nostra capacità di accompagnare i giovani. Troppo spesso proponiamo risposte quando ci chiedono cammini. Arrivando da orizzonti molto diversi, non si aspettano la sicurezza di un porto al riparo di tutti i pericoli. Non ci chiedono neppure la descrizione del porto, ma di accompagnarli su un cammino di cui non conoscono ancora il termine: sanno che li attende un incontro che farà loro scoprire il meglio di loro stessi e il senso dell’avventura umana. Ciò che sperano, è una compagnia di ricerca e di disponibilità, non un armadio pieno di certezze. Vorrebbero incontrare dei magi sulla loro strada verso la stella, non gli scribi di Gerusalemme. Troppo preoccupati delle “nostre verità” da trasmettere, siamo poco sensibili all’attesa di coloro che non ci chiedono ancora che cosa e come bisogna vivere, ma che cosa significa vivere. Nessuno è mai cambiato a forza di bastonate, ma con la tenerezza di una carezza tante volte ciò è stato reso possibile. È giunto il momento di rompere schemi di navigazioni asfittiche e sterili, di salpare verso altri mari … di vivere.

Don Davide Schiavon

11 luglio 2023


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