Il valzer delle ipocrisie - CARITAS TARVISINA

Il valzer delle ipocrisie

Tra qualche settimana i giornalisti, verranno a chiedere cosa si metterà in atto per l’emergenza freddo (…). Comincerà così, per un periodo, il valzer delle ipocrisie, in cui si promettono scelte e cambiamenti in breve tempo. (…) Si risolverà, come ogni anno, in un nulla di fatto.

La pandemia, che sta costringendo in maniera violenta la vita e la speranza dell’umanità intera, sta segnando in modo molto forte la vita di tante persone. L’orizzonte ci appare contrassegnato da tinte fosche e grigie. La precarietà delle prospettive genera profonda insicurezza e tutto rischia di essere visto e affrontato come problema. Alle difficoltà di questo periodo si aggiungono anche quelle legate al succedersi delle stagioni: è arrivato l’autunno!!! Fin dalle sue prime battute non ci ha risparmiato delle sferzate di maltempo che hanno messo in ginocchio molte zone del nostro paese e messo in luce ancora una volta il dissesto idrogeologico del nostro territorio. Quest’anno ci sta già presentando delle temperature più rigide rispetto agli anni scorsi. E ancora una volta chi sta pagando il prezzo più alto e doloroso sono i poveri, i dimenticati, quelli la cui voce non conta nulla.

Mi sento in dovere di dare forma, attraverso le mie povere parole, alla voce di queste persone poste ai margini della società, considerate scarto da rimuovere. Desidero affermare che prima di tutti, i poveri, i vulnerabili, sono persone che hanno una loro dignità e che non possono essere considerati sempre e solo come un problema da risolvere o da scaricare ad altri. Gli eventi di questo tempo, dalla pandemia, alle difficoltà economiche, ai cambiamenti climatici, ci mettono davanti agli occhi la fragilità e la vulnerabilità della condizione umana. Il delirio di onnipotenza ha annebbiato la vista e indurito il cuore di molte persone. Per non vedere la povertà e la fragilità la si sta mettendo ai margini, la si nasconde per riempire lo sguardo del luccichio di una esistenza artificiale che offre l’illusione che tutto è a posto.

Ogni anno la natura ci presenta il conto e questo, con il passare del tempo, diventa sempre più salato. Lo scempio e le violenze nei confronti di madre terra, l’ingiustizia sociale, l’iniquità e l’individualismo hanno conseguenze di sofferenza e di morte su molte persone. Ciò si ripete con una precisione svizzera di anno in anno. Intere aree vengono spazzate via da nubifragi e da venti impetuosi, gli sbalzi termici sono sempre più irregolari e creano danni alla salute dell’uomo.

Perché? Che cosa sta succedendo? Stiamo gestendo la vita come una proprietà privata, senza far memoria del passato e senza avere a cuore il futuro delle nuove generazioni. Siamo appiattiti sul nostro ombelico e non ci assumiamo le responsabilità di un cambiamento che, la natura e ancor di più i poveri, da molto tempo chiedono. Il bene comune va custodito e chiede di andare oltre alla propria visione personale. Non si possono portare avanti solo quelle scelte che hanno un ritorno in consenso e potere, è necessario avere a cuore la vita, prendersi cura di ciascuno con il desiderio che ognuno possa assaporare la gioia di una esistenza dignitosa, semplice e veramente bella.

Tra qualche settimana i giornalisti, alle prime avvisaglie di freddo, verranno a chiedere cosa si metterà in atto per l’emergenza freddo, cosa si farà per coloro che sono stati colpiti dalla crisi generata dalla pandemia, cosa si deve chiedere alle istituzioni per promuovere una società inclusiva che non lasci nessuno ai margini. Comincerà così, per un periodo, il valzer delle ipocrisie, in cui si promettono scelte e cambiamenti in breve tempo. Si parla di inclusione, di partecipazione dal basso, di attenzione ai più poveri, però poi si resta fermi in una neutralità paralizzante, schermata da pastoie burocratiche che hanno perso attinenza con l’umano. Il valzer delle occasioni mancate si risolverà, come ogni anno, in un nulla di fatto. Lo scorrere del tempo inghiottirà nell’oblio le problematiche dei poveri, dei senza dimora, delle famiglie ferite dalla storia e le lasceremo scivolare, consapevolmente e volutamente nell’abisso dell’invisibilità.

Tra qualche giorno quando sentiremo parlare di emergenza freddo, di crescita della povertà, di solitudine che toglie il respiro non restiamo imbambolati a guardare il valzer del “non sappiamo cosa fare”. Il freddo arriva ogni anno, i poveri li avremo sempre con noi, l’individualismo è da molto tempo che minaccia la bellezza delle relazioni umane. Non facciamo finta di niente, come siamo soliti fare. Assumiamoci le nostre responsabilità e chiediamo con forza al mondo istituzionale di fare altrettanto. Un elefante non può nascondersi dietro un filo d’erba. Un mondo dove le persone continuano a morire per fame, per freddo, per mancanza di farmaci, per la violenza causata da qualcuno … non è un mondo giusto, non è un mondo accettabile. È un mondo che abbiamo costruito noi con le nostre derive ed i nostri errori. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità fino in fondo.

Papa Francesco, nell’enciclica “Fratelli tutti”, ci rivolge degli inviti molto chiari per mettere in campo delle scelte e delle azioni, anche a livello politico ed economico, che sappiano esprimere una fraternità come cifra che custodisce la giustizia, la libertà e la dignità di ogni uomo. Abbandoniamo il valzer dell’ipocrisia e delle deleghe per abbracciare il cammino della fraternità che ci offre il profumo del bene comune, della comunione.


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