Tanzania

Dove: Diocesi di Mbeya, Tanzania

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Una nuova missione ci porta in Tanzania, nella diocesi di Mbeya, nella zona dell’altopiano meridionale al confine con il Zambia e il Malawi. Sosteniamo da circa un anno, con un contributo economico, il progetto promosso dalla Caritas diocesana di Mbeya denominato “Mbeya CBR Simama”. Oltre a me e don Davide, ci accompagna Rade Jubicic, direttore della Caritas di Valjevo in Serbia. Un’esperienza nell’esperienza dunque. Alla possibilità di vivere questa missione di conoscenza in terra africana si aggiunge l’opportunità di farlo arricchiti anche dallo sguardo di un’altra realtà Caritas e di un’altra cultura come quella dell’est Europa. Le premesse sono dunque, fin dall’inizio, di un viaggio ricco di stimoli e di spunti di confronto. La partenza è fissata per il 9 dicembre, dopo gli scali ad Istanbul e a Dar Es Salaam raggiungiamo Mbeya dove ad attenderci c’è Padre Furaha, sacerdote diocesano e responsabile del progetto. La distanza tra Mbeya e Dar Es Salaam, la città più grande della Tanzania, è di 850 km. La Tanzania è divisa in 30 regioni con una popolazione totale che si attesta sui 45 milioni di persone. L’economia regionale e la sopravvivenza degli abitanti si fondano soprattutto sull’agricoltura e sull’allevamento di bestiame. I prodotti del raccolto vengono per lo più impiegati interamente per la sussistenza della famiglia, poiché il surplus vendibile è in genere minimo. La situazione economica e sociale della regione porta ad una povertà diffusa, il budget medio al giorno per ciascun individuo è stimato sotto i due dollari e il guadagno medio annuale pro capite è di circa 500 dollari.

Nel 1987, la Diocesi di Mbeya ha dato inizio ad un programma per il sostegno di giovani con disabilità provvedendo ad un workshop di falegnameria che permettessero di sviluppare le abilità manuali necessarie a produrre beni come tavoli, sedie, letti, finestre e porte. Altri workshop proposti sono stati quelli di cucito e per la produzione di scarpe. Tuttora tali iniziative sono portate avanti presso Iyunga Vocation Training College di proprietà della Diocesi di Mbeya. Nello sviluppo di questa esperienza ci si è resi conto di come, per molti giovani che frequentavano il centro, sarebbe stata di grandissimo aiuto una riabilitazione nei primi stadi della crescita e dello sviluppo. Questa avrebbe infatti comportato dei risultati migliori ed una maggior efficienza nello svolgimento delle attività proposte nel centro. La mancanza di strutture riabilitative per soggetti con disordini e disturbi di tipo cognitivo, mentale e fisico ha fatto da propulsore per l’apertura dei quattro centri riabilitativi di Simama, esperienza avviata nel 2013.

Esiste uno stretto collegamento tra disabilità e povertà. Infatti molti bambini affetti da disabilità provengono da famiglie davvero disagiate che riescono a fatica a sopperire ai bisogni primari del bambino come cibo, vestiti, scarpe ma soprattutto assistenza sanitaria. Non è facile inoltre per i famigliari di questi bambini viaggiare per lunghe distanze. I costi del trasporto spesso sono infatti difficilmente abbordabili dai più. Pertanto, con l’aiuto della Chiesa locale, dell’associazione CESC Project con sede a Roma e della comunità diocesana si è riusciti ad aprire quattro centri di riabilitazione, di modo che queste famiglie non si trovino costrette ad affrontare viaggi lunghi chilometri. I centri che sono stati costruiti sono quelli di Iwindi, Iyunga, Simike ed Uyole che hanno un bacino di utenza piuttosto ampio e sono frequentati da circa 255 bambini che svolgono le terapie nei centri o sono raggiunti a casa dai servizi previsti dal progetto.

Nell’operatività quotidiana si cerca di affrontare una serie di problematicità interconnesse tra loro di differente tipologia:

  • di tipo sociale; la persona con disabilità è additata sovente come “diversa” e spesso è vittima di atti di bullismo, messa in ridicolo e presa in giro;
  • di tipo psicologico; questi bambini interiorizzano la loro condizione di “emarginati” nella e per la società, fino a considerarsi loro stessi come esseri privi di importanza;
  • di tipo economico; date le scarse risorse finanziare di molte famiglie, queste non riescono a provvedere ad una dieta bilanciata per i loro figli che, già debilitati dalla condizione di salute, deperiscono e sono malnutriti;
  • di tipo medico e scolastico; esiste un numero davvero esiguo di scuole speciali (nonostante la legge lo preveda) e strutture sanitarie che vanno incontro ai bisogni degli individui con disabilità;
  • nel campo della sicurezza e della difesa; statisticamente i bambini disabili sono più frequentemente abusati sessualmente rispetto agli altri poiché evidentemente meno abili e più impediti nel resistere alle aggressioni.

Nei giorni trascorsi a Mbeya abbiamo avuto la possibilità di capire meglio la problematica legata alla disabilità, e di conoscere la rete di collaborazioni attivata nel territorio. Di particolare interesse per il proseguimento del progetto è stato l’incontro con Padre Luigi, Padre Giancarlo e Padre Maximus dell’ordine dei “Servi della Carità” di don Guanella. Il carisma di quest’ordine è incentrato sulla cura e l’assistenza delle persone con disabilità e dall’incontro tra loro e Padre Furaha nasce la possibilità di fondare una piccola comunità missionaria a Iwindi dove ha già sede uno dei centri nati dal progetto Simama. L’obiettivo è quello di rafforzare sia l’azione concreta a beneficio dei bambini e delle famiglie, sia l’azione di sensibilizzazione e coinvolgimento pastorale delle comunità.

Il viaggio si è concluso con il rientro in Italia il 21 dicembre.

Questi giorni restano impressi per la ricchezza degli incontri e delle testimonianze di Chiesa, di una vicinanza e uno stile di prossimità che incoraggia all’impegno verso gli ultimi, ciascuno nella realtà in cui è chiamato a servire. In un mondo che resta segnato da conflitti e tensioni, questi piccoli segni di fraternità che si fa concreta testimoniano la potenza del Vangelo.

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Davide Chiarot

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